Aleksej di Aleksej
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Dibattito tra Neoclassici e Romantici in Italia

Di Romanticismo si comincia a parlare in Italia solo con la polemica suscitata nel 1816 dalla pubblicazione sul primo numero della rivista”Biblioteca italiana”, dell’articolo di Madame de Stäel “Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni”. In questo articolo la scrittrice francese sollecitava i letterati italiani a cogliere i fermenti innovativi presenti nelle letterature delle altre nazioni europee. L’invito nasceva dalla grande ammirazioni che l’autrice portava per la nostra cultura ma anche dall’insoddisfazione per la qualità della letteratura contemporanea, verso la quale rivolse critiche dure ed esplicite. L’articolo di Madame de Stäel innescò un acceso dibattito culturale che vide schierati da un lato autori come Pietro Giordani, difensori del Classicismo, e dall’altra i giovani romantici tra i quali il Di Breme e il Berchet. La polemica classico-romantica fu condotta sulle riviste letterarie e conobbe momenti di particolare asprezza. (La biblioteca italiana per i classicisti e il Conciliatore per i romantici). Pietro Giordani, dopo aver tradotto per la “Biblioteca italiana, l’articolo della de Stäel, fu anche tra i primi a pubblicare, sulla stessa rivista, una risposta anomina firmata da un italiano dal titolo “Un italiano, risponde al discorso della Stäel”. L’intervento di questo autorevole esponente del Classicismo illuminato rappresenta un documento significativo della tesi sostenuta dai classicisti. Giordani, offre un’analisi attenta dei diversi rilievi compiuti dalla de Stäel e, sul piano delle valutazioni, riconosce come la de Stäel, la crisi della letteratura italiana, ma non si trova d’accordo né sulle cause di tale squallore, né sulle possibili soluzioni ( traduzione dei poemi e dei romanzi d’oltralpe). Giordani resta ben saldo sul principio classicistico per cui gli intellettuali debbono studiare e ritrovare nei classici latini e greci una nuova forza creativa. Rovesciando gli argomenti della de Stäel, Giordani attribuisce la decadenza della letteratura italiana proprio ai devianti apporti preromantici oltre che a una generale pigrizia di impegnarsi nello studio dei classici. In difesa delle tesi di Madame de Stäel, per rispondere agli attacchi più duri dei classicisti e, più in generale, per sostenere le idee fondamentali del Romanticismo, intervennero vari intellettuali, tra cui Ludovico di Breme, una delle figure più significative del movimento romantico italiano. Di Breme mette in luce come le affermazioni della de Stäel non intendano sminuire l’importanza e la qualità della tradizione letteraria italiana; ma si mostra molto deciso nel valutare lo stato di decadenza e di isolamento della letteratura italiana. Esorta dunque i letterati italiani a rientrare “nel commercio” delle idee che collegano le nazioni d’Europa, ad adeguare la lingua e la letteratura italiana alle nuove necessità culturali e sociali del presente. Anche Giovanni Berchet con “La lettera semiseria di Grisostomo” diede un ulteriore contributo al dibattito sostenendo la necessità di provincializzare la letteratura contemporanea guardando oltre i confini nazionali e indicando come nuovo orizzonte artistico la poesia popolare in contrapposizione a quella classica e mitologica.

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