Ominide 13 punti

La crisi del positivismo


Dopo il 1890 il Positivismo entrò in crisi, il pubblico comprese che la scienza non poteva risolvere da sola i problemi della vita degli uomini. Lo sviluppo della società richiedeva nuovi mezzi conoscitivi: la rivoluzione tecnologica aveva modificato le condizioni di vita e di pensiero. La grande città era diventata espressione di solitudine. La questione sociale e l'imperialismo rendevano sempre più difficile la speranza di una struttura razionale dell'agire umano e preparavano la grande crisi europea che culminerà nella Prima Guerra Mondiale.
Sul piano culturale il tramonto del Positivismo lasciava emergere nuove correnti di pensiero irrazionalistiche tipo Nietzsche, esaltatore della "volontà di potenza" (mito del superuomo).
Il nuovo irrazionalismo rifiuta lo storicismo romantico e il culto dei grandi ideali. Per addentrarsi nell'analisi dell'inconscio, ha inizio in questi anni la meditazione di Freud e la scoperta della psicoanalisi.
Sul piano letterario si ha una ripresa dell'esaltazione della creatività individuale.
Nell'età romantica e in quella positivistica il letterato era stato guida di popoli, mentre ora avverte la propria solitudine in una società che lo rinnega.
I decadenti iniziano l'esplorazione delle zone profonde della coscienza, si interessano all'analogia fra i diversi ordini di sensazioni.
Essi esaltano l'IO soggettivo, creatore nell'arte, che diviene mezzo di conoscenza di quelle evasioni o paradisi artificiali che consentono di sfuggire alla miseria della vita umana e di attingere una conoscenza della realtà vera. La ragione e lo storicismo romantico vengono rifiutati e la vita diviene una successione di attimi, di rivelazioni improvvise in cui si attua una fusione con l'ignoto, fuori dal tempo e dalla storia, evadendo dal grigiore dell'esistenza quotidiana ritenuta vana, senza scopo.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico Letterario 800?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email