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Dal Naturalismo al Verismo Italiano

Il Verismo italiano prende spunto dal naturalismo francese e si sviluppa nella seconda metà dell’800. Esso è stato introdotto con la scapigliatura, dove gli scapigliati prendevano spunto descrivendo la realtà così com’era, quindi una realtà oggettiva.
Il Naturalismo pone le sue basi sul Positivismo: movimento filosofico, scientifico, culturale, che era il movimento più sviluppato in Europa, in quanto rivendicava la centralità del progresso scientifico per l’indagine, cioè la descrizione della realtà, ma anche per il progresso umano, per costruire un futuro migliore. Il Positivismo poneva al centro dell’analisi la razionalità scientifica, cioè il modo di pensare secondo il metodo scientifico, attraverso l’osservazione, l’analisi, la sperimentazione e l’ipotesi; ritenendolo l’unico metodo per analizzare la realtà.

Il massimo esponente del naturalismo francese era Taine, in quanto traspone questa ideologia (adottata su dati oggettivi) anche sulla letteratura in quanto quest’ultima deve compiere una fase descrittiva, analitica, scientifica della realtà, senza mistificarla.
Da qui ne trae spunto anche Emile Zola, il quale compone una grande opera: “il romanzo sperimentale”, dove sostiene che l’attività del romanziere assomiglia a quella scientifica.
Inoltre sostiene anche che il metodo scientifico deve essere applicato alla sfera sentimentale perché i sentimenti devono essere trattati con oggettività.

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