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La Scapigliatura

Fra l’inizio degli anni sessanta e la fine degli anni ottanta dell’Ottocento, un gruppo di artisti si raccolse sotto l’etichetta della Scapigliatura, accomunati da un rifiuto della società e da inquietudine. L’impulso eversivo della poesia scapigliata si esercita contro Manzoni, interpretato in chiave paternalistica e moraleggiante e ritenuto colpevole di aver soffocato le spinte del primo Romanticismo italiano. Questa rottura polemica con la tradizione ha portato gli scapigliati ad un progressivo sperimentalismo narrativo e linguistico.
Nella “Fosca” di Tarchetti si ritrovano temi prettamente romantici come il binomio eros-thanatos.

La narrativa educativa e umanitaria

Si ha principalmente dopo l’unificazione d’Italia. Da una parte il libro “Cuore” di E. De Amicis presenta un progetto ideologico, la presentazione di un codice morale per la borghesia laica e progressista spiegato attraverso il mondo di una classe di scuola. Dall’altro lato vi è l facola fantastica di pinocchio, una storia di formazione.

Verismo

Questa corrente è la riformulazione italiana del Naturalismo francese. Anche il verismo, quindi, tende a raccontare i fatti nel modo più oggettivo possibile. Il Verismo si basa su tre premesse: - L’attenzione alle più recenti scoperte scientifiche;
- Lo studio delle condizioni di vita delle classi sociali più umili, specialmente dopo l’unificazione;
- La necessità di rifarsi alla narrativa francese dell’Ottocento.
Capuana fu lo scrittore che si impegnò a difendere il verismo dalle critiche esterne.

Giovanni Verga
• Nasce nel 1840 a Catania da una famiglia benestante;
• Studia nella scuola di un patriota della resistenza anti-borbonica; interesse per a storia e per la letteratura; educazione laica improntata a valori patriottici;
• Nel 1865 si trasferisce a Firenze, considerata il fulcro della vita culturale e politica;
• Nel 1879 pubblica “Storia di una capinera” a puntate nella rivista “La Ricamatrice”;

Storia di una Capinera Narra le vicende di una fanciulla costretta al convento. Riporta a fatti di attualità e di cronaca il tema della monacazione forzata, che spingono Verga sotto la bandiera degli scrittori animati da istanze di rinnovamento etico e sociale. Tuttavia, l’intento di Verga non è quello di denunciare una realtà sociale drammatica: cerca, invece, di adattare la storia ai gusti del pubblico borghese post-risorgimentale. Il linguaggio utilizzato è il fiorentino colto e vi sono numerose influenze romantiche. Altri temi, oltre alla monacazione forzata, sono l’orfano e il diverso.

• Nel 1872 si trasferisce a Milano; consolida la sua amicizia con Luigi Capuana;
Milano è risultata importante per sviluppare la letteratura verista di Verga, in quanto, grazie alla vita cittadina di Milano, ebbe l’impulso ad analizzare, da quella prospettiva, la vita delle plebi meridionali. L’autore rimane sempre un po’ scettico alla vita cittadina, contrapposta alla tradizione autentica della campagna. L’ambiente con cui Verga intrattiene più rapporti è quello della scapigliatura milanese (corrispondente alla Bohème francese).
• Tra il 1874 e il 1875 pubblica i romanzi Eva, Tigre Reale e Eros;

Eva
- Tema della ballerina: molto diffuso a quel tempo, rappresenta il divertimento del nuovo mondo cittadino e la sua risultante vita frenetica;
- Tema della modernità: evidenzia il rapporto fra arte e società. La prima viene continuamente adattata alle leggi del mercato;
- Fatuità dell’illusione romantica, viene continuamente sopraffatta dal bisogno di beni materiali.

• Nel 1874 viene pubblicato il “bozzetto siciliano” Nedda;

Nedda
Per la prima volta, la novella ha un’ambientazione siciliana. Racconta la storia di una povera raccoglitrice di olive. Tuttavia, dal punto di vista stilistico e tematico la novella non presenta novità. Il narratore, infatti, è onnisciente e interviene nella storia, soprattutto per difendere Nedda. Ha, quindi, le sue opinioni e il suo ruolo fondamentale nella vicenda, cose che perderà nei romanzi veristi. Nella prima fase, il poeta cercherà solamente di porre in contrasto la vita cittadina con il suo progresso alla vita della campagna. Successivamente si avrà un trionfo dell’utilitarismo.

• Nel 1875 lavora ad un “bozzetto marinaresco”, intitolato Padron ‘Ntoni;
• Muore a Catania nel 1922

Verismo
Con la data 1878 si è soliti indicare l’inizio della stagione verista, dopo la pubblicazione di Fantasticheria e Rosso Malpelo. Riprende dal Naturalismo il carattere letterario dell’opra, ovvero la fisionomia del narratore, le tecniche e la struttura della narrazione, la dimensione linguistica.

• Lettera prefatoria all’”Amante di Gramigna”
Indirizzata all’amico Salvatore Farina, membro della Scapigliatura, elabora tutti i postulati teorici della sua poetica verista. Nei primi passaggi, l’autore tende a sottolineare come la presenza del narratore sia nulla e la vicenda venga presentata senza alcun commento esterno. Successivamente questa visione viene allargata ad un’intera categoria di scrittori. Nel terzo paragrafo l’opera viene definita come un “farsi da sè”, ovvero il testo deve sembrare essersi creato da solo, senza l’intervento dell’autore. La psicologia del personaggio deve essere mostrata attraverso il suo comportamento. La forma è inerente al soggetto, in quanto i fatti sono narrati dai personaggi. Il linguaggio è realista, semplice e pittoresco; l’opera si tratta quindi di un documento umano in cui il fatto non è filtrato attraverso le idee dell’autore. L’autore si nasconde dietro l’opera. In questo modo lascia scorrere la narrazione, rinuncia a movimenti ad effetto tipici delle trame tradizionali e preferisce sottolineare gli eventi nel loro sviluppo logico. Allontanandosi dal Naturalismo, non si concentra sullo scrupolo scientifico, ma vede la narrazione come un mistero da esplorare.

• L’amante di Gramigna
Peppa è una giovane promessa in sposa al miglior partito del paesino di Licodia. Decide però di fuggire per raggiungere il brigante Gramigna, innamorata di lui, che però non ha mai visto ma solo conosciuto per fama. Peppa lo seguirà nel suo destino fino all’umiliazione in carcere.

Una contraddizione forte nelle novelle veriste si trova nella descrizione della vita delle classi più umili. Da una parte vi è la continua ricerca di un benessere e di un accrescimento materiale, in una società guidata dal principio della sopraffazione del più forte. Dall’altro lato, invece, si trova la volontà di credere che nel mondo rurale resisti una realtà incontaminata.

• Fantasticheria
Il narratore, rievocando un soggiorno insieme, cerca di guidare la sua interlocutrice aristocratica, abituata all’ambiente cittadino, non riesce< a capire le dinamiche della vita degli abitanti di Aci Trezza. Il narratore avverte che bisogna “farci piccini anche noi” per poter comprendere la vita degli umili pescatori del paese. Il piccolo mondo siciliano, nella sua totale alterità rispetto alla condizione borghese, si colora di nostalgia romantica, ispirata all’idealizzazione di un paradiso di sentimenti semplici e genuinità popolare.
Questa novella è legata ai Malavoglia rispetto a quattro aspetti: il motivo della ricerca di una condizione di vita migliore, il motivo della fatale necessità, l’osservazione della natura umana a partire dagli aspetti del comportamento, l’intenzione di condurre un’analisi scientifica sulla sopravvivenza dei piccoli esseri umani. L’assetto della narrazione è invece lontana dai Malavoglia, in quanto il narratore si colloca da intermediario fra la società borghese, rappresentata dalla donna, e la società dei pescatori di Aci Trezza. Il narratore non appartiene a nessuno dei due mondi e si mantiene a distanza sia dalla donna, oggetto di ironia, sia dai meccanismi profondi che regolano la vita dei poveri pescatori. Anche lo stile vi si distacca, in quanto il mondo arcaico dei pescatori assume i caratteri di una purezza appartenente al mito. Il punto di vista del narratore imprime allo stile una forma ampia ed elegante. Tuttavia, introduce il principio della fatale necessità, fondamento dei Malavoglia: quando uno dei piccoli esseri umani cerca di staccarsi dal gruppo per tentare di conoscere il mondo, senza scampo, verrà annientato dal mondo stesso.

• Rosso Malpelo
La novella presenta nuove tecniche di narrazione impersonale. La vicenda è ambientata in una cava di sabbia in cui lavora il giovane Rosso Malpelo. L’umile vita dei lavoratori è caratterizzata dallo sfruttamento. Il protagonista, oppresso dalla violenza di questo ambiente, a differenza dei compagni riesce a capire i meccanismi economici alla base di questo meccanismo di sfruttamento. La vicenda, tuttavia, non si conclude con un riscatto del giovane, ma con un’assimilazione cosciente della legge del più forte.
Rosso Malpelo offre la versione letteraria di un importante documento storico, “Il lavoro dei fanciulli nelle zolfare siciliane”, di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino del 1876. Verga, narrando le vicende di Malpelo, tende a sottolineare i particolare di crudeltà ed efferatezza del mondo in cui vive il protagonista.
Importanti nella novella sono i due artifici, poi consoni nei Malavoglia, dello straniamento della regressione.
- Artificio della regressione: il narratore si nasconde dietro l’opinione della comunità, descrivendo la situazione attraverso le opinioni e i commenti della gente. Anche il linguaggio a sua volta si adatta alla situazione descritta; importante è anche l’uso del discorso indiretto libero;
- Artificio dello straniamento: consiste nell’applicare a un oggetto un tipo di percezione tale da cancellarne la familiarità, così da renderlo conosciuto e strano. È ciò che fa Verga con il personaggio di Malpelo, i cui comportamenti risultano strani, poichè la vicenda è analizzata secondo l’opinione pubblica. Grazie a questo artificio si delinea il carattere e il comportamento di Malpelo, molto diverso da quello degli altri personaggi, in quanto capace di provare qualche sentimento anche nella realtà violenta in cui vive.

• Libertà
Nella novella si racconta un episodio reale, avvenuto nel 1860 a Bronte, un paese alle falde dell’Etna, in occasione della spedizione dei Mille di Garibaldi. I contadini affamati, raccogliendo un proclama del condottiero e interpretandolo in base ai loro bisogni materiali, si ribellarono, facendo una strage. Il racconto si divide in tre momenti:
- la sanguinosa rivolta;
- L’arrivo di Bixio e dei condottieri;
- Il ritorno alla normalità.

Il ciclo dei vinti Ciclo di romanzi composto da: I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni e L’Uomo di lusso. Verga mostra di voler indagare i diversi livelli della società, dagli umili ai borghesi, fino ai politici e agli artisti.

I Malavoglia
Già rintracciabile nel “bozzetto marinaresco” Padron ‘Ntoni. L’opera viene pubblicata nel 1881, ma riceve numerose critiche e si rivela un fallimento.
Nella prefazione indica l’opera come uno documento umano, uno studio scientifico e delinea anche la riflessione sulla natura ambivalente del progresso dell’umanità. Il cercare di migliorare la propria situazione sta alla base dell’attività umana, ma cercare di modificare la propria situazione è causa di fallimento. Si tratta del tema della cooperazione inconsapevole del singolo al progresso dell’umanità, il quale però viene escluso dai vantaggi che porta e ne viene sopraffatto.
Il narratore è interno e mai depositario di informazioni più estese rispetto a quelle dei personaggi stessi, i quali si impongono mano a mano che la narrazione progredisce.
La vicenda si svolge nel paese di pescatori di Aci Trezza. Attorno alla famiglia protagonista si snoda un gran numero di personaggi, dalle autorità fino ai contrabbandieri. La vicenda prende avvio dal tentativo della famiglia dei Malavoglia di migliorare le proprie condizioni passando dall’attività di pescatori a quella di commercianti. Il naufragio della loro barca con il carico di lupini preso a credito segna l’inizio del declassamento della famiglia. Si scontrano così due visioni differenti, la tradizione antica di Padron ‘Ntoni e la ricerca di modernità e cambiamento del nipote ‘Ntoni.
La cittadina di Aci Trezza è uno spazio chiuso, tutta la vicenda si svolge in quel luogo. Anche il linguaggio e il narratore interno non vanno oltre le caratteristiche e i confini del paese. Allo stesso modo, questo potrebbe sembrare l’ultimo baluardo di un mondo non ancora travolto dal progresso. Un discorso analogo vale per il tempo, ciclico nel paesino. Questa visione del tempo, offre tutela da qualsiasi mutamento. Il tempo lineare ed evolutivo che produce cambiamenti è al di fuori dai confini del paese e i suoi abitanti non sanno che dipingerlo con tinte avventurose.
L’artificio della regressione viene accentuato in quest’opera, in cui tutto si adatta al contesto sociale del paese. Anche la tecnica dello straniamento serve a mettere in risalto i sentimenti della famiglia, non compresi dagli altri abitanti, mossi solo da interessi economici. Attraverso un ritratto dall’interno della famiglia, si nota chiaramente l’opposizione di valori: da una parte l’onore, il rispetto e il lavoro, all’esterno una deformazione malevola, caratterizzata unicamente da fattori economici.

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