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Il Verismo

La letteratura italiana ottocentesca è in gran parte dominata dal romanzo verista. Questa corrente letteraria nasce sotto l’influsso filosofico del Positivismo e quella del Naturalismo francese (cui esponente fu Emile Zola).
Il maggiore esponente del Verismo in Italia è Giovanni Verga, ma il teorico dei principi della poetica verista è Luigi Capuana. Tali principi consistono nella ricerca, ispirata alla concezione positivista, della scientificità, ovvero nella ricostruzione del vero attraverso l’indagine dell’ambiente sociale, dei fattori economici e storici nell’ obiettività dello scrittore che deve studiare la realtà sociale come uno scienziato e come tale deve riprodurre le vicende dal vero, tendendo a trasformare l’opera letteraria in un documento. Il narratore deve quindi essere impersonale, non deve far percepire la propria presenza (realizzando la narrazione di grado zero) lasciando parlare fatti e personaggi, attraverso un linguaggio nuovo, aderente alla realtà, che riproduce le modalità espressive dei personaggi, infatti si aprono alle porte le inflessioni regionali, i dialetti, i proverbi, le volgarità.

La narrazione verista si contraddistingue anche per le descrizione dei personaggi condotta dall’esterno. Allo scavo interiore dei sentimenti, tipico del romanzo romantico, il verismo contrappone l’attenzione alle parole, ai gesti, alla mimica e gli atti.
Dobbiamo precisare che, sebbene il verismo sia influenzato dal Naturalismo, se ne dissocia per alcuni punti: il tono pessimistico con il quale gli autori sottolineano la miseria e i drammi che il progresso porta con sé, e il carattere regionalistico in quanto la maggior parte degli scrittori non prende in considerazione gli ambienti sociali della classe operaia, come faceva invece il Naturalismo, ma narrano delle vicende ambientate nelle regioni meridionali.

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