Ominide 50 punti

Il romanzo moderno

L’origine del romanzo

Nel Medioevo (XII-XIII sec.) compaiono in Francia i cosiddetti romanzi “cortesi”, opere narrative in versi e in prosa, ispirate agli amori e alle avventure cavalleresche.
Nei secoli successivi sono chiamati “romanzi” anche i poemi rinascimentali in versi d’argomento fantastico con le epiche figure dei paladini, genere letterario prediletto dall’aristocrazia del Cinquecento.
La nascita del romanzo moderno è legata all’espansione dell’editoria nel Settecento e all’affermazione politico-economica della borghesia, di cui il romanzo rispecchia i gusti e gl’interessi. Si tratta di un’opera in prosa che narra vicende individuali e quotidiane dell’uomo comune e presenta prevalentemente uno scopo morale.

Il romanzo nell’Ottocento

L’Ottocento è il secolo dei grandi romanzi. Il filosofo tedesco Hegel (1770-1831) definì il romanzo la “moderna epopea borghese”, proprio perché esso si affermò in Europa come veicolo letterario di diffusione dell’ideologia borghese liberale. In linea generale lo sviluppo di questo genere si afferma prima nei paesi che hanno un’identità nazionale già delineata cioè in Inghilterra – con “Robinson Crusoe” (1719) di Daniel Defoe, “I viaggi di Gulliver” (1726) di Jonathan Swift, “Pamela” (1740) di Samuel Richardson – e in Francia – con “Candide” (1759) di Voltaire e “La religeuse” (1796) di Denis Diderot. Agli inizi dell’Ottocento fa la sua comparsa anche in Italia, inizialmente in Lombardia, dove il problema nazionale è più avvertito da larghe fasce della borghesia, poi progressivamente nel resto del paese. Nel riprodurre la visione del mondo delle nuove classi in ascesa, il romanzo dà vita ad una vasta produzione sulla base dei contenuti e del pubblico a cui si rivolge.

Il romanzo storico

Manzoni e Scott. I due miti romantici della storia e della nazionalità sono all’origine del romanzo storico che intreccia vicende immaginarie con elementi storici, politico-sociali e di costume. Questo genere unisce l’amore per il fantastico con l’esigenza di indagare la realtà e la storia. Alessandro Manzoni ne sintetizza le caratteristiche, definendo “un’esposizione di costumi veri e reali per mezzo di fatti inventati”. Gli avvenimenti, ambientati nel passato – in particolare nel Medioevo, in cui i romantici ritrovavano le radici delle loro tradizioni nazionali – hanno un riscontro nell’attualità come esempi d’esortazione al riscatto nazionale. Lo scozzese Walter Scott ambienta il suo “Ivanhoe” nell’Inghilterra del XIII sec. al tempo dei contrasti tra Sassoni e Normanni, e individua nella fusione dei due popoli le origini della moderna società inglese. Alessandro Manzoni ambienta “I Promessi Sposi” nell’Italia del Seicento sottoposta al dominio spagnolo, come nell’Ottocento lo era a quell’austriaco. Il lettore borghese a cui Manzoni si rivolge è sufficientemente colto, anche se non letterato di professione, e interessato alla conoscenza della storia nazionale. Le vicende individuali dei protagonisti s’intrecciano con le vicende collettive e accanto a personaggi inventati agiscono personaggi storici.

La narrazione è affidata ad un narratore onnisciente che conosce lo svolgimento dei fatti e interviene a commentarli. Talvolta l’autore finge di proporre un’opera non sua, rintracciandola in un precedente manoscritto, che si è limitato a riscrivere in un linguaggio più moderno. L’espediente gli consente di accentuare il realismo della narrazione e di porsi in atteggiamento critico rispetto all’autore originale.

Il romanzo sociale

Nella seconda metà dell’Ottocento, per effetto della mutata situazione sociale e della crescente industrializzazione, si diffonde in letteratura un nuovo modo di rappresentare la realtà.
Già in età romantica il romanzo storico aveva interpretato l’esigenza realistica di una letteratura vicina al modo di sentire degli uomini comuni, alla quotidianità e al vero storico. La ricostruzione d’avvenimenti e ambienti dei secoli passati, consentiva di risalire alle radici della condizione presente della società. Ma è soprattutto nel romanzo sociale che il realismo trova piena espressione e, dopo il 1830, con l’emergere dei conflitti sociali, l’interesse degli scrittori si sposta dalla storia del passato a quella del presente, dall’individuo alla società a lui contemporanea.

La Commedia umana di Balzac consacra il mondo quotidiano a dignità letteraria. I personaggi sono collocati in un contesto, accuratamente descritto e analizzato, che influenza e condiziona le loro azioni. Balzac, preoccupandosi di essere un pittore fedele dei caratteri tipici della società a lui contemporanea, cerca di restituire alla realtà descritta una sua evidenza, affinché possa parlare da sé al lettore. I suoi romanzi sono cronache sociali, non presentano un eroe protagonista, ma un insieme di personaggi che esprimono la mentalità degli ambienti cui appartengono. L’autore rappresenta, attraverso gli individui, le capacità innovatrici della società borghese, pure con i suoi miti negativi del denaro e della ricchezza.
I romanzi di Balzac diffondono nella narrativa ottocentesca la tipologia del narratore esterno onnisciente, che sa tutto, conosce i segreti dei suoi personaggi, interviene a commentarne i comportamenti, anticipa i fatti e fornisce chiarimenti al lettore.
Il romanzo realista compie un ulteriore passo in avanti nell’approfondimento della rappresentazione sociale in “Madame Bovary” (1857) di Gustave Flaubert, grazie alla perfezione dello stile ed al rigore della descrizione.

Il romanzo naturalista

Il realismo di Flaubert ha costituito il modello letterario per il romanzo naturalista. Il proposito di rappresentare i meccanismi della vita sociale, alla luce della poetica dell’impersonalità, dell’oggettività e della scientificità, comporta la rappresentazione della realtà in tutte le sue forme, anche quelle più crude, e l’introduzione del brutto fino al patologico.

Gli scrittori naturalisti favoriscono il proletariato delle città industriali, abbrutito dalle tare ereditarie, dal lavoro e dall’alcool, e affidano al romanzo una funzione di denuncia politico-sociale per sollecitare la riparazione delle ingiustizie. Si rivolgono ad una società evoluta, matura e sensibile alla loro richiesta di rinnovamento, con ottimismo positivista. I maggiori rappresentanti del movimento naturalista sono Edmond e Jules de Goncourt e soprattutto émile Zola.

Il romanzo verista

In Italia il romanzo storico dei “Promessi Sposi” di Manzoni apre la strada al realismo ottocentesco, che va dal rispecchiamento storico alla rappresentazione critica a sfondo sociale. Nella seconda metà dell’Ottocento si afferma il romanzo verista, che presa attenzione al presente e agli aspetti della quotidianità e riprende da quello naturalista i caratteri essenziali:
1) E’ ambientato in un’epoca vicina o contemporanea all’autore;
2) Ha la funzione di documentare una determinata condizione sociale;
3) Descrive minuziosamente l’ambiente sociale, storico e geografico, che condiziona le azioni dei personaggi.
Il teorico del Verismo è Luigi Capuana (1839-1915). Partendo dal presupposto che il romanzo deve documentare la realtà umana, egli afferma che la letteratura ha criteri propri e non deve diventare scienza, ma può ispirarsi alla scienza nell’organizzazione dei contenuti e nei mezzi espressivi. Pertanto Capuana e Verga dedicarono particolare attenzione ai problemi della forma del romanzo, cioè al principio dell’impersonalità che richiede all’autore di astenersi da interventi soggettivi.

Il Verismo si distacca dal Naturalismo per i seguenti motivi:
1) I personaggi preferiti sono contadini, operai e pescatori;
2) Gli scrittori rappresentano le contraddizioni della nazione appena nata e la persistenza nell’Italia meridionale della miseria e dell’ignoranza, anche se non hanno una precisa intenzione di denuncia;
3) Gli autori rappresentano pessimisticamente le plebi contadine, non ritengono possibile un mutamento delle condizioni di miseria in cui sono costrette a vivere, e non credono nella funzione sociale dell’arte;
4) Ogni scrittore rappresenta il mondo della propria religione.

Registrati via email