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Neoclassicismo e Purismo

Il neoclassicismo è una tendenza culturale che si manifesta a cavallo tra Settecento e Ottocento, ed è totalmente nuovo rispetto a fenomeni precedenti come l’età augustea, il rinascimento, o l’Arcadia. Infatti, il neoclassicismo nasce soprattutto in ambito archeologico, per poi diffondersi in ogni ambito estetico; il rinascimento invece è stato quasi un fenomeno casuale, una riscoperta dei classici che si è limitata alla letteratura e all’arte; l’Arcadia è stato poi un movimento puntuale e istituzionalizzato, che ha influito sulla letteratura e la lirica.
Winckelmann (1717-1768) viene considerato il più importante esponente del neoclassicismo, soprattutto per il suo impulso dato all’archeologia e per il suo interesse per il mondo greco. Secondo lui, l’arte greca è perfetta in quanto scaturisce da una civiltà perfetta, perché è basata sull’unione uomo-natura-società.

Nell’ambito del neoclassicismo emerge il movimento dei puristi, che difendevano la tradizione linguistica italiana contro le contaminazioni straniere. Precursori di questo movimento sono Pietro Bembo e Leonardi Salviati (esponente dell’Accademia della Crusca), ma le prime vere e proprie linee teoriche vengono tracciate da Antonio Cesari: secondo lui, la lingua perfetta è quella del Trecento; questa presa di posizione da una parte dà un impulso al recupero filologico, dall’altra offre solo modelli da imitare. Queste sono anche le critiche avanzate da Vincenzo Monti.
Altri puristi di rilievo sono: Basilio Puoti, che fonda a Napoli una scuola di lingua italiana; Pietro Giordani, che lega il purismo al patriottismo; Carlo Botta, che si dedica a un’opera storica stilisticamente purista.

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