Scienze e tecnologie agrarie: quale scelgo?

Carmine Zaccaro
Di Carmine Zaccaro

Neolaureati di primo livello in Scienze e tecnologie agrarie e forestali e scienze e tecnologie alimentari che dopo la conquista del titolo, come si è visto, preferiscono continuare a studiare con la magistrale. Ma quali sono gli indirizzi più gettonati e come se la cavano una volta messo in saccoccia il titolo di secondo livello sul mercato del lavoro? Ecco alcune delle strade maggiormente battute illustrate da questo articolo a cura di AlmaLaurea.

Sul podio: Prima scelta!
Scienze e tecnologie agrarie
Ad un anno dal titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro: la laurea presa con tanta fatica garantisce un accesso veloce e con un guadagno dignitoso?
Se ci si laurea in Scienze e tecnologie agrarie non va poi così male, perché ad un anno il tasso di occupazione è del 70% e il guadagno mensile netto è pari a 1.053 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione in questo caso sale all’84,5%, un valore quasi in linea con la media. E la stabilità lavorativa non fa da meno, tocconado il 70% degli occupati (il 36% ha scelto la strada del lavoro autonomo, gli altri hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato). E se guardiamo al guadagno? Diciamo buonino, 1.287 euro mensili netti. Buona la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro svolto: il 49% si inserisce nel settore dell’agricoltura. Il 36% è occupato nel settore dei servizi: il 9% nel commercio e un altro 8% nel campo dell’istruzione e ricerca o delle consulenze. C’è infine un 15% che lavora nell’industria.

A quali professioni prepara Scienze e tecnologie agrarie?

Secondo posto
Scienze e tecnologie alimentari
Siamo sempre a dodici mesi dal titolo e in questo caso il tasso di occupazione per chi sceglie la magistrale in Scienze e tecnologie alimentari sale ancora arrivando ad un ottimo 78% e anche il guadagno mensile netto non è malaccio: 1.068 euro mensili netti. Ma è sempre a cinque anni che si tirano le prime vere somme: l’occupazione schizza all’89% e siamo sopra la media, e la stabilità fa altrettanto e coinvolge 71 laureati su cento (il 51 conta su un tempo indeterminato, l’altra parte va avanti con l’autonomo). In quanto al guadagno se la cavano alla grande: arrivano a 1.318 euro mensili netti, e il titolo è generalmente strategico per lavorare.

La maggior parte dei laureati entra nell’industria alimentare (37%); c’è poi un altro 16% che è inserito nei servizi del commercio e un 7% nelle consulenze.

Terzo posto
Scienze e tecnologie forestali ed ambientali
Sempre a un anno dalla laurea per chi sceglie la magistrale in Scienze e tecnologie forestali ed ambientali l’occupazione e il guadagno mensile vanno, diciamo, benino: 72% e 920 euro mensili netti. Ma è sempre a cinque anni che si toccano con mano i primi risultati concreti: perché in Italia, si sa, i tempi di valorizzazione professionale, ahimè, sono un po’ lunghetti!
Anche in questo caso quindi l’occupazione sale e arriva all’82,5%, accompaganta da una stabilità che raggiunge il 67% (il 34% conta su un tempo indeterminato, il resto si mette in proprio). E il guadagno? Sale anche lui, anche se meno della media: 1.270 euro mensili netti. Eppure il titolo resta un buon strumento per il lavoro. E dove vanno i dottori in Scienze e tecnologie forestali ed ambientali? Il 13% entra nel settore dei servizi dell’istruzione e ricerca, il 10% nella pubblica amministrazione e un altro 9% nelle consulenze; infine c’è un 6% che è nell’industria.

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