Ominide 396 punti

POSITIVISMO
La cultura positivista, affermatasi prima in ambito europeo, nella nazioni economicamente più avanzate come Inghilterra, Francia e Germania, nella seconda metà dell’Ottocento si impone anche in Italia. L’espansione industriale, lo sviluppo della scienza, la diffusione della cultura, determinano in ambito europeo un clima di fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo e nelle possibilità del sapere scientifico. L’ottimismo si traduce in un culto della scienza e della tecnica; il Positivismo propone come figura mitica lo scienziato. L’esaltazione positivistica della scienza pose su diverse convinzioni:
1. Quella scientifica è l’unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l’unico valido; di qui il rifiuto di ogni visione di tipo religioso, metafisico, idealistico, e la convinzione che tutto il reale sia regolato da ferree leggi meccaniche e deterministiche spiegabili con i principi scientifici e matematici. Il positivista dice che bisogna fondarsi solo sui fatti osservabili e dimostrabili scientificamente.

2. Il metodo della scienza essendo l’unico valido va esteso a tutti i campi, compreso l’uomo e la società.
3. La scienza, dandoci gli strumenti per spiegare e conoscere il reale, ci consente di dominarlo asservendolo ai bisogni dell’uomo. Di qui la fede positivistica del progresso, che consente di piegare la natura alla nostra volontà e di riorganizzare la società in modo più razionale.

SCAPIGLIATURA
Il termine “Scapigliatura” fu proposto per la prima volta da Cletto Arrighi nel romanzo “La Scapigliatura e il 6 febbraio” del 1862 per tradurre il francese “bohème” e di qui passò a designare un gruppo di scrittori attivi principalmente a Milano, accomunati dall’insofferenza per la letteratura e la mentalità contemporanee. Con questo movimento compare per la prima volta nella cultura italiana il conflitto, che era stato tipico del Romanticismo europeo, tra artista e società borghese. Nei confronti della modernità, che emargina l’intellettuale esaltando il progresso scientifico e il profitto, gli scapigliati assumono un atteggiamento ambivalente: pur rifiutandola in nome dei valori del passato, essi si rassegnano a rappresentare il vero negli aspetti più squallidi, utilizzando il linguaggio scientifico del Positivismo. Dal Romanticismo europeo e da Baudelaire riprendono la tematica dell’irrazionale, il gusto per il macabro, il culto estetizzante dell’arte. Se la poetica del vero introduce in Italia i modi del nascente Naturalismo francese, l’esplorazione dell’irrazionale anticipa il Decadentismo. La Scapigliatura rappresenta quindi un crocevia culturale importante.

EMILIO PRAGA: conduce una vita disordinata e muore in miseria; il “maledettismo” che caratterizza la sua vita si ritrova anche nelle opere che si muovono tra denuncia sociale, vagheggiamento dell’infanzia, del mondo familiare e della natura. La poesia “Preludio” rappresenta una sorta di manifesto della Scapigliatua, in cui Praga dichiara con toni esasperati e in polemica con Manzoni l’intento di cantare il vero, ossia la realtà desolata della vita moderna, priva di valori e pervasa dalla noia.


NATURALISMO FRANCESE
Il retroterra culturale e filosofico del Naturalismo è il Positivismo. Accanto a Balzac, modelli letterari furono Flaubert per la sua teoria dell’impersonalità e i fratelli de Goucourt, di cui si ricorda il romanzo “Germinie Lacerteux”, la cui Prefazione è uno dei più chiari manifesti del Naturalismo, con l’affermazione che le classi inferiori hanno ormai il diritto di essere rappresentate nelle letteratura, e che il romanzo è diventato “attraverso l’analisi e la ricerca psicologica, la storia morale contemporanea” e “si è imposto gli studi e compiti della scienza”. Il Naturalismo dunque si propone di trasformare il romanzo in uno strumento di analisi scientifica della realtà. Precursori del movimento possono essere considerati anche i romanzieri realisti francesi.
EMILE ZOLA
Si pose come vero e proprio caposcuola delle teorie naturaliste; le concezione di Zola si trovano esposte nel “Romanzo sperimentale” del 1880, in cui prendendo le mosse dal fisiologo Bernard, Zola sostiene che il metodo sperimentale delle scienze deve essere ora applicato anche alla sfera “spirituale”, agli atti intellettuali e passionali dell’uomo. Dunque la letteratura e la filosofia devono entrare a far parte delle scienza adottando il metodo sperimentale. La conclusione è che, come il fine della scienza sperimentale è far sì che l’uomo diventi padrone dei fenomeni per dominarli, così anche il filone del romanzo sperimentale è impadronirsi dei meccanismi psicologici per poi poterli dirigere. Quando si possederanno le leggi generali dell’agire umano, si dovrà solo operare in conformità sugli individui per migliorare le condizioni della società.

L’opera fondamentale di Zola è il ciclo dei “Rougon-Macquart”, venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui, rifacendosi al modello della “Commedia umana” di Balzac, lo scrittore traccia un quadro della società francese del secondo Impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia. Al centro del romanzo stanno spesso casi patologici dovuti a tare ereditarie, come ad esempio nel protagonista di “Germinal”, che patisce le conseguenze dell’alcolismo dei genitori, cadendo talora in accessi di follia irresponsabile. Accanto agli intenti medico-patologici si collocano poi gli intenti sociali e politici, in quanto Zola vuole dare un quadro completo della società francese, e per far ciò si documenta con scrupolo estremo. L’atteggiamento di Zola è progressista, da un lato polemico verso la corruzione e l’avidità dei ceti dirigenti e verso l’ottusità interessata della piccola borghesia, dall’altro pieno di interesse per i ceti subalterni. Lo scrupolo dello “scienziato” lo induce a riprodurne con crudezza anche gli aspetti più ripugnanti, suscitando la reazione violenta dei benpensanti e dei moralisti.

VERISMO ITALIANO:
Le opere di Zola si diffondono in Italia già negli anni Settanta per impulso di intellettuali socialisti e repubblicani, ma la lezione del Naturalismo è ripresa in modo originale solo da Luigi Capuana e Giovanni Verga, due scrittori conservatori siciliani attivi a Milano. A Capuana si deve la rielaborazione teorica del Naturalismo, di cui viene rifiutata la concezione delle letteratura come mezzo per dimostrare tesi scientifiche: la scientificità si deve manifestare solo nella scelta dei mezzi espressivi, ispirati al principio dell’impersonalità. La piena concretizzazione di questa teoria non si trova tuttavia nei romanzi di Capuana, ancora legati alla tradizione romantica, bensì nell’opera di Verga, che rimane un caso isolato nel panorama letterario italiano. Al di là di Verga, il Verismo influenza autori accomunati da un generico interesse per la realtà popolare, ma difficilmente riconducibili all’esperienza naturalista.

Registrati via email