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Flaubert rappresentante del Decadentismo

Non è un caso che Flaubert sia un antesignano (Chi precede e guida gli altri nella dottrina) sia del naturalismo che del verismo. Lui fu l’autore di Madame Bovarie, rappresentando una donna che sposandosi si sposta dalla città in campagna e da questo passaggio inizia il principio dell’erranze divenendo una donna adulterina. Flaubert, messo in relazione il cambiamento del comportamento con il milieu, ambiente, fa uno scavo psicologico sul personaggio le da quindi uno spessore psicologico. Questa quindi è una componente tipica del decadentismo ovvero quella dello scavo psicologico che diventa l’indagine della componente di se stessi. Nel decadentismo viene presa in considerazione la componente del’uomo che sfugge alla ragione. Quelle parti irrazionali diventano argomento di indagine. Il filosofo cardine del decadentismo è Nietzsche che fa tutto un lavoro di rielaborazione della cultura occidentale a partire dalla civiltà greca e dimostra con le sue opere che la civiltà abbia lavorato a reprimere l’aspetto irrazionale delle cose dando libero arbitrio alla parte razionale. La parte irrazionale viene definita come dionisiaca. Questa non è altro che l’estasi religiosa che prende il nome di mania, in preda allo stato di alterazione della psiche. Quindi sostanzialmente il dionisiaco è stato represso mentre l’Apollonio ovvero la parte razionale è stata supportata. Nelle arti quindi l’uomo europeo ha schiacciato la sua rappresentazione euforica (dionisiaca) ed ha privilegiato solo la parte apolliaca ovvero razionale. Nietzsche indaga sull’irrazionale nella società mentre dall’altro lato abbiamo la ripresa di questi temi nella letteratura. In questo periodo vive Einstein con la formazione della teoria della relatività. Alla legge fisica si arriva perché vi è una sorta di perdita di punti di riferimento, ma se il decadentismo si muove nel pessimismo di questi elementi si impregna anche l’ambiente scientifico dove il tempo e lo spazio vengono dettati dalla nostra percezione. Più avanti ci sarà Bergson che avrebbe detto che il tempo non è possibile misurarlo ma cambia a secondo della nostra percezione come la prefigurazione del futuro. Si frantumano le convinzioni, l’ambito di indagine anche per la filosofia è un altro.

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