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Poetica del periodo decadente: Estetismo e Linguaggio

Estetismo

Qui inteso come culto religioso dell'arte, ovvero come momento privilegiato di conoscenza, di cui l'artista rappresenta una sorta di sacerdote, che rivela l'assoluto. L'esteta agisce e giudica la realtà in base al bello, filtrando la vita attraverso l'arte: mentre nelle epoche precedenti si era infatti pensato che fosse l'arte a dover imitare la vita, a dover essere 'quanto più realistica possibile', qui lo scenario si ribalta completamente. L'arte non è al servizio di nessuno, ma è fine a se stessa (art for art's sake) ed è la vita a doversi tendere a lei, è la vita che viviamo, quella di tutti i giorni, che deve essere resa il più possibile come un'autentica opera d'arte. Tali idee raggiungeranno la massima rilevanza con poeti e scrittori del calibro di Wilde e D'Annunzio, che riusciranno a fare della loro vita un'opera d'arte. Arte intesa come 'Arte', come poesia pura, che celebra se stessa, senza alcun altro intento.

Linguaggio:
La parola assume valore puramente suggestivo, alle immagini nitide si sostituisce infatti il 'suggestivo', la parola diviene una sorta di 'formula magica', la poesia diventa oscura, quasi incomprensibile, rivolta solo a pochi iniziati. Questo è uno dei numerosi aspetti di reazione alla cultura che sta diventando sempre più 'di massa'. L'artista in questo periodo sente il bisogno di difendersi, per salvare l'aura dell'arte che la riproduzione meccanica sta cancellando.

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