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Charles Baudelaire

Baudelaire scrive le sue opere secondo la tradizione del sonetto. Tuttavia, la novità consiste nel ricorso a immagini intense che non necessariamente devono riflettere il loro reale significato, come ad esempio “l’albatros”* che si eleva a simbolo della condizione del poeta. Il poeta come l’albatros, nella sua dimensione artistica, sente la sua forza, ed è splendido e austero proprio come l’uccello nel cielo; similmente poi, nel contesto sociale, si sente incompreso e la certezza nelle sue capacità vacilla come la goffaggine dell’albatros sulla terraferma. Di conseguenza, l’autore si pone in maniera differente rispetto al poeta classico.
Prima l’opera poetica e il poeta godevano di un discreto riconoscimento sociale e culturale era ben inserito nella società. Richiama anche la tipologia dell’uomo titanico dell’eroe ribelle, titanico (vedi Leopardi). Questo tema del simbolismo era già stato sviluppato dal romanticismo. Il poeta viene rifiutato dalla società e in risposta la rifiuta lui stesso, in uno scontro dialettico tra il poeta e la società. L’opera principale di Baudelaire è Les fleurs du mal (I Fiori del male). Il titolo tradizionalmente si riferisce alle raccolte poetiche che erano dette Florilegio (selezioni testi migliori dei poeti →antologia,infatti, vuol dire “cogliere un fiore”) . Baudelaire, invece, intende il florilegio in senso negativo poiché il fiore della sua poetica è il male. Il male cui fa riferimento è l’assenza di moralità. L’artista si trova in una condizione al di là del bene e del male come scrive Nistsche . L’artista ha il diritto di andare oltre questi concetti gretti di moralità; è superiore al bene e al male che sono concetti che non lo riguardano. Si inaugura, quindi, la scissione tra arte e morale, richiamando (a livello letterario) la scissione di politica e morale sottolineata da Machiavelli. Baudelaire intende dire che l’artista non deve essere condizionato dai banali concetti borghesi di moralità (da questa concezione si svilupperà il decadentismo, che utilizzerà alcuni aspetti) L’obbiettivo della separazione tra arte e morale è autocelebrazione della propria casta di artisti, l’arte è finalizzata a se stessa, alla sua celebrazione ed quella del poeta stesso. Il poeta ha una grande concezione di sé, i poeti diventano una sorta di elite, il loro sapere (quello esprimono attraverso le poesie può essere compreso solo da loro) và caratterizzandosi come qualcosa di elitario. L’artista è consapevole delle sue doti che lo rendono superiore alla massa. Baudelaire scriverà « l’arte per l’arte» e D’Annunzio «il verso è tutto»

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