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Positivismo, naturalismo e verismo

Dalla Francia si diffonde il Positivismo: filosofia che pone al centro dell'interesse umano solo i fenomeni positivi ovvero tutti i fenomeni che si possono indagare da parte della scienza. Tutto ciò che è oggettivamente, scientificamente indagabile è interessante tutto il resto no. Vengono meno tutte quelle discipline di tutto altro tipo: quelle di tipo trascendente, quelle ti tipo filosofico etc. anche la letteratura assorbe il positivismo e si crea un generale culto della scienza, della tecnica e del progresso. l'idea è: conoscendo bene, con approcci scientifici la materia, ci può essere un miglioramento delle nostre condizioni materiali. il pensiero positivista aveva come presupposti:
1- l'unica conoscenza valida è quella scientifica e verificabile
2- il metodo scientifico andava esteso a tutti campi del sapere, anche a quello umanistico e spiritualistico (metafisici)

3- il mondo reale è dominato da elementi chimici, fisici, biologici etc.
In Francia influenza la letteratura che nasce negli anni 70 dell'ottocento: il naturalismo (che influenzerà il verismo italiano) protagonista tra i tanti emilie zola. Zola attua il romanzo sperimentale, che và ad indagare le condizioni di vita delle classi più umili. il suo capolavoro è Germinal, ambientato nel mondo operaio (vedere trama sul libro) zola voleva diffondere in campo artistico il metodo scientifico, credeva che un narratore dovesse basarsi sull'osservazione, e i protagonisti devono riflettere gli studi che egli ha fatto e quindi proporre un racconto verisimile, con personaggi presi dai ceti più umili. "il romanzo dovrà sembrare essersi fatto da se" ovvero il narratore dev'essere il più possibile distaccato, il romanzo deve avere carattere impersonale, la storia deve parlare da sola senza che si senta la voce del narratore, egli poi dovrà parlare di ciò che conosce bene, di ciò che ha sperimentato di fatto. Sia naturalismo che verismo si interessano dei ceti più umili sopratutto per quello che riguarda l'aspetto economico, aspetto decisivo in quell'epoca, date le condizioni dell'epoca. Zola e i naturalisti francesi indagano il mondo operaio e urbano, verga e i veristi italiani hanno una prospettiva più regionalistica, ovvero puntano lo sguardo sul meridione italiano, ovvero sulle sue masse contadine che costituiscono nell'italia del dopo unità un problema enorme, l'analfabetismo e l'arretratezza in genere sono comunissimi. un'altra differenza fondamentale è che il naturalismo francese ha anche una forte carica polemica di denuncia sociale. ad esempio zola diceva "come il medico analizza il problema per risolverlo, lo scrittore deve fare lo stesso", finalità assente nel verismo italiano: nel verismo italiano l'accusa consiste già nel parlare dei problemi trattati. Il verismo è un movimento letterario italiano che si ispira al positivimo e ha caratteri di verismo ovvero l'autore vuole fotografare la realtà. Tendenza letteraria iniziata dal catanese Luigi Capuana, il più grande esponente di questa corrente è Verga. altri autori sono matilde serao e federico de roberto (napoletani). Dal naturalismo prendono però i caratteri della poetica: il principio dell'obbiettività e dell'impersonalità, concezione scientifica della letteratura, bisognerà parlare di personaggi e situazioni realistiche, che fotografano una realtà. I tratti di differenza tra verismo e naturalismo sono, il fatto che il verismo è regionalistico e perlopiù meridionalistico (contadini e al massimo pescatori), un tono fatalistico e pessimistico.
Verga
(leggi bene la vita)
La nedda, 1874, svolta veristica, si passa dai romanzi romantici al verismo dopo la lettura dei romanzo di zola. Produrrà novelle per altri 20 anni. Siciliano, aveva iniziato a scrivere alla maniera romantica, se ne và a milano, comincia a scrivere romanzi romantici spinti. dopo la lettura di zola scrive la nedda nel 1874, svolta verista.(novella: breve racconto prosaico di stile verista.) Prima grande raccolta di novelle nel 1880, vita dei campi. 1881, pubblica i malavoglia, avrebbe dovuto far parte di un gruppo di 5 romanzi, si sarebbero dovuti chiamare "ciclo dei vinti". successivamente comincia a scrivere anche per il teatro (la cavalleria rusticana). il secondo romanzi del ciclo dei vinti è "mastro don gesualdo" (1889) paradossalmente sono le rappresentazioni teatrali a dargli più successo, il ciclo dei vinti rimane incompiuto, scive la prima parte della duchessa di leyra e poi si ferma. Perchè la nedda è la svolta? perchè ha come protagonista una povera ragazza siciliana e perchè comincia a scrivere con quello stile impersonale tipico del verismo. nella nedda l'impersonalità è solo parziale, infatti viene considerata una novella di transizione. Nedda è una ragazza siciliana che lavora duramente per mantenere la madre malata, che muore. Nedda rimane sola e comincia a vagare di fattoria in fattoria per cercare lavoro, si innamora di ianu, giovane ragazzo anche lui povero, i due hanno un bambino. ianu muore cadendo da un albero. a nedda rimane solo la figlia ma anch’ essa si ammala e muore.
1879, scrive "fantasticheria", prima novella di "vita dei campi", novella in cui l'autore motiva le ragioni della sua svolta. in questa novella verga finge di rivolgersi ad una signora dell'alta società, una sorta di lettera non inviata. ricorda alla signora di un giorno ad aci trezza, dov'ella provò disgusto per questo luogo rurale di pescatori. verga presenta una visione darwiniana dell'esistenza, vista come una continua lotta per la sopravvivenza, esprime quell'idea per cui ogni vita è una "sorta di dramma modesto e ignoto". in questa novella egli introduce il concetto di "vinto".
L'ideale dell'ostrica: finchè l'ostrica rimane attaccata allo scoglio, vicino alle altre ostriche, sopravvive. appena l'ostrica si staccherà, verrà divorata da un pesce vorace. la sconfitta c'è sempre quando si vuole cambiare. le ostriche che si staccano e vengono poi mangiate sono i vinti. l'adesione totale al verismo si ha con "Rosso Malpelo", dove troviamo totalmente applicato il canone dell'impersonalità. ricordare anche "l'amante di Gramigna". la novella ha una prefazione in cui troviamo espressa la poetica di verga, egli dichiara di aderire alla poetica verista. La seconda raccolta di novelle del 1883 porta il titolo di novelle rusticane. egli si considera una sorta di osservatore che cerca di rappresentare con obbiettività i microcosmi umani di cui egli parla, senza esprimere riflessioni o commenti su quello che accade nella sua narrazione, non perché non ci sia partecipazione emotiva da parte di verga, però è sottintesa, questo perchè vige il canone dell'impersonalità. come rende questa impersonalità?
1- sotituisce il narratore onnisente con un narratore implicito o addirittura corale, eclissato, nascosto nella storia, è come se venisse fuori dalle voci degli altri personaggi, come se facesse parte dello stesso mondo di cui parla, non è qualcosa di estraneo ma non è un narratore interno.
2- il linguaggio è semplice, tipico del parlato del suo tempo, sia nel lessico che nella sintassi reso volontariamente irregolare. a livello di lingua è un misto tra toscano e dialetto locale siciliano
I romanzi del ciclo dei vinti: i malavoglia, mastro don gesualdo, la duhessa di leyra, l'onorevole scipioni, l'uomo di lusso. La concezione positivista è ripresa da verga nell'introduzione dei malavoglia, dove parla della fiomana del progresso, che vosta da lontano sembra grandiosa ma, avvicinandosi si notano molti cadaveri sulle rive, i cadaveri dei vinti. I Malavoglia: La trama compre un periodo storico di circa 15 anni (1863-1878), i grandi fatti storci come la sconfitta di lissa e l'epidemia di colera, colpiscono duramente i personaggi dei malavoglia, fatti visti come inevitabili e inaffrontabili.
GIOVANNI VERGA
Verga nasce a Catania nel 1840 in una famiglia della media borghesia. La prima formazione di Verga avviene alla scuola privata di Don Antonio Abate. Questa iniziale formazione ispira i romanzi a Catania di Verga, intrisi di passionalità risorgimentale, di sentimentalismo e di storia: Amore e patria scritto tra il 1856 e il 1857; I carbonari della montagna (1861) racconto storico sul periodo murattiano; Sulle lagune (1863) romanzo d’argomento contemporaneo . Sono opere costruite sulla mescolanza di eventi storici, dalle quali emergono chiaramente del feuilleton, del romanzo storico italiano e straniero e di quello epistolare sulla falsariga delle Ultime Lettere di Jacopo Ortis di Foscolo: infatti nei carbonari della montagna l’intreccio del tema politico e di quello amoroso rimanda alla dialettica ortisiana e in sulle lagune si registra un ulteriore incremento dell’influsso foscoliano.
A firenze frequenta il salotto di Ludmilla Assing e ha modo di conoscere artisti e soprattutto scrittori e letterati del tempo. Nei romanzi di questo periodo la poetica verghiana prende una precisa direzione verso un progressivo affrancamento dell’autobiografismo. Con storia di una capinera (1871) Verga riprende la forma del romanzo epistolare accentuando la componente introspettiva. Il tema della monacazione è simbolico, in quanto l’ambientazione siciliana e la storia della protagonista evocano in forma allusiva la stessa formazione di Verga. Verga rifiuta l’etichetta di letteratura impegnata su temi sociali quali quello della monacazione coatta.
A Milano, Verga entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura milanese e lì conosce Capuana. I romanzi di questo periodo segnano il passaggio dal poetico al passionale, essendo incentrati sul conflitto fra spinte ideali e realtà quotidiana, fra amori passionali e romantici e i semplici affetti familiari. In Eva (1873) lo scrittore narra in prima persona la storia, che gli è riferita dello stesso protagonista, il quale è un pittore e non è più uno scrittore; In tigre reale (1875) il protagonista non è più un artista, ma un diplomatico e il narratore è un confidente-mediatore; in eros (1875) per la prima volta Verga adotta la soluzione del narratore esterno e il protagonista non è solo un artista ma non è nemmeno siciliano.
La poetica del verismo è pienamente realizzata nelle novelle di Vita dei campi e nel romanzo I Malavoglia e teorizzata nella novella Fantasticheria, nella prefazione a L’amante di Gramigna e nella prefazione dei Malavoglia. In questo percorso di maturazione, una tappa significativa è rappresentata dalla novella Nedda scritta da Verga in un momento do grave crisi e di profondi dubbi.
Nedda è costruita come un’antitesi alle figure femminili dei romanzi verghiani precedenti: al posto delle figure maschili autobiografiche dei romanzi, Verga rappresenta se stesso nell’atto di fantasticare e di ricordare. È ambientata in Sicilia, il personaggio è una ragazza povera, rimane orfana, cerca lavoro e si innamora di un contadino anche egli povero. Cominci a scrivere con un modo impersonale, nella Nedda l’impersonalità è solo parziale. I personaggi vengono sempre rappresentati in lotta con il loro destino economico. Il progressivo abbandono della produzione “romantica” avviene parallelamente alla diffusione del nuovo clima letterario segnato dalle idee del Positivismo e del Naturalismo. Negli anni 70 dell’ 800 Taine, il teorico del Positivismo letterario, afferma la stretta relazione fra manifestazioni dello spirito e ambiente: le lettere e le arti sono determinate da tre fattori: la razza (disposizioni innate e ereditarie), l’ambiente (clima, contesto sociale) e il periodo (contesto storico). A livello di letteratura le istanze del Positivismo trovano una corrispondenza nella corrente letteraria del Naturalismo.
Teoria dell’impersonalità: la capacità di osservazione della realtà e della descrizione dei personaggi.

La novella Fantasticheria narra la visita ad Aci Trezza di Verga e di una sua amica: la nobildonna si innamora del piccolo borgo di pescatori e decide di trasferirvisi per un mese. Ma l’entusiasmo dura appena 48 ore, dopo le quali sopraggiunge la noia. Da questa incapacità delle Dama non solo di resistere in un ambiente così diverso da quello mondano a cui è abituata, ma di comprendere la dimensione esistenziale del borgo marinaio, prende le mosse la riflessione di Verga sulla propria poetica e sulla fatale necessità epico-tragica che lega i pescatori di Aci Trezza al proprio scoglio e al proprio destino. Verga contrappone alla noia della dama la dura legge del lavoro come continua lotta per la sopravvivenza in mezzo a mille difficoltà. La novità è che i temi di poetica, in quanto Verga scrive in prima persona e fa interagire i personaggi veristi e quelli mondani, in una sorta di messa in scena della problematica poetica. Questa gente di mare, anche quando è spezzata e provata dalle avversità, pure riesce a riorganizzarsi e a ricominciare; questo comportamento è definito da Verga caparbietà eroica, simile a quello delle formiche. In questa novella Verga parla dell' IDEALE DELL'OSTRICA che sostiene la povera gente. Nel concetto dell'autore, finché i contadini, i braccianti, i pescatori vivono protetti dall'ambiente che li ha visti nascere e crescere, finché credono e rispettano i valori in cui hanno creduto e che hanno rispettato i loro padri, allora, anche se poveri, sono al sicuro. Il problema nasce quando cominciano a provare il desiderio del cambiamento, il desiderio di migliorare, di progredire. Come l’ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere smanie di miglioramento. Il concetto dell'ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei deboli è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per evitare che il mondo, cioè il "pesce vorace", li divori.
Con il termine Ciclo dei Vinti viene indicato l'insieme dei romanzi di cui avrebbe dovuto comporsi un impegnativo progetto letterario dello scrittore Giovanni Verga, rimasto incompiuto.
Cinque erano i romanzi previsti per tale ciclo:
• I Malavoglia
• Mastro-don Gesualdo
• La duchessa di Leyra
• L'onorevole Scipioni
• L'uomo di lusso
Si tratta di un "ciclo", e non di cinque romanzi separati, perché essi avrebbero dovuto avere come comune denominatore il tema della lotta dell'uomo per l'esistenza e per il progresso.
L'opera completa rimase però, come s'è detto, incompiuta, in quanto La Duchessa de Leyra fu solo abbozzato, mentre gli ultimi due romanzi, L'Onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, non furono neppure iniziati.
I due romanzi portati a termine, I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, sono tuttavia dei capolavori assoluti, e sono in sé più che sufficienti per illustrare la tesi di fondo dell'autore: la quale coinvolge il concetto di ciclo in un modo che va oltre la semplice struttura del corpus: essa implica infatti, come vedremo, la concezione ciclica del tempo propria delle civiltà più legate alla terra e la visione del tutto personale che Verga ha del progresso.
Importantissima, a maggior ragione perché i tre ultimi romanzi non videro la luce, è la Prefazione a I Malavoglia, pubblicato nel 1881, in cui Giovanni Verga illustrava la struttura più complessa di cui l'opera avrebbe dovuto far parte; da essa apprendiamo che il ciclo si sarebbe dovuto intitolare "Marea", appunto perché Verga intendeva studiare il tema del progresso dell'umanità da una prospettiva che rovesciava il trionfalismo positivistico: gli uomini finiscono infatti per essere travolti da questa marea, che egli chiama "fiumana del progresso". Solo successivamente Verga decise di optare per il titolo "I Vinti", che evidenzia in modo immediato come nella lotta per la sopravvivenza e per l'evoluzione, se si assume quest'ultima come parametro per la crescita della società umana, non ci siano vincitori, se non temporanei: chiunque infatti può ritrovarsi di colpo dalla parte dei vinti, perché ci sarà sempre qualcuno più forte di lui.
L'evoluzionismo esprimeva l'idea di un progresso indefinito e pertanto accettava nella sua totalità la società industriale borghese: in Verga invece il progresso appare come un'onda travolgente che finisce per sommergere non solo i più deboli, ma anche quelli che sembravano i vincitori.
Le ragioni che portarono Verga a non completare la stesura del suo ciclo sono strettamente connesse con quanto affermato in queste righe: Verga ritenne che sarebbe potuto risultare noioso e pedante per i lettori, ma soprattutto, ormai carico di disprezzo per l'aristocrazia e le classi sociali più elevate, credeva di non essere in grado di "studiarla senza passione" (dove si avverte una citazione del celeberrimo sine ira et studio di Tacito, Annales I.1.3) e di esporre in maniera oggettiva la loro vita.
E' di origine darwiniana anche la concezione stessa del ciclo inteso come il susseguirsi di romanzi che, riguardando gli stessi personaggi, permettono di osservare con il metodo scientifico le costanti e i cambiamenti di comportamento legati al cambiamento dell'ambiente sociale: Verga l'aveva ricavata dal principale esponente del Naturalismo francese, Émile Zola, dal quale desunse anche i principi generali del romanzo sperimentale.

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