Mito 2715 punti

Giuseppe Gioachino Belli

Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo Belli nasce a Roma nel 1791 e ivi muore nel 1863 a causa di un colpo apoplettico. La sua fama è legata soprattutto alla vernacolare descrizione che fece della Roma pontificia del XIX secolo.
Visse da bambino a Napoli, per i problemi del padre con i Francesi, occupatori dello Stato Pontificio; rimasto orfano Belli cambia spesso lavoro ma grazie all'amico poeta Francesco Spada la sua carriera letteraria viene avviata al meglio.
Sposa la ricca vedova, Maria Conti (con l'appoggio del cardinale Consalvi, un potentissimo prelato protettore del Belli), la cui dote gli permette di dedicarsi agli studi e alla poesia, questo è il tempo dei Sonetti romaneschi. Viaggia molto, nel 1817 è a Venezia, nel 1822 a Napoli, nel 1827 a Milano acquisendo una vasta cultura sia a livello illuministico che romantico.
Nel 1828 lascia l'Accademia Tiberina, da lui fondata nel 1810 e inaugura un gabinetto di lettura; ma rimasto vedovo cade in una depressione che lo chiuderà in una morsa, portandolo, addirittura, a rivedere tutta la sua precedente produzione. Per paura che le sue opere potessero osteggiare la carriera del figlio nell'amministrazione pontificia, chiede al monsignor Tizzani di distruggere tutto, non appena fosse morto. Ma l'amico non rispetta i patti e consegna al figlio del poeta tutta la produzione paterna che comprende oltre all'immensa mole di sonetti romaneschi, le opere in lingua.
Interessante sono l'epistolario dove affiora qualche tratto dell'umor nero belliano; e lo Zibaldone, estratti e indici di opere.
Il suo scopo nello scrivere i sonetti era di mettere alla berlina l'ipocrisia della società di allora, per vederne cambiare le regole.
Alcuni sonetti hanno per tema soggetti biblici; in essi i protagonisti agiscono come tipici esponenti del volgo di Roma.
I Sonetti Romaneschi escono, per la prima volta, 20 anni dopo la sua morte. La prima edizione completa è del 1952.
Il successo maggiore della produzione di Belli è dovuto alla lingua utilizzata, il dialetto romanesco, la cui efficacia e coloritura ha assicurato la fortuna dei sonetti.

Registrati via email