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Nell'opera I Fiori Del Male, se nel romanticismo il fiore era visto come una cosa bella, nel decadentismo il fiore era una cosa che tutti potevano vedere, e quindi non era più qualcosa di eccezionale. In un certo senso, questo rappresenta il male perché un fiore poteva essere rappresentato anche attraverso la pittura, quindi non era più unico. Uno dei brani dell'opera zio Fiori Del male é l'Albatro, un uccello che quando é in volo é maestoso e bellissimo, mentre quando si appoggia, per esempio, nelle navi,mostra tutta la sua goffaggine, perché ha il corpo piccolo, con ali grandi e zampe piccole. Questo uccello é un simbolo che vuole rappresentare come si sente il poeta, cioè quando ha le illuminazioni o folgorazioni é grandissimo perché riesce a conoscere la, inconscio, l'ignoto e l'assoluto, mentre quando non ha queste folgorazioni o illuminazioni, cade in un stato di angoscia.
Nel Vampiro Charles Baudelaire parla di questa donna (si riferisce all’attrice Duval) come una dipendenza, la odia però la vuole con sé. Lui sta male perché non trova la soluzione: non ha pace perché senza di lei starebbe peggio. Con la personificazione del veleno e della spada, che gli voltano le spalle, ha il pensiero di uccidere se stesso o di uccidere lei ma, anche se la uccidesse, dato che è un vampiro, quando Baudelaire la bacerebbe, lei si risveglierebbe. In conclusione è come se lui provasse questa sofferenza piacevole perché senza, starebbe ancora peggio. Ci sono molte similitudini riguardo sia lei che lui.

La donna per Baudelaire è una femmina perversa che si accosta alla figura del vampiro. L’eros non è quasi mai capace di distaccare estasi e disprezzo e l’artista trova la donna tanto più seducente quanto più ripugnante, bisognosa di trovare vittime ogni giorno.
La poesia “Il vampiro” non è come tanti credono un pregiudizio nei confronti dell’amore; codesta poesia nel suo modo speciale vuole esprimere il suo rammarico nei confronti di una fanciulla, non con parole di tristezza, ma con l’orrore più assoluto.
L’estremo amore, quando non corrisposto ma soltanto illuso da baci affettuosi e incantevole gesta, ammalia anche l’uomo pìù cupo; immaginate allora l’uomo cupo sfruttato per sesso!
Baudelaire s’innamora di una donna “maliziosa” che desidera solo il suo piacere, diventa come ossessionato di lei, piuttosto di deludere i suoi sentimenti preferisce diventare schiavo del suo cuore bruto, cuore che batte tutt’oggi solo per la bella.
Non bisogna pensare male della persona che in preda alla frenesia preferisce allearsi con le forze occulte del piacere, quelle forze che la sua donna amata a stento gli fece conoscere dopo l’addio.
Il rinnego di Dio non è un atto tragico per Baudelaire, ma un avvicinamento alla morte, alla sofferenza più elevata, perché illude doppiamente i suoi “Paradisi artificiali” i suoi pensieri di rifugio.
In seguito tentò molte volte il suicidio ma dopo ripensamenti e sconfitte si rassegnò alla sua vita fatta solo di torture psicologiche e tormenti.

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