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Cesare Cantù

Cesare Cantù (Brivio, Como 1804 - Milano 1895) fu scrittore e storico italiano. Nato da una famiglia modesta, svolse l’attività di insegnante nei ginnasi di Sondrio, Como e Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni e partecipò al dibattito risorgimentale, entrando in contatto con gli ambienti liberali; per le sue idee politiche nel 1833 fu coinvolto nel processo milanese contro la Giovine Italia e fu incarcerato per un anno. In seguito, dopo i moti del 1848, simpatizzò col neoguelfismo di Vincenzo Gioberti, per poi attestarsi su posizioni sempre più reazionarie e filoclericali. Eletto deputato nel 1861, nel 1873 divenne direttore dell’Archivio di Stato di Milano.

Fu autore di numerosi saggi sia storici sia di carattere pedagogico, tra i quali riscosse vasto successo la Storia universale (1838-1846), in diciotto volumi, opera carente sul piano storiografico ma ricca di notizie erudite. Per la scuola pubblicò nel 1837 Il buon fanciullo, Il giovanetto drizzato alla bontà, al sapere, all’industria e Il galantuomo.

Scrisse inoltre romanzi di genere popolare come Carlambrogio da Montevecchia (1836), Il portafoglio di un operaio (1871) e il più celebre Margherita Pusterla (1838).

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