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Carlo Porta

Carlo Porta nasce a Milano nel 1775 e ivi muore nel 1821. E' considerato il poeta di maggior spicco della letteratura in milanese; nel 1804-1805 cura una traduzione in milanese della Divina Commedia, nel 1810 pubblica il Brindes de Meneghin all'Ostaria, per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo-Lorena.
La poesia che lo porta al successo inizia, però, nel 1812 con la pubblicazione di Desgrazzi de Giovannin Bongee. La sua attività, d'ora in poi, sarà sempre di altissimo livello e si può dividere in tre rami:
* opere contro le superstizioni e l'ipocrisia religiosa del tempo: Fraa Zenever (1813), On Miracol (1813), Fraa Diodatt (1814), La mia povera nonna la gh'aveva (1810);
* opere descrittive di popolani milanesi: Olter desgrazzi de Giovannin Bongee (1814), El lament del Marchionn di gamb'avert (1816), La Ninetta del Verzee (1815), la struggente confessione di una prostituta, suo capolavoro;
* opere più strettamente politiche: Paracar che scappee de Lombardia (1814), E daj con sto chez-nous, ma sanguanon (1811), Marcanagg i politegh secca ball (1815), Quand vedessev on pubblegh funzionari (1812).
In queste Porta si è sempre dichiarato apolitico, sebbene le sue satire rendessero manifeste le sue idee.
Al di fuori di questa schematizzazione rimangono: I paroll d'on lenguagg, car sur Gorell (1812) in difesa dei dialetti e El sarà vera fors quell ch'el dis lu (1817) in difesa di Milano.
Alle poesie umoristiche appartengono Dormiven dò tosann tutt dò attaccaa (1810) e Epitaffi per on can d'ona sciora marchesa (1810).
Nel 1815 esce, in via ufficiosa, la Prineide, un apologo al linciaggio dei politici corrotti, la paternità viene attribuita al Porta, che non ne guadagnò vantaggi; in realtà l'autore era Tommaso Grossi, giovane talento, futuro amico del milanese.
La fine della sua carriera si colora di toni antinobiliari con la pubblicazione di La nomina del Cappellan (1819), Offerta a Dio (1820) e Meneghin biroeu di ex monegh (1820).

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