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Storia di una poesia che diventa una canzone, anzi la canzone degli italiani contro ogni tirannia.

A che servono le canzoni?
Sicuramente chi le compone cerca di esprimere un'emozione e vuole trasmetterla ad altri. Chi le ascolta può trovare in esse qualcosa di sè e, di conseguenza, esaltarsi, commuoversi, riflettere. Ci sono composizioni che diventano famose soprattutto in determinati periodi e che hanno giocato un ruolo importante nelle vicende storiche.

"Il canto degli italiani"

Pensiamo al canto che siamo abituati a chiamare "Fratelli D'Italia":
prima di diventare il nostro inno nazionale, è stato importantissimo per le lotte di unificazione. Il testo viene composto nel 1847, in pieno clima patriotico poco prima della guerra contro l'Austria, da Goffredo Mameli, uno studente e poeta. La musica verrà composta l'anno dopo a Torino da Michele Navarro. Intitolata "Canto degli Italiani", questa canzone entra subito nel cuore di tutti coloro che lottano per la libertà dalla dominazione straniera.

Il canto
Fratelli D'Italia,
L'Italia s'è destra,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.

Il testo di Mameli comincia con un richiamo alla Romanità, con L'Italia che indossa idealmente l'elmo di Scipione l'Africano, il generale Romano che nel 202 a.c. sconfisse i Cartaginesi guidati da Annibale.
Poi il popolo italiano viene esortato a superare le storiche divisioni:

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi
perchè non siam popolo
perchè siam divisi
raccolgaci un unica bandiera, una speme.

Goffredo Mameli prosegue con una strofa ricca di storia per convinere l'Italia a sollevarsi e a diventare padrona del proprio destino e le canta la gloria di coloro che sono stati capaci di rivoltasi al nemico. Ecco allora i riferimenti alla vittoria della Lega Lombarda su Federico Barbarossa (battaglia di Lugano, 1166); l'estrema difesa della repubblica di Firenze dall'esercito imperiale di Carlo V (1530); la rivolta popolare di Genova del 1746 contro la coalizione austro-piemontese( simboleggiata dalla figura di Balilla, un ragazzino; l'insurrezione del popolo di Palermo del 1282 contro i Francesi di Carlo D'Angiò:

Dall'Alpi a Sicilia
dovunque è Legnano
ogni uom di Ferruccio
ha il core
ha la mano,
i bimbi D'Italia
si chiaman Balilla
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.

Grazie all'immediatezza dei versi e alla capacitò di raccogliere secoli di ribellioni alla tirannia in un'unica poesia nazionale, il canto diviene presto un simbolo del Risorgimento. Infatti accompagnerà ogni tappa del processo di unificazione nazionale, fino alla presa di Roma del 1870. Verrà cantato e suonato durante la I Guerra Mondiale e dopo l'armistizio del Settembre 1943.

Il 12 Ottobre 1946, in una sorta di riconoscimento istituzionale di quanto decretato dal popolo in un secolo di avvenimenti, diviene finalmente inno nazionale della Repubblica Italiana.

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