I Crepuscolari

Crepuscolari fu l'aggettivo con cui il critico G.A. Borgese definì un gruppo di poeti che operarono all'incirca nel primo ventennio del nostro secolo e che interpretarono in modo particolare la sensibilità e i temi del Decadentismo italiano.
Il crepuscolo è il momento della giornata che segue il tramonto, è l'ora in cui si diffonde una luce tenue e morente: i poeti crepuscolari derivano il loro nome dal gusto perla penombra e dall'amore per gli aspetti più grigi, meno appariscenti e meno solari dell'esistenza.
Essi cantano le piccole cose di ogni giorno, gli oggetti e gli ambienti più banali, le abitudini, gli affetti e l'intimità di una vita senza grandi ideali; rifiutano l'impegno nella realtà sociale, sognano il ritorno all'infanzia e aspirano ad un'esistenza semplice, confortata dai valori della tradizione; manca in loro lo slancio e la passione; considerano con ironia anche il loro sogno di una felicità quieta, quasi modesta.
Fra i crepuscolari il poeta che ha acquistato più fama è Guido Gozzano; accanto a lui si ricordano Sergio Corazzini e, per quanto riguarda le loro prime opere, Corrado Govoni e Marino Moretti.

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