Tra neoclassicismo e romanticismo

I movimenti culturali del Neoclassicismo e del Romanticismo nascono come conseguenza al contesto storico del 700 e dell'800. Il momento di transizione tra i due movimenti è rappresentato dal Preromanticismo. Il Neoclassicismo punta alla riscoperta dell'antichità come periodo che racchiude l'armonia e l'equilibrio. Il Romanticismo esalta l'individuo, i suoi sentimenti irrazionali e la sua volontà di fusione con la natura. L'elemento comune che caratterizza le due correnti è l'attenzione per il passato ed il vedere l'antichità come un'età esemplare, perduta, irrecuperabile. I neoclassici si interessano soltanto del recupero della cultura greca antica. I romantici guardano con ammirazione anche il periodo del Medioevo inteso come età della spontaneità. L'uomo romantico è consapevole della sua individualità e della scissione tra l'Io e il mondo. Il romantico vorrebbe concepire l'idea di assoluto ma egli avverte i propri limiti. Dunque egli percepisce l'illusorietà in ogni tentativo d'imitazione della bellezza antica. L'uomo romantico si sente costretto a vivere entro determinati limiti che lo portano a desiderare l'evasione e la fuga verso la natura vergine delle foreste americane o verso paesaggi esotici o verso la Grecia. Il romantico si avvale anche di altri metodi di fuga come l'esperienza amorosa e l'evasione nei paridisi artificiali che lo proiettano in illusioni.

Ugo Foscolo

Ugo Foscolo nasce nel 1778 a Zante. E' il primo autore italiano moderno con dimensione europea. La modernità di Ugo Foscolo è racchiusa nella sua capacità di calare l'esperienza Sei-settecentesca illuminista nel contesto del fine Settecento, coniugando la sua sensibilità moderna con la tradizione classica. In una società in cui non si da spazio a illusioni individuali, Foscolo ricerca la sintesi tra passione e ragione nella sua poetica. La sua poetica si divide in due filoni: la vena celebrativo-didascalica che celebra la bellezza e l'ideale neoclassico, e la vena lirico-sentimentale che celebra la passionalità e l'istanza romantica. Le diverse suggestioni culturali si traducono nel rapporto tra le sue esperienze di vita e la trascrizione poetica. Ugo Foscolo elabora le sue teorie materialistico-meccanicistiche sulle orme di Giambattista Vico e Thomas Hobbes. Foscolo vede la natura come in perenne divenire e costituita da materia soggetta a un processo di trasformazione. L'universo è una macchina governata da leggi meccaniche mosse dal principio di autoconservazione. Dunque Foscolo riprende da Vico la concezione ciclica della storia e la funzione educativa della poesia e da Hobbes la sua concezione di società. Egli vede la crisi etico-politica come un movente per individuare nella letteratura l'ufficio di promuovere la civile concordia. La letteratura ha ruolo di mediatrice tra potere e collettività attraverso la condizione etica che presuppone il professarsi liberi e incorrotti, e la condizione estetica che presuppone il suscitare sensazioni capaci di stimolare la comunità alla riscoperta di quelle illusioni che portano alla concordia collettiva. La natura si mostra anche con il suo lato ostile ed è fonte viva di sensazioni. Vivendo nella natura, l'uomo è soggetto ad un tipo di società regolata da meccanismi ciclici. Sulle orme di Hobbes, Foscolo crede che l'avvento della civiltà sia segnata dal passaggio dell'umanità dallo stato di natura allo stato civile. L'uomo deve rispettare il contratto per cui bisogna cedere parte del proprio diritto allo Stato che è la sola istituzione capace di garantire protezione, in quanto l'uomo persegue solamente i propri interessi. Il superamento del materialismo (in senso rigorosamente laico) ed il recupero del senso della vita è affidato alle illusioni. Le illusioni derivano da un'accesa sensibilità individuale, dalla fantasia e sono strumento di riscatto del soggetto per cercare la chiave d'accesso alla vita. Infatti è solo grazie alle illusioni che l'uomo può lasciare traccia di sé. Le illusioni rafforzano le identità che compongono una comunità. A causa delle delusioni politiche, Foscolo si affida sempre di più alla fantasia e alla funzione della poesia come creatrice di oggetti e mondi diversi, alternativi alla durezza della realtà.

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati. Leopardi vede con sofferenza l’atmosfera dell’Italia e dell’Europa degli anni 1820. La sua infelicità è tale che lui pensi che sia l’unico a provarla. La sua vita è determinata dalla noia, dall’incapacità di dare significato agli eventi. Pur ritenendo l'illusorio raggiungimento della felicità, durante il periodo del "pessimismo storico", attribuisce alla natura funzione "benigna" perché ha donato le illusioni. Le illusioni sono strumento per alleviare le pene degli uomini che, attraverso il progresso sono state distrutte. Per questo motivo, Leopardi crede che gli antichi abbiano vissuto una vita intensa di passioni e in armonia con la natura. Leopardi parla di "pessimismo storico" perché crede che la vita sia l'esito di un processo di corruzione che porta l'uomo ad allontanarsi dalla natura. Quando il pessimismo giunge al livello cosmico, Leopardi matura l'idea per cui l'infelicità sia propria del genere umano e che è legata al non avere i mezzi per raggiungerla. In questo periodo si riconosce l’impegno civile di Leopardi. Questo sentimento nasce dall’interesse al dibattito. A contatto con le genti (soprattutto di Napoli), riesce a concepire l’idea per cui tutti gli uomini hanno lo stesso destino. Ogni uomo è soggetto alla natura che agisce indifferentemente e successivamente, avversa gli uomini dichiarandosi come natura "matrigna". Infatti la volontà dell’autore, di ergersi come intellettuale civile, nasce dalla compassione. Leopardi prova compassione per sé stesso e tutti gli uomini che sono destinati a vivere nella storia che non agisce mai a favore o a sfavore. L’impegno civile si traduce nell’atto eroico di rivelare questa verità. L’autore si impegna nel trovare una soluzione all’infelicità. Egli si sente stretto tra l'aspirazione al piacere senza limiti e la scoperta che la vita è connessa all'esperienza del dolore. Il dolore è provocato da determinate condizioni fisiche che impediscono l'uomo di perseguire il piacere. Sono chiari i riferimenti alla sua malattia che funge da formidabile strumento conoscitivo. Egli cerca di riporre speranza negli uomini e nella religione. Il suo è un pensiero critico che si fonda sulla dimostrazione razionale della nullità di ogni cosa e sul rifiuto delle false verità. Egli si trova in contrasto con la Natura e pensa che l’unico modo per avversarla è quello di guardare oltre le classi sociali. Gli uomini devono usare la propria arma dell’essere differenti, per contrastare l’indifferenza della natura. Successivamente egli prova a legarsi alla religione ma ne trova solamente degli ‘’errori barbari’’. Leopardi non riesce a trovare la salvezza nella fede perché non crede nell’esistenza dell’anima e nell’idea del progresso. Egli cerca una libertà che non sia legata ai dogmi religiosi. Infatti si parla di una conversione filosofica dovuta all'aggravamento delle sue condizioni di salute. Egli si allontana dalla religione cattolica e matura l'idea per cui lo stato contemporaneo non sia modificabile. Il suo inseguire la felicità senza mai averla tra le mani, sottolinea il suo impegno civile. Il suo pensiero approda ad un radicale pessimismo, espresso in una filosofia "dolorosa ma vera" che mette gli individui tutti davanti lo stesso destino di infelicità e che riescono a trovare la sola speranza nella "catena umana" che convoglia il dolore comune con la compassione.

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni nasce nel 1785 a Milano. Egli vive in un contesto storico travagliato e segnato dalla Rivoluzione francese e dalla Restaurazione. Ad Alessandro Manzoni dobbiamo la coniugazione tra il forte impegno civile dell'intellettuale, derivato dai principi dell'Illuminismo, e tra il rinnovamento romantico. Manzoni si avvicina a posizioni romantiche con la maturazione della sua conversione religiosa e con la frequentazione degli "ideologi" francesi. La conversione è stata molto sentita e vissuta tanto da elaborare la concezione della "divina provvidenza" che prevede la predestinazione ed un pessimismo evidente. Secondo Manzoni, l'uomo non ha capacità di reagire agli avvenimenti che accadono perché erano stati già destinati. Ispirato dalle influenze illuministiche e romantiche, matura la concezione per cui la cultura e la politica debbano marciare insieme per essere entrambe vere ed autentiche. Per questo motivo, Manzoni si mostra favorevole all'unificazione italiana. La sua letteratura si impronta ad un realismo carico di motivazioni politiche e religiose che metterà sempre in discussione per il suo costante desiderio di rappresentare il "vero". Egli si sente chiamato ad elaborare una letteratura che abbia un fine educativo e civile. Per questo motivo, rifiuta ogni forma di fantasia e mitologia. Manzoni fonde la storia, che racconta gli eventi, con la poesia che racconta la storia delle masse degli umili attraverso le loro passioni e le loro verità soggettive. Egli sperimenta varie modulazioni di genere per arrivare a designare il "vero" rapportato alla storia. Manzoni attua un'attenta opera di documentazione prima di scrivere di eventi realmente accaduti. Manzoni sceglie il genere del romanzo storico per realizzare il suo intento. Con il romanzo storico è possibile realizzare un intreccio di voci capace di restituire una visione vera di ogni realtà. Si pone il problema della lingua e, dopo un'attenta sperimentazione, Manzoni giunge a considerare il toscano colto parlato la lingua giusta da adottare per rappresentare la realtà stratificata nelle sue componenti sociali e perché adatta alla borghesia. E' una lingua viva ed è il vero punto di partenza per tutta la narrativa italiana posteriore. La rappresentazione del "vero" nel romanzo storico è sottolineato anche dagli strumenti della "digressione" e dell'ironia. Per digressione si intende una pausa narrativa in cui si raccontano le vicende realmente successe che giustificano le azioni del personaggio. Manzoni giunge al concetto di ironia tramite le digressioni che esplicitano il mal-collocamento del personaggio in quel determinato contesto.

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