Dal liceo all'università: come evitare il trauma

passaggio dal liceo all'università, come evitare il trauma

Siete finalmente liberi dalle paure e le ansie tipiche del liceo, ma vi siete accorti che il passaggio all’università non è stato semplice come prevedevate. Non tornereste mai a scuola, ma davanti ad aule affollate e professori irraggiungibili vi è preso il panico! Molti di voi ora sognano di avere un rapporto diretto con i professori, ma senza i timori delle superiori. E poi di smettere di imparare passivamente dai libri, di sviluppare un approccio critico verso ciò che studiano, di riuscire a seguire lezioni interessanti in classi dal numero di persone limitato. Niente paura, tutto questo è possibile anche una volta fuori dal liceo: esistono infatti delle realtà universitarie dove si cerca di trovare il giusto compromesso tra la realtà del liceo e quella dell’università, con l’indubbio vantaggio di non finire nello squadrone dei fuori corso o di quelli che abbandonano l’università.

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NON PIU’ AL LICEO, AIUTO! – La studentessa Carolina, come molti di voi, ha avuto un primo impatto pessimo col mondo universitario, ma ha deciso di reagire: ha lasciato l’ateneo che frequentava per trasferirsi alla John Cabot University: “Ora faccio lezioni in classi che hanno circa 15 studenti: questo permette di creare un rapporto più intimo tra studenti e professori, un po’ un ritorno al liceo, ma con un approccio adulto.“ Quindi, nonostante il passaggio dal liceo all’università possa essere tragico, Carolina ha capito che lasciar perdere gli studi non è l’unica strada: a volte basta cercare una soluzione più consona alle proprie esigenze. ”Le aule dell’università che frequentavo prima della John Cabot erano enormi, il prof non sapeva neanche come mi chiamavo” - continua Carolina– anche per questo ho scelto di trasferirmi in un’università che usa il metodo americano”.

NON CONOSCO NESSUNO, E ORA? – Lavorare in gruppo è importante per aiutarsi a vicenda per gli esami, proprio come si faceva al liceo tra compagni di classe. Eppure, uno dei problemi degli universitari è proprio fare amicizia: è facile perdersi di vista. Ma Xuan, ragazza cinese e compagna di università di Carolina, non ha avuto questi problemi scegliendo la John Cabot per un semestre all’estero: “in poco tempo ho conosciuto moltissime persone di tutti i paesi, sono contenta di avere ormai molti amici con cui condividere questa esperienza”. Ma qual è il suo segreto? Ebbene, c’è lo zampino dei prof. La professoressa Favorite della JCU, infatti, ci conferma :”Una delle cose che cerchiamo di fare qui e in generale nel sistema americano è spingere i ragazzi a lavorare in gruppo. Il ragazzo non viene mai esortato a lavorare da solo ma di trovare sempre altri con cui collaborare , soprattutto ragazzi che vengono da culture e da paesi diversi.”.

LO STUDENTE, PROTAGONISTA DELLA LEZIONE – Il segreto per non sbagliare è orientarsi nella scelta del metodo didattico più adatto a sé e la particolarità del metodo americano sta nel fatto che “si dà un’attenzione molto personalizzata al ragazzo, sia perché si organizzano classi poco numerose, sia perché la didattica ruota intorno al ragazzo. Lo studente è protagonista della lezione. Il sistema americano didattico prevede che l’approccio di un professore sia molto interattivo con i ragazzi. Che si crei un dialogo, una discussione continua che coinvolge tutti e tocchi diverse discipline” – sostiene la professoressa Favorite.

METTERE IN DISCUSSIONE…ANCHE I PROF - “I professori non vogliono che si ripeta a memoria ciò che loro dicono, ma puntano allo sviluppo dell’analisi critica degli studenti. Non ci sarà mai un professore che parlerà dal pulpito e gli studenti passivi rispetto a ciò che sta scritto sui libri: mettere in discussione e non essere schiacciati dal sistema permette infatti l’innovazione” - sostiene la professoressa Favorite. Professori presenti, quindi, come al liceo, ma che non schiacciano gli studenti sotto il peso della loro autorità. E che se possono, danno una mano: “I professori cercano soprattutto di stimolarti e se hai un problema sono disponibili, senza giudicarti. Non ho mai paura o ansia di parlare con un professore” – rassicura Carolina.

UNIVERSITA’ COME UN LICEO? SI, MA INTERNAZIONALE – Il liceo è alle spalle, e per alcune cose vi manca, mentre per altre vorreste dimenticarlo. La soluzione ideale, sarebbe unire la parte migliore delle scuole superiori e dell’università insieme, magari mixando ad essi un ambiente dinamico, divertente e internazionale. “In un ambiente internazionale, ogni studente impara moltissimo – sostiene la professoressa Favorite – durante le mie lezioni alla John Cabot, dove ci sono ragazzi che vengono da ogni parte del mondo, il dialogo è molto ricco ed effervescente, perché ognuno apporta qualcosa di diverso alla discussione. Il ragazzo cinese , americano e brasiliano infatti hanno dei punti di vista totalmente complementari e, per questo, arricchenti”.

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