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La poesia satirica e popolare

La poesia satirica si ritrova più che altro in Toscana, dove opera Giuseppe Giusti: Giusti, patriota moderato, rifiuta il sentimentalismo romantico in nome della concretezza, del buon senso, dell’aderenza alla realtà. In particolare, Giusti scrive una satira politica ispirata all’attualità:
- “La ghigliottina a vapore”, scritta nel 1833, critica la repressione del duca di Modena Francesco IV;
- “Re Travicello”, scritta nel 1841, prende in giro il granduca di Toscana Leopoldo III;
- “Sant’Ambrogio”, scritta nel 1846, narra del canto degli austriaci nella basilica di Sant’Ambrogio e li compiange perché sono lontani dalla patria e schiavi del re.
Giusti scrive anche una satira sociale, dove crea figure e tipi umani più caricati, spesso prendendo in giro i nuovi ricchi; crea un impasto espressivo particolare, mischiando termini popolari con termini più ricercati.

Altri autori di satire cercano invece una poesia più popolare:
- Francesco dall’Ongaro scrive “Stornelli”, dei versi che riprendono i modi e la lingua del canto popolare; inoltre scrive delle liriche che con crudo realismo narrano la dura vita delle masse contadine.
- Pietro Paolo Parzanese, con linguaggio molto semplice, narra le difficoltà dei contadini.
- Vincenzo Padula, con immediato realismo, descrive personaggi istintivi e feroci.

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