Victor Hugo: la vita e le opere, la sintesi “I miserabili”


Victor Hugo da bambino respirò l’atmosfera del periodo napoleonico, seguendo i numerosi spostamenti del padre, ufficiale dell’esercito francese. Stabilitosi a Parigi, nel 1819 ebbe i primi riconoscimenti per la sua attività letteraria. Scrittore molto prolifico e di grande successo, pubblicò romanzi Nôtre-Dame de Paris, 1831, I miserabili, 1862, I lavoratori del mare, 1866, L’uomo che ride, 1869, Novantatré, drammi teatrali e moltissime raccolte di poesie, poemi, odi e ballate.
La sua enorme popolarità gli fruttò sia l’elezione a deputato sia quella a senatore. La dura opposizione al regime di Napoleone III gli costò quasi vent’anni di esilio, in gran parte trascorsi, dal 1855 al 1870, nelle isole inglesi della Manica. Alla sua morte gli furono tributati solenni funerali di Stato.
Fra i massimi esponenti del movimento romantico, Hugo affrontò un vasto arco di temi, si avvale di un gran numero di toni (dal tragico al satirico al lirico) ed ebbe un ruolo determinante nel rinnovamento del linguaggio letterario. Secondo Hugo, lo scrittore deve svolgere una funzione civilizzatrice; deve elevare le vicende politiche alla dignità della storia, saper salvaguardare la sua indipendenza, volgere uno sguardo sereno sul presente.
Nel romanzo “I miserabili”, Victor Hugo presenta un momento dell’insurrezione parigina del 5-6 giugno 1832, uno dei tanti tentativi di abbattere la monarchia borghese di Luigi Filippo di Orléans organizzati dall’opposizione democratica e repubblicana. Il popolo è in lotta contro un regime tirannico, si combatte per le strade, chiuse da barricate.
L’autore vuole comunicare la sua adesione alla causa popolare. Fa dunque partecipazione all’insurrezione molti personaggi chiave del romanzo, quelli che il lettore ha imparato a conoscere e ad amare, immedesimandosi nelle loro vicende. Tra gli altri, inserisce un episodio particolarmente commovente: un eroe che cade per la giusta causa. E a morire non è un adulto, ma un ragazzo, povero e affamato, sveglio e simpatico.
Gavroche, il monello parigino che muore sulle barricate, è appunto il personaggio che riesce a provocare l’effetto desiderato dallo scrittore. Colpisce la tranquilla sicurezza con cui il personaggio si muove sotto le palle di fucile e nel fumo degli spari. Gavroche si avventura in una dimensione irreale: la strada non è una strada, ma uno spazio minaccioso e selvaggio.
La figura di Gavroche è caratterizzata dalla semplicità e dal coraggio con cui il ragazzo affronta le situazioni più difficili senza mai perdere la vena ironica e provocatoria. Il personaggio, però, non sarebbe completo senza il sacrificio, che puntualmente attiva. Il “pigmeo” (agile, mobile, fragile) si è rivelato un gigante.
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