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La poesia patriottica

Il filone della cosiddetta poesia patriottica inizia con Berchet, che tenta di tradurre in poesia alcune teorie del romanticismo inaugurando così la poesia civile. Berchet cerca un linguaggio facile, che sia comprensibile al maggior numero possibile di persone, e sceglie i ritmi più regolari della produzione popolare (cioè l’ottonario e il decasillabo), semplificando le strutture sintattiche. In generale, la poesia patriottica è una poesia impegnata, cioè con un intento educativo; ricorre spesso a una foga oratoria con metri ripetitivi e martellanti, e a immagini di forte impatto. Esempi di poesia civile/patriottica sono:
- La ballata i “Profughi di Parga” (1821), che narra un avvenimento recente, ovvero la lotta dei patrioti greci contro i turchi, per elogiare l’amor di patria e incitare la rivolta contro i dominatori stranieri.

- Le “Fantasie” (1829), che rievocano momenti eroici della storia nazionale (come la lotta dei comuni) per risvegliare la passione civile.
Ci sono poi altri esempi di poesia semplice, che grazie a metri veloci e contabili ricerca un forte impatto emozionale:
- Il “Canto nazionale” di Goffredo Mameli, che, musicato da Michele Novaro, diventa inno nazionale nel 1946.
- “La spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini
- La canzone “Addio, mia bella, addio” di Carlo Alberto Bosi, il cui pubblico però rimane limitato a una stretta fascia, senza coinvolgere le masse contadine.

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