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Il romanticismo

Il Romanticismo è una corrente culturale che si afferma che sia afferma in Europa tra la fine del ‘700 e l’inizio del dell’800.
Il termine però era già stato usato quasi due secoli prima, nel ‘600, con accezione negativa volta ad indicare una letteratura vicina ai romanzi cavallereschi medievali. Proprio nel ‘700 acquista un’accezione positiva indicando il rapporto tra l’uomo e la natura o più precisamente fra malinconia e paesaggio, più tardi nell’800 grazie al gruppo di intellettuali di Jena indicherà la nuova sensibilità poetica.
Quadro storico: l’età del Romanticismo coincide con gli anni in cui la borghesia si afferma come classe diligente a discapito dell’aristocrazia. Era appunto il periodo immediatamente successivo alla rivoluzione francese.
L’Italia partecipa al movimento molto tardi rispetto a Germania ed Inghilterra perché raggiunse l’unità solo molto più tardi, nel 1861 ed il periodo storico è quello coincidente con la fine del Congresso di Vienna che diede inizio alla Restaurazione, tentativo anacronistico di ripristinare lo status quo ante e di tornare quindi all’Ancien Regime.

o 1799 Nasce il Romanticismo in Germania attorno al gruppo di intellettuali di Jena (tra cui anche Novalis ed i fratelli Schlegen) che si riuniscono intorno alla rivista Atheneum, ed in Inghilterra con le Lirical Ballads di Wordsworth e Coleridge
o 1816 In Italia il dibattito sul Romanticismo si accende grazie ad un articolo di Madame de Stael intitolato “Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni”, apparso su una rivista molto autorevole che si pubblica a Milano “La biblioteca italiana”. L’opinione pubblica viene divisa tra i difensori della tradizione del Classicismo ed invece coloro che auspicavano ad una nuova cultura, appunto quella romantica.
L’articolo di Madame de Stael: In questo articolo si fa un quadro molto critico e negativo della letteratura e cultura italiana, che viene definita stagnante ed isolata e che è necessario che si apra alla cultura europea anche attraverso la traduzione di opere che circolavano in quel periodo nell’Europa segnata dall’esperienza romantica. L’invito fu respinto con grande violenza da chi sosteneva che la tradizione classica fosse quella che rappresentava l’identità dell’Italia stessa e che quindi non ci fosse bisogno di tradurre le opere straniere introducendo così nuovi temi e forme di scrittura.
Comunque Madame de Stael nonostante la troppo spiccata criticità non aveva tutti i torti, infatti venivano ripetuti all’infinito i temi ed i modelli classici.
“la cultura italiana razzola nelle cenerei della cultura classica per trovarvi ancora qualche granello d’oro” “gli autori italiani scrivono poesie sonore e vuote incapaci di muovere i cuori perché non nate da ispirazioni autenticamente sentite”.
Quadro socio-economico: Mentre nel nord Europa si sta vivendo l’industrializzazione con tutti i suoi risvolti di tipo sociale, l’Italia anche se ha al suo interno grandi città, è ancora un Paese agricolo dove stanno appena cominciando i primi tentavi industrializzazione, con la nascita di una nuova classe sociale: il proletariato. L’Italia inoltre è un Paese che conoscerà la sua unità solo nel 1861, e quindi in questo periodo è ancora frammentata. La rivoluzione industriale implica un profondo cambiamento nella qualità della vita attraverso diversi fattori quali: la suddivisione del tempo in funzione produttiva, la subordinazione alle leggi del mercato, lo sviluppo dei traghetti a vapore e la diffusione delle ferrovie. In altre parole si ha una progressiva subordinazione della natura alle esigenze produttive ed economiche, che genera una reazione: la ricerca dell’infinito e dell’assoluto, una rivalutazione dell’irrazionale, del mondo della natura e dei sentimenti. Questa reazione si verifica nell’immaginario collettivo e produce una nuova concezione della natura, non più legata alla fisica di Newton (l’universo come macchina, il cosmo come orologio, tempo e spazio come realtà oggettive) ma la natura viene intesa come organismo vivente ed antropomorfizzata. L’uomo viene esaltato nei suoi aspetti naturali.
Assistiamo inoltre ad una borghesizzazione della figura dell’intellettuale, che deve lavorare per vivere. Il primo esempio fu Foscolo, figlio di un medico che una volta arrivato a Venezia deve fare i conti con questa la vita di tutti i giorni, proprio come gli altri e non può quindi dedicarsi completamente alla letteratura, a differenza di altri due grandi autori quali Alfieri e Manzoni, aristocratici di nascita. Gli intellettuali ereditano dall’illuminismo una funzione importantissima: ruolo di agitatori e promulgatori di idee, di organizzatori culturali che diffondono le proprie idee attraverso le riviste ed i giornali.
La stampa in Italia: Le città in cui l’editoria è più fiorente sono Milano e Firenze. Anche se l’editoria non aveva la possibilità di raggiungere tutto il territorio nazionale perché l’Italia era divisa e quindi ci potevano essere stati in cui un’opera era censurata ed altri invece in cui era libera di circolare e spesso poi succedeva che gli scrittori pubblicassero a proprie spese.
o Milano

 “La biblioteca italiana”: rivista molto autorevole, che in questo periodo finisce per identificarsi con posizioni filo-austriache, antipatriottiche e classicistiche. Viene offerta la direzione di questa rivista anche a Foscolo che però rinuncia e va in esilio.
 “Il conciliatore”: fondato dai collaboratori liberali e romantici che si staccano dalla biblioteca italiana, deve il suo nome all’intento di conciliare letteratura e scienza, illuminismo e romanticismo, cultura e società, non parlando quindi di argomenti esclusivamente letterari ma di coinvolgere chi legge in dibattiti più aperti. Può essere considerato l’organo del primo romanticismo perché un intento patriottico e liberale e diffonde idee liberali e moderate prevalentemente cattoliche. Veniva anche chiamato “foglio azzurro” perché era formato da un unico foglio azzurro che veniva continuamente censurato finché ad un certo punto viene soppresso poiché gli austriaci si rendono conto che con la scusa di parlare di letteratura, in realtà si faceva propaganda politica patriottica e liberale.

 “Il politecnico”: ha uno spirito più radicale e vicino al razionalismo illuministico. Carlo Cattaneo vi scrive dal 1839 al 1844 dando un’impronta molto particolare a questa rivista la quale ha lo scopo di unire organicamente cultura scienza e letteraria con posizioni democratiche. Per i tempi era troppo avanti perciò non ebbe seguito a livello nazionale, ma costituirà il modello per il federalismo del ‘900.

o Firenze

 “L’antologia”: fondata da Giampietro Viesseux e Gino Capponi, rivista ancora più liberale di quelle stampate a Milano. Nasce con il proposito di offrire traduzioni dei saggi europei ma pubblica anche testi originali, non solo letterari ma anche di storia ed economia.

Il Romanticismo non interessa però solo la Letteratura ma si estende anche nel campo della Filosofia con la sostituzione dell’Idealismo al Sensismo, della Religione con il ritorno del Cristianesimo contro il Teismo e l’Ateismo tipici dell’epoca precedente, della Politica con l’esaltazione dei valori nazionali al posto del cosmopolitismo e dell’Arte dove all’equilibrio del Classicismo e Neoclassicismo e al razionalismo dell’Illuminismo, vediamo contrapposta la valorizzazione del momento creativo, della genialità dell’artista; l’Arte viene quindi intesa come espressione immediata (senza mediazione) del sentimento.
Un carattere molto importante che trova riscontro nel Romanticismo tedesco ed inglese ma non in quello italiano è l’anti-illuminismo. Attribuiamo oggi questa discrepanza alla diversità dello scenario storico tra la nascita del romanticismo in Germania ed Inghilterra e quella in Italia: nel 1799 l’Europa era dominata dalla presenza di Napoleone ed i Paesi in questione essendo contro il suo tentativo di egemonia in Europa, avevano probabilmente sviluppato un senso di risentimento verso la Francia stessa e quindi verso l’Illuminismo che vedeva nella Francia la sua patria; l’Italia era invece molto legata all’Illuminismo europeo tramite l’Illuminismo lombardo che aveva fatto suoi quei principi che poi vennero sviluppati dai romantici italiani e da Manzoni.

L’artista: nell’immaginario degli artisti la “borghesizzazione del mondo” genera un conflitto tra l’anima dell’artista ed il mondo, tra natura e società, poesia e prosa. Questa divisione definita “Scissione Io-Mondo” produce un forte individualismo da parte dei romantici che si realizza attraverso:
 il Ribellismo eroico (Byron)
 il Titanismo (tipico dello Sturm und Drang, di Foscolo e Leopardi)
 l’Egotismo (ovvero il culto dell’io di cui esempio è Standal, scrittore francese)
 il Soggettivismo (tipico di Leopardi)
L’unico conforto per l’artista è il paesaggio, visto come il doppio dell’anima, a cui viene dato il nome di paesaggio-stato d’animo che abbiamo già trovato in Petrarca, che insieme a Tasso diventa un modello per i romantici.
Il contrasto “Io-Mondo”: all’interno degli stessi romantici, cambia la concezione del contrasto tra l’Io dell’artista ed il Mondo, e possiamo ben vederlo mettendo a confronto tra loro due autori molto celebri
 MANZONI. Come contrasto tra ideale e reale, quindi tra i valori che un artista ha dentro e il reale, ovvero la società. Questa visione, produce un atteggiamento realistico e costruttivo che spinge ad impegnarsi per portare i valori dal piano ideale su quello reale.
 LEOPARDI. Come dissidio esistenziale, qualcosa non legato ad una data epoca storica ma implicito nella condizione umana. Questa visione invece non mi lascia alcuna speranza di sanare il mio disagio perché è qualcosa che mi appartiene in quanto umano e che può finire solo con la mia morte.
Questo senso di scissione e di lontananza dall’armonia è proprio il segno della modernità per cui questa perdita non può essere colmata con l’imitazione o con il rispetto delle regole (principi alla base del Classicismo), quindi viene rivendicato il valore della poesia moderna sulla poesia antica.


Generi letterari: i generi letterari sono prevalentemente due:
 la Lirica: opera più sul piano del conflitto esistenziale, della tendenza all’infinito, il cui unico esempio in Italia è Leopardi.
 il Romanzo: nella sua modalità storica fiorisce in Italia più della lirica ed il primo esempio è “I Promessi Sposi” di Manzoni. Utilizzando un linguaggio medio, avvicina un pubblico di lettori molto più vasto rispetto alla lirica.
Differenze tra romantici e classicisti:
 Il bello: per i classicisti, il bello è stato raggiunto in età classica e mai più ritrovato perciò tutti devono rifarsi a quell’epoca; per i romantici c’è il bello storico, un’opera non deve essere bella ma utile
 Unità Aristoteliche: (tempo luogo e spazio) fondamentali per i classicisti ma sconvolti da Manzoni, romantico, nei suoi drammi storici e per questo anche criticato. La verosimiglianza per i romantici non è data dalle unità aristoteliche ma dal soggetto della narrazione che deve essere storico
 Modelli: per i classicisti sono gli autori romani e greci, per i romantici invece sono gli autori contemporanei stranieri (Manzoni si rifà a Walter Scott)
 Soggetti: nelle opere classiche i soggetti sono temi mitologici, nelle opere romantiche sono temi cristiani e attuali
 Pubblico: gli unici lettori dei libri dei classici sono gli eruditi, per i romantici invece sono i borghesi
 Lingua: aulica e dotta per i classicisti, comune e popolare per i romantici. Inoltre i romantici sono favorevoli ad una lingua di uso comune che possa avvicinare più persone possibili alla lettura.

La lettera semiseria - Giovanni Berchet:

Giovanni Berchet era il tipico romantico, di lavoro faceva il traduttore dall’inglese e dal tedesco.
In questa lettera finge di essere un pedagogo difensore del Classicismo che invia al figlio che è in collegio due ballate romantiche tedesche: “Il cacciatore feroce” e “Eleonora” che sono le tipiche ballate romantiche tedesche e contemporaneamente dà una serie di consigli letterari esaltando la cultura romantica di cui Berchet riporta come esempio le due ballate che sono ispirate a due leggende popolari tedesche.
Alla fine però finge di ritrattare tutto per non incorrere nella censura austriaca, diventa perciò una sorta di trattazione ironica per cui si chiama appunto semiseria.
In questa lettera viene detta una cosa importantissima: la vera poesia è quella “popolare”, deve quindi rispondere alle esigenze del popolo, non deve essere in linea con norme o regole, né rispondere ai criteri del classicismo. Il popolo è la borghesia, anche se non viene detto esplicitamente da Berchet, che invece dice “né il parigino, né l’ottentotto” il parigino perché, è imbevuto in talmente tante culture da non sentire più attrazione per nessuna; l’ottentotto invece perché è talmente preso dai suoi bisogni primari che non può manifestare interesse per la poesia.
(Collegamento a Manzoni “vero per soggetto, utile per scopo, interessante per mezzo”)

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