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Il Romanticismo

Genesi:
il romanticismo è un fenomeno complesso, non omogeneo in tutti i paesi europei: esistono molte poetiche romantiche con molti punti di contatto ma anche con non poche divergenze. Il termine romantico compare per la prima volta in Inghilterra nel ‘600 per designare, in accezione negativa, gli aspetti assurdi, lontani dal mondo dei romanzi pastorali, medievali o rinascimentali. Sempre nella stessa accezione, nel ‘700, designava temi, atmosfere contrarie ai dettami della ragione, spesso eccessivamente sentimentali. Quando vennero rivalutati la tradizione medievale, il sentimento, la fantasia, l’irrazionalità il termine acquisì accezione positiva, sintetizzando la nuova sensibilità. La genesi tedesca e anglosassone del romanticismo ha precise ragioni storico culturali: nonostante la fortuna in età moderna il classicismo, in quanto patrimonio che si era sviluppato soprattutto tra Grecia e Roma, fu li un fenomeno di importazione, non sempre del tutto compatibile con le tradizioni e la sensibilità di quei popoli. Il romanticismo nasce in quei paesi come riscoperta di antiche tradizioni, del patrimonio di miti e leggende nazionali, nonché di quei dati culturali che hanno accompagnato la formazione delle diverse nazionalità nel Medioevo. Di qui il rifiuto del patrimonio mitologico, per di più organizzato in forme regolari contrappose alla semplice tradizione orale dei miti, greco latino e degli ideali di compostezza, equilibrio, cura formale. La data di inizio è rintracciabile con la costituzione delle diverse scuole nazionali: in Germania tra il 1798 e il 1804, attorno alla rivista “Athenaeum” e a scrittori quali i fratelli Schlegel, Novalis, i filosofi Fiche e Schelling si costituisce il gruppo di Jena. Negli anni successivi si forma la scuola romantica inglese con la pubblicazione della raccolta delle Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge, seguiti poi da Byron, Shelley e Keats. In Italia gli anni cruciali sono il 1816, che segna l’inizio della polemica fra classicisti e romantici suscitata da un articolo della de Stael, e il 1818 che vede il costituirsi del gruppo del “Conciliatore”. In Italia, viceversa, il romanticismo fu un fenomeno in certa misura di importazione. Se per i popoli del Nord il classicismo costituiva un altro sé che, seppur interessante, era lontano dallo spirito nazionale, per l’Italia invece il legame con esso era più forte e più diretto: gli italiani discendevano dai latini.

Poetiche del romanticismo:
Il mutamento di concezione del mondo e di orientamenti culturali, filosofici, religiosi alla base della sensibilità romantica letteraria, si configura come una parziale reazione antilluministica, o per lo meno agli esiti estremi del pensiero illuminista: ragione come unico principio capace di interpretare il reale, materialismo, ateismo o deismo; parziale perché l’illuminismo conosceva posizioni più moderate e perché di certe istanze illuministiche non pochi romantici terranno conto. Il romanticismo segna una rivalutazione della spiritualità e della religiosità, ora come bisogno di autoanalisi, di comprensione della sofferenza terrena, ora come radicale irrazionalismo. Indica nelle ragioni del sentimento, della fantasia, del cuore le spinte essenziali per comprendere l’agire umano. Elabora un forte storicismo, elaborando premesse del secolo precedente (Vico), che comporta una rivalutazione della specificità e della funzione di tutte le epoche passate. Elabora una più matura idea di progresso (!!). Al cosmopolitismo e all’universalismo settecentesco sostituisce la coscienza della nazionalità, la religione della patria che si conclude talora nell’affermazione del riscatto dei popoli oppressi (in Italia i moti risorgimentali), talora con istanze egualitaristiche e democratiche. Si possono esaminare quindi elementi contraddittori nella cultura romantica, mutevole e poliedrica: manifestazione razionalistiche ora irrazionalistiche, ora progressive (modernità) ora regre,ssive (il Medioevo), ora progressiste (liberalismo, egualitarismo) ora reazionarie. Se l’illuminismo è il principale obbiettivo polemico dei romantici in ambito filosofico culturale, in quello letterario lo è il classicismo (non la letteratura classica ma i fenomeni di riproduzione, mimesi). In molti casi la polemica contro i classicisti permette ai romantici di definire in maniera più precisa la propria poetica. Tale disputa tuttavia non esaurisce la poetica romantica, autonoma e originale. I romantici affermano i principi della storicità dell’arte (l’arte muta nel tempo, in opposizione al pensiero classicista di una natura immutabile a cui corrisponde un arte, riproduzione di essa, altrettanto immutabile) e della soggettività del gusto. La letteratura deve essere nazionale (muta lo spazio, rappresenta ideali e valori di un popolo determinato), moderna (muta il tempo, deve adattarsi a esso) e popolare ( deve essere adeguata al nuovo pubblico borghese, del cui gusto è l’espressione, a differenza della letteratura classicista indirizzata ad aristocratici; a volte si preferiscono forme di poesia popolare come ballate, romanzi…). Si riscoprono e rivalutano epoche, tradizioni, modelli precedentemente messi in secondo piana dall’idealizzazione classica e da essi si attinge creando un gusto dell’esotico. Si rifiuta la mitologia classica in nome di quella nazionale, della modernità e della religione cristiana. La poesia romantica, in quando cristiana e moderna è tenebrosa, malinconica, introspettiva e sentimentale a differenza di quella classica, pagana, solare, serena, esteriore (sehnsucht, eterna irrequietezza, contrapposta alla Stille, serenità imperturbabile). I romantici costituiscono il canone dell’originalità (adeguamento a caratteristiche del luogo e del tempo), del genio nazionale e individuale. Intuizione, entusiasmo, genialità e furor sono fonti della poesia: sono elementi in parte classici posti ora dalla razionalità alla creatività. I romantici formano anche i canoni della spontaneità e dell’autenticità (contro la naturalezza classica), ovvero il gusto per un’espressione apparentemente immediata (ma in realtà frutto di scelta stilistica), caotica, enfatica, contro la regolarità classica. Si privilegiano in quanto la poesia è fantasia e sentimento e il romanticismo inquietudine e malinconia, tematiche appassionate, si rappresentano personaggi caratterizzati da forti drammi interiori in contrapposizione al controllo delle passioni classico, alla poesia di puro intrattenimento. Si afferma un appello ala libertà dell’artista, alla forza creatrice, polemizzando i limiti del razionalismo classico e in particolar modo il principio di imitazione e il sistema di gerarchia degli stili e dei generi. I romantici affermavano la libertà dell’artista di affrontare qualsiasi argomento con qualsiasi stile .

Polemica classico romantica il Italia:

Se in Germania si accentuano gli aspetti irrazionalisti e antilluministici, in Italia si giunge a un compromesso con gli ideali illuministici, e si mettono in secondo piano le componenti irrazionalistiche, gli estremi romantici, per sottolineare invece l’adesione al presente, all’impegno civile e politico (già motivo illuministico), alla realtà. La polemica tra classicisti e illuministi in Italia tra origine da una pubblicazione nel 1816 sulla “Biblioteca italiana” di un articolo di Madame de Stael “Sulla maniera e la utilità delle traduzioni” in cui, elogiando la traduzione omerica del Monti, la scrittrice invitava gli italiani a tradurre opere delle moderne letterature europee: era sia un invito a partecipare al rinnovamento culturale, sia una constatazione della decadenza letteraria italiana. L’articolo suscitò grande scalpore. Da parte classicista, molti si limitarono alle invettive, al sarcasmo e all’ostentazione di un amor patrio ferito, ricordando le glorie passate italiane, altri meno sprovveduti formularono una replica più circostanziata, sostenendo l’immutabilità della natura, dell’arte e la perfezione degli antichi più vicini alla natura, e giudicando il sentimentale romantico una violazione del bello, valida solo per le popolazioni del nord, non per l’Italia che possiede un’alta tradizione: la poesia non è solo sentimento ma anche tecnica, labor limae, arte. Alcuni classicisti inoltre accusarono i romantici di irrazionalismo, di esaltazione indiscriminata della barbarie medioevale. Molti furono gli opuscoli romantici in difesa della de Stael e del sistema romantico: Breme, Berchet, Visconti e altri romantici, seppur non sempre in forma originale e sistematica, si richiamarono ai principi della storicità dell’arte, della necessità di ammodernamento culturale e letterario per rispondere ai tempi nuovi e per riportare la letteratura italiana in Europa: è inutile afferrarsi al passato, l’Italia è accusata di sterilità per quanto riguarda il presente. Quelle classiciste sono cadaveriche dottrine (definite dal Breme). Il poeta romantico è interessato al proprio tempo, si rivolge al pubblico popolare, deve usare quindi forme nuove come il romanzo, giudicato anfibio dai classicisti. Progressivamente i toni si smorzarono e, nonostante personalità che sperano in un cambiamento radicale irrazionale come il Breme, la gran parte dei romantici converge su posizioni più moderate, rispettose della tradizione italiana, accettate dai classicisti più aperti. Così sin dai primi anni (1816-19) ci si orientò verso una soluzione più moderata limite e specificità del romanticismo italiano. Proprio con l’intento di operare una convergenza nasce nel 1818 il “Conciliatore”, il più importante periodico romantico italiano: era un foglio periodico letterario bisettimanale, pubblicato a Milano dal 3 settembre 1818 al 2 ottobre 1819, per complessivi 119 numeri: ebbe tra i suoi collaboratori Breme, S. Pellico, Visconti, Berchet, Gonfalonieri. Manzoni seguì con simpatia l’opera dall’esterno. La volontà di conciliazione e la ripresa di ideali illuministici, tra cui ad esempio la nozione di letteratura moralmente e civilmente utile, da un lato contribuirono a caratterizzare il romanticismo milanese, dall’altro non impedirono polemiche anche accese nei confronti del classicismo più intransigente: obbiettivo polemico furono soprattutto le posizioni della “Biblioteca italiana”, il foglio azzurro venne più volto censurato e infine soppresso dagli austriaci per l’intento liberale.

Poesia romantica:

In Germania già sul finire del ‘700 al movimento dello Sturm und Drang si sostituisce la prima vera e propria scuola romantica che si raccoglie a Jena attorno alla rivista Athenaeum e ai fratelli Schlegel. In questi e successivi anni oltre a figure di poeti quali Schiller, Goethe che, pur accogliendo anche suggestioni classicistiche contribuiscono alla definizioni della cultura romantica tedesca, sono attivi numerosi poeti che, ricollegandosi più direttamente alla letteratura notturna sepolcrale, delineano forme e temi del romanticismo più tipico: ne sono esempio Tieck, Burger (le cui opere furono tradotte in Italia nella lettera semiseria di Berchet). Il maggiore dei poeti tedeschi è Novalis che con i suoi Inni alla notte ma anche con i Canti spirituali produce capolavori della poesia romantica tedesca. Capovolge il mito della solarità greca in un’esaltazione della notte e del sonno come esperienze mistiche di superamento dei limiti dell’umano, di contatto con la dimensione dell’eterno e dell’infinito, da cui richiamare ad esempio il fantasma di Sophie, fanciulla amata. Al fondo dell’oscurità si intuisce così una più intesa luce spirituale che rende povera quella diurna. In Novalis si vedono le tematiche tipiche del romanticismo tedesco, la tensione all’infinito e all’eterno. In Inghilterra la stagione romantica si apre con l’edizione delle Lyrical Ballad (1798) di Coleridge e Wordsworth: pur testimonianza di un frutto acerbo del romanticismo, l’opera manifesta una coscienza letteraria inquieta, priva di modelli da seguire, che si deve costituire in libertà secondo le emozioni e i moti dello spirito del poeta. Questa coscienza letteraria è esplicitata al meglio nella prefazione di Wordsworth. Altra fondamentale esperienza è costituita dall’opera della seconda generazione (Byron, Keats), Shelley. A parte la vita anarchica che è moello di inquietudine romantica, la sua poesia oscilla tra la misura lunga del poema e quella breve del sonetto, tra l’entusiasmo e il ripiegamento, tra l’impegno politico e il lirismo; costituisce una delle più compiute esperienze nella direzione della fantasia visionaria e del linguaggio irrazionale: ne è una testimonianza l’Ode al vento occidentale (1819), in cui è descritta un’appassionata unione con la forza naturale degli elementi, un confuso ed esaltante abbandono. Tutte queste esperienze delineano un orizzonte poetico dal profilo omogeneo, pur nell’individualità dei singoli. È il retroterra comune romantico a spingere in una comune direzione, quella della ricerca di un linguaggio intenso, evocativo, capace di esprimere ciò che la ragione non sa comprendere, e sul piano tematico quella della tensione all’assoluto, dell’investigazione di ciò che va oltre in sensibile. In ambito italiano tranne Foscolo e Leopardi la lirica di primo Ottocento raramente supera i limiti del documento di costume, o di una moda culturale. Nelle opere italiane si troveranno, raramente, in forme assai meno intense, i grandi temi dei lirici d’oltralpe e ancor meno si troverà una coerente ricerca stilistica nella direzione del linguaggio analogico. La ricerca si sviluppa invece nella poesia realistica, incline a ritmi e metri popolari, carica di implicazioni civili e politiche per il presente, e nella poesia patetica e sentimentale, che tende a temi più tenui e intimistici. Della prima tendenza è poeta Giovanni Berchet, uno dei maggiori teorici del nostro romanticismo, di cui si può apprezzare schiettezza, apertura a un pubblico popolare, a discapito di un linguaggio convenzionale approssimativo.

Narrativa:
Assistiamo nell’800 a un progressivo sviluppo dell’industria editoriale che interessa soprattutto il romanzo popolare. Ad esso vengono affidati i principali messaggi, diviene specchio del proprio tempo e si avvia, alla dissoluzione dei generi tradizionali, a collocarsi al centro del sistema contemporaneo accanto alla lirica, ristretta ad ambiti sociali sempre minori. Il romanzo si può suddividere in romanzo storico (frutto della concezione di storia e nazione, assolve la funzione di evasione dal presente verso epoche, come il medioevo, idealizzate e di attualizzazione del passato, di momenti significativi in chiave patriottica e nazionalistica; in Italia inoltre diede dignità al romanzo considerato genere basso) e romanzo fantastico (deriva dal romanzo gotico “nero” diffusosi in Inghilterra dalla metà del ‘700 basato sull’orrore e la paura; Il castello di Otranto di Walpole) A cavallo del secolo si impone però una narrativa che predilige l’effusione sentimentale (I dolori del giovane Werther di Goethe), una confessione lirica (Le confessioni di Rousseau), i drammi interiori senza però coglierne i legami con un ambiente storico sociale, proiettandosi sullo sfondo una natura esotica. È una narrativa di introspezione o meglio autointrospezione. Decisivo per l’allontanamento dal presente storico a favore di un’evasione nella fantasia fu la delusione storica conseguente alla rivoluzione francese che determinò specie in Francia, ma di riflesso in Italia, una tendenza alla fuga dalla realtà contemporanea. Questa delusione storica contribuisce a spiegare molte caratteristiche dei personaggi che si impongono nelle opere di Foscolo, Manzoni ecc.. il disgusto per la realtà, l’evasione nel sogno e nella natura, che può essere l’esotismo di Byron o il culto della Grecia in Foscolo e Keats o del Medioevo nel Novalis. O all’opposto il ribellismo e la titanica sfida contro la realtà, l’affermazione negazione di se nel suicidio.
In Italia il tema risorgimentale venne affrontato per lo più con modalità dove l’urgenza propagandistica ed esortatoria è molto imminente ed evidente: ne sono esempio l’inno di Mameli, tecnicamente mediocre, o la spigolatrice di Sapri idi L. Mercantini. Ci sono altre modalità dove il tema patriottico viene elevato ad un livello di riflessione religiosa, su destini dei popoli (Manzoni) o viene collegato a vicende gloriose del passato rievocate (Berchet) figure e temi risorgimentali verranno ripresi nella prospettiva della memoria e del rimpianto da Carducci e Pascoli.

Il titanismo:
I titani nella mitologia classica sono sei giganti figli di Uranio e Gea. Crono il più feroce, re dei titani, evira il padre e insatura il proprio dominio ma viene spodestato da Zeus che aveva generato dall’unioni con la sorella Rea. Crono e gli altri cercano di assaltare l’olimpo per detronizzare Zeus. La terra è sconvolta da questa guerra ma Zeus ha la meglio, relegando i titani nel tartaro, prefigurazione dell’inferno cristiano. Associato a questo mito è quello di Prometeo, figlio di uno dei sei e di una ninfa che generò l’umanità e rubò il fuoco dal cielo e fu così punito da Zeus, liberato poi da Eracle. Il mio di Prometeo comunque celebra l’ingegno umano che, sfidando gli dei, usurpa le prerogative celesti: Prometeo è mosso da sentimento irrazionale, ansia di raggiungere l’infinito, come l’uomo romantico, ansioso di conquistare un bene superiore. Le figure dei titani furono rievocate nella letteratura moderna in quanto ribelli sconfitti nella contesa contro il potere assoluto di Zeus. Ai titani vennero paragonati uomini di eccezionale forza morale che, pur sapendo della loro sconfitta, osavano sfidare le leggi di una società giudicato iniqua o della natura, o il potere di un tiranno della divinità per affermare la propria indipendenza e la libertà. Il termine titanismo designa un atteggiamento di ribellione nei confronti di un potere superiore inesorabile che, non sortendo risultati positivi, attesta la tragica grandezza dell’individuo specifico o dell’umanità intera e la sua ansia si superare i limiti umani. Antecedenti del titanismo si ritrovano in Dante con la figura di Ulisse, nella Gerusalemme liberata del Tasto dove Solimano, anche se la sconfitta è evidente, non si arrende ai crociati e alla volontà divina morendo; è anche il caso di John Milton che nel suo Paradise Lost tratteggia in termini eroici la figura di Satana che si ribella a Dio, sconfitto: simbolo di orgoglio smisurato assume un fascino inquietante ripreso soprattutto dai romantici inglesi e da Shelley che nel suo Prometeo liberato lo paragona a Prometeo preferendogli però quest’ultimo perché oltre al coraggio si astiene dall’invidia e dalla vendetta: vengono mescolati elementi classici a elementi cristiani. È nel corso del ‘700 e dell’’800 che il titanismo si realizza ovvero quando il mutato clima culturale celebra il valore dell’individuo in contrasto però con la realtà sociale o la legge naturale: viene così ripreso il mito di Prometeo. Un movimento in cui il titanismo è essenziale alla definizione stessa del gruppo è lo Sturm und Drang, a cui partecipa Schiller con il Prometeo, colto ribelle e poi con il Masnadiere in cui traccia la figura di Karl Moor. Anche Alfieri che nei suoi scritti crede nella figura dell’eroe, confidando nella propria ansia di libertà, che si proietta agonisticamente a sfidare la tirannia del potere: l’ero alfierano, sconfitto, ma mai moralmente piegato è disposto alla morte, al suicidio, assenza di compromesso, piuttosto che rifiutare la libertà. Anche personaggi come il Werther e l’Ortis, più di Werther per il tema politico e per l’accondiscendenza di Teresa a sposarlo, si collocano in questa direzione. Il suicidio per lui è si segno di sconfitta, ma anche atto che costituisce una protesta contro l’iniquità del fato e una riaffermazione della propria libertà interiore. Anche il Faust di Goethe nonostante la complessità dell’opera e il finale positivo, mantiene aspetti titanici. La sua ansia di realizzazione di sé che lo portano a sfidare le leggi naturali e a mettere a repentaglio la propria anima con il patto con Mefistofele, il suo anelito nobile ed empio sono aspetti che rimandano al titanismo. Anche molti aspetti leopardiani rimandano a questo tema: la consapevolezza della limitazione umana, destinata alla morte, dell’infinita vanità del tutto, a cui però non rinuncia a levar la voce, la sfida nei confronti della codardia e della mediocrità dei suoi contemporanei. In questa orgogliosa protesta e assoluto pessimismo di coraggio e disincanto, sta la forma più alta del tema titanico romantico.

Uno studioso di letteratura tedesca, Ladislao Mittner, distingue il Romanticismo psicologico da quello storico. Il romanticismo psicologico è un fatto di sensibilità, uno stato di eccessiva o permanente impressionabilità, irritabilità, reattività. Domina l’amore dell’irresolutezza, l’inquietudine e l’irrequietezza che si compiacciono di sé e si esauriscono in sé. La più caratteristica parola del romanticismo tedesco è la Sehnsucht (male del desiderio, caratterizza tutte le epoche ma si qualifica in modo specifico nel romanticismo storico), un desiderio che non può mai raggiungere la propria meta, perché non la conosce o non vuole conoscerla: è irrealizzabile perché indefinibile, è la ricerca del desiderio, desiderare di desiderare, un desiderio inestinguibile e proprio per questo trova in sé pieno appagamento. L’uomo romantico soffre della sua sensibilità troppo acuta e non cerca di risolvere i dilemmi e se risolti ne crea altri perché sono l’essenza della propria esistenza. Questo romanticismo psicologico è sempre esistito, è una categoria dello spirito. Il romanticismo storico è caratterizzato da un periodo di letteratura che approssimativamente possa essere detto il periodo romantico. Il romanticismo allora fiorisce, grossissimo modo, fra il 1795 e il 1815 circa e domina poi la letteratura europea fino al 1850 circa.

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