Verismo in opposizione al Naturalismo

Il Verismo è una corrente letteraria italiana nata tra il 1875 e il 1895 grazie ad un gruppo di scrittori che fondarono una vera e propria scuola basata su dei precisi principi. Nacque nel clima positivista dove si dava la massima fiducia al metodo sperimentale, alla scienza e agli strumenti di ricerca e si ispirava profondamente al Naturalismo, una corrente letteraria nata in Francia come applicazione del pensiero positivista e che si proponeva di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati nelle scienze naturali. Lo scrittore naturalista deve analizzare la realtà nel modo più impersonale e oggettivo possibile, lasciando alle cose e ai fatti stessi narrati il compito di denunciare lo stato della situazione sociale e spesso adotta un narratore onnisciente che sa tutto dei personaggi e che racconta in terza persona. Inoltre secondo Taine, primo teorico naturalista, ogni uomo è il prodotto di tre fattori: ereditarietà, ambiente sociale e momento storico e lo scrittore, durante il racconto, deve tener conto di questo triplice principio. Tra i maggiori scrittori naturalisti va ricordato Emilio Zola che denuncia le situazioni di degrado sul piano economico e sociale, rappresenta le misere condizioni di vita di donne e bambini costretti a lavorare o di operai sottoposti ad un durissimo lavoro in fabbriche e miniere. La vita quotidiana con le sue ipocrisie e meschinità, la follia, il crimine, le condizioni di vita delle classi subalterne sono proprio i temi trattati dal Naturalismo. Il Verismo, invece,si sviluppò a Milano, la città più feconda per quanto riguarda la vita culturale, una città dove si incontravano numerosi intellettuali di diverse regioni, ma le opere veriste trattavano soprattutto le realtà sociali dell’Italia centrale, meridionale e insulare. Il primo autore italiano a teorizzare questa corrente fu Luigi Capuana, il quale teorizzò la poesia del vero e a seguire Verga che intraprese la strada del verismo pubblicando le novelle “Vita dei campi” e “Novelle rusticane” e il romanzo “I Malavoglia”. La differenza tra Verga e i veristi e i naturalisti sta proprio nel fatto che il Verismo mira a far conoscere al lettore il proprio punto di vista sulla vicenda, pur non svelando opinioni personali nella scrittura. La tecnica utilizzata dagli scrittori veristi è il principio dell’impersonalità che consente all’autore di porsi in un’ottica di distacco nei confronti dei personaggi. L’impersonalità narrativa è in terza persona e in chiave oggettiva, cioè senza commenti e intrusioni dell’autore che potrebbero influenzare il pensiero che il lettore si crea su un determinato personaggio o una determinata situazione. In molte opere di Verga, ad esempio, si nota il suo interesse per la questione della situazione meridionale, dei costumi e delle usanze, molto diverse da quelle del Nord Italia. Inoltre gli autori veristi usano un linguaggio poco colto con regressioni e assenza si segni grammaticali.

Registrati via email