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Naturalismo e Verismo

1. Il Naturalismo francese

Verso la fine dell’Ottocento, l’influsso della cultura positivista indusse gli scrittori a cercare un modello più severo di rappresentazione, che escludesse dalla narrazione ogni inserzione soggettiva dell’autore.
Già una delle prime formulazioni della nuova ricerca di oggettività, quella data da Gustave Flaubert (e presente nel suo romanzo Madame Bovary), indicava nel metodo delle scienze naturali il modello della creazione artistica e identificava nell’imparzialità dell’autore il criterio imprescindibile della rappresentazione.
Un gruppo di scrittori francesi, di cui faceva parte anche lo stesso Flaubert, cominciò a riunirsi nella casa di campagna di Zola a Médan; da questi incontri nel 1880 nascerà il volume di racconti Le serate di Médan (Les soirées de Médan). Il gruppo:


    proponeva l’apertura del nuovo romanzo ai fatti di cronaca;


    proponeva l’osservazione degli spaccati di vita vera (tranches de vie) per indagare i rapporti causa-effetto delle azioni umane;


    sosteneva la necessità di una descrizione «scientifica», impersonale e neutra del «documento umano»
.
Questi scrittori si definirono “naturalisti” da un intervento del 1858 in un saggio su Balzac di Hippolyte Taine. Nel suo intervento Taine aveva sostenuto che tutte le manifestazioni dell’uomo sono rigidamente condizionate da tre fattori:

    la race, cioè la razza;


    le milieu, l’ambiente nel quale l’individuo è vissuto;


    le moment, le influenze del momento storico.

Alle origini del naturalismo c’è il romanzo Germinie Lacerteux del 1865 dei fratelli de Goncourt. È la storia di una sorta di “doppia vita”: un’umile domestica, divisa fra il lavoro e un’esistenza notturna viziosa e dissoluta, fra miseria e prostituzione.
Nella Prefazione del romanzo gli autori con tono orgoglioso parlano di «romanzo vero», opposto a quelli «falsi» (prodotti di finzione narrativa) amati dai lettori, dichiarano che «lo studio che segue è l’analisi clinica dell’Amore», affermano il pieno diritto di cittadinanza letteraria per le miserie delle «classi basse».
Tuttavia, lo studioso del realismo Erich Auerbach sottolinea il fatto che Germinie Lacetraux tratti ancora una volta di una domestica, cioè un annesso di borghesia, indica che il compito di inserire il quarto stato [“il popolo”] in una rappresentazione artistica seria non è stato veramente inteso e tentato. E aggiunge che, esaminando attentamente il romanzo, ci si accorge che l’operazione de de Goncourt appare ancora legata a matrici di tipo estetizzante di origine blauderiana.
Il romanzo sperimentale (Le roman expérimantal) è il saggio, pubblicato in Francia nel 1880, in cui Zola codificò nitidamente i precetti del Naturalismo. Muovendosi sulle tesi del fisiologo Claude Bernard, intendeva provare che «se il metodo sperimentale conduce alla conoscenza della vita fisica, deve anche condurre alla conoscenza della vita delle passioni e dell’intelletto». Il romanzo è costituito come esperimento scientifico e il romanziere è insieme «osservatore» e «sperimentatore». Zola sviluppa l’argomentazione puntando soprattutto su questioni di contenuto e di metodo, non di stile, per dimostrare che una forma di conoscenza potrà essere conseguita soltanto adottando un metodo desunto dalla scienza. Il romanzo servirà per verificare l’ipotesi formulata partendo dall’osservazione della realtà.
Il saggio di Zola venne profondamente criticato, soprattutto per l’intenzione di voler dimostrare l’esistenza di un rigido determinismo, ma anche in quella politica di voler promuovere le classi inferiori.
Occorre, infatti, ricordare che i naturalisti indirizzarono la loro analisi della società in senso progressista secondo l’idea positivista di Comte dell’inevitabile «cammino progressivo dello spirito umano».
N.B. L’impegno politico di Zola si manifestò con grande evidenza nel 1898 in occasione del cosiddetto caso Dreyfus, un ufficiale di religione ebraica ingiustamente accusato di spionaggio: lo scrittore, affidando le proprie idee al famoso articolo J’accuse!, si prodigò in una difesa che gli sarebbe costata un anno di carcere.
Zola applicò i princìpi poi teorizzati nel Romanzo sperimentale sia nel romanzo Teresa Raquin, sia, con maggior determinazione, nei venti romanzi del “ciclo dei Rougon-Macquart”. In quest’ultimo si impegnò a dimostrare come l’agire umano sia condizionato da un lato dell’ereditarietà (la race), dall’altro dal contesto sociale (le milieu); per farlo organizzò la struttura narrativa attorno a una doppia genealogia, unita all’origine da un antenato comune, Adélaide Foque. Le due linee di discendenza (Rougon e Macquart) si diversificheranno sempre di più per condizioni sociali e temperamento dei personaggi pur avendo un origine comune.
In un’ intervista a Edmondo De Amicis sul metodo di composizione del suo romanzo, Zola afferma che esso «nasceva da sè», una volta esaurito l’importante compito dello scrittore: studiare la famiglia e le condizioni sociali del protagonista.

2. Il Naturalismo in Italia: Verismo e dintorni

Il Verismo è la riformulazione italiana del modello naturalista francese. Tale orientamento narrativo, diffusosi soprattutto nei decenni tra il 1870 e il 1890, definisce un’attitudine a raccontare i fatti con la massima oggettività possibile e ad affrontare la realtà materiale del mondo narrato anche nei suoi aspetti più ingrati e crudi.
Il Verismo italiano non si raccolse mai dietro un manifesto o una scuola letteraria unitaria. Alle basi di questo orientamento possiamo rilevare tre premesse fondamentali, con le quali ognuno dei veristi si è confrontato in modo personale:


    l’attenzione alle più recenti scoperte scientifiche;


    lo studio delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli, emerso con particolare evidenza dopo l’unificazione dell’Italia;


    la necessità di rifarsi alla narrativa francese dell’Ottocento, a partire da Honoré de Balzac fino allo stesso Zola.

La prima attestazione dell’aggettivo “verista” risale a uno scritto del 1867 di un intellettuale toscano, Guido Guidi.

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