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La figura dell'intellettuale durante il romanticismo

Il Romanticismo come espressione della grande trasformazione moderna.


La letteratura interpreta le paure, le ossessioni, le angosce del periodo. Il Romanticismo e la tendenza a trattare tematiche negative deriva:
§ Dalla delusione del razionalismo illuministico e delle speranze rivoluzionarie
§ Dall’esigenza di trasformazione avvertita in quel periodo, con le conseguenze che essa genera (lo Sturm und Drang, Werther, Rousseau, il gotico e il Preromanticismo erano già in atto prima della rivoluzione e hanno anticipato il crollo imminente dell’antico mondo)

L’intellettuale e la contraddizioni dell’età

Nel passato, ad esempio nel sistema sociale aristocratico e assolutistico antecedente la rivoluzione, l’intellettuale o faceva parte dei ceti egemoni o era inserito in questa realtà, come cortigiano o protetto. La sua funzione era di conquistare il consenso verso il potere. La nuova cultura produce una nuova forma di intellettuale, che non proviene più dall’aristocrazia o dal clero, non gode di rendite e deve quindi trovare un’occupazione per vivere, spesso poco remunerate e che non gli consentono “l’otium”, privilegio dei letterati del passato. Egli è immerso nella realtà, ne sopporta le contraddizioni e trasferisce la sua esperienza nelle sue opere. Tuttavia l’intellettuale
§ è un declassato, posto ai margini del corpo sociale. Ciò provoca frustrazione, rabbia, risentimento verso la società;
§ il suo punto di vista è estraniato, non quello della classe dominante. Ciò gli permette di analizzare criticamente la società, cogliendone le contraddizioni;
§ è portatore degli ideali di bellezza disinteressata, in opposizioni ai valori (l’utile, il calcolo razionale, la produttività) della classe dominante (borghese);
§ è visto come un individuo inutile, improduttivo, che serve solo a far divertire: si sente perciò umiliato, incompreso e si scontra spesso con la sua stessa classe di appartenenza (borghesia);
§ si sente diverso e perciò sono presenti nell’intellettuale atteggiamenti di rivolta, di anticonformismo e di rifiuto degli altri valori.
Inoltre l’opera d’arte diviene una merce che si scambia sul mercato, che ha un prezzo (es, l’editoria, vera e propria organizzazione industriale). Se vuole vendere lo scrittore deve “prostituirsi”, assecondando i gusti del pubblico borghese che egli disprezza (per la grettezza e l’insensibilità al bello). Questo rapporto col mercato acuisce il suo senso di estraneità verso la società, patisce le contraddizioni della realtà che racconta nelle sue opere: da qui scaturiscono le tematiche negative.
L’artista comunque può adattarsi al nuovo ruolo, con un compromesso, accettando il mercato e i gusti del pubblico: infatti, accanto alle tematiche negative estreme, ne troviamo di più moderate. Tuttavia l’artista di questo periodo prova sempre un segreto rancore verso la società che si manifesta in modo attuato nell’evasione, nel sogno, nell’esotico

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