Biotecnologie: quale laurea magistrale scegliere?

Biotecnologie: quale magistrale scegliere

I neolaureati di primo livello in biotecnologie, dopo la conquista del titolo, preferiscono nella maggior parte dei casi continuare a studiare con la magistrale. Ma quali sono gli indirizzi più gettonati e come se la cavano una volta messo in saccoccia il titolo di secondo livello sul mercato del lavoro? Ecco alcune delle strade maggiormente battute in questo articolo a cura di AlmaLaurea.

PRIMA SCELTA: BIOTECNOLOGIE MEDICHE, VETERINARIE E FARMACEUTICHE - Ad un anno dal titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro: la laurea presa con tanta fatica garantisce un accesso veloce e con un guadagno dignitoso? Se ci si laurea in Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche non va poi così male, perché ad un anno il tasso di occupazione è del 68,5% e il guadagno mensile netto è di 988 euro. Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione sale all’81%, un valore di poco inferiore alla media. La stabilità lavorativa interessa il 41% degli occupati (il 29% ha un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo). E se guardiamo al guadagno? Diciamo decisamente buono, 1.419 euro mensili netti, così com’è notevole la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato. La maggior parte dei laureati si inserisce nel settore dei servizi: il 28% nella sanità e il 25% nell’istruzione; c’è infine un 18% che lavora nell’industria chimica e dell’energia.

A quali professioni prepara Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche?
Biotecnologie: professioni


SECONDO POSTO: BIOTECNOLOGIE INDUSTRIALI - Siamo sempre a dodici mesi dal titolo e in questo caso il tasso di occupazione per chi sceglie la magistrale in Biotecnologie industriali sale ancora di qualche punto percentuale arrivando al 74% e anche il guadagno mensile netto non è malaccio: 1.003 euro mensili netti. Ma è sempre a cinque anni che si tirano le prime vere somme: l’occupazione schizza all’85% e siamo in linea con la media, la stabilità coinvolge 52 laureati su cento (il 41 conta su un tempo indeterminato, l’altra parte opta per l’autonomo). In quanto al guadagno se la cavano alla grande: arriva a 1.450 euro mensili netti, e il titolo è generalmente strategico per lavorare.

La maggior parte dei laureati va nel settore dei servizi: il 31% nella pubblica amministrazione, il 10% nel commercio; un altro 21% è inserito nell’industria chimica ed energetica, solo il 3% lavora nell’agricoltura.

TERZO POSTO: BIOLOGIA - Sempre a un anno dalla laurea per chi sceglie la magistrale in Biologia l’occupazione e il guadagno mensile vanno così così, 56% e 833 euro mensili netti. Ma è sempre a cinque anni che si toccano con mano i primi risultati concreti: perché in Italia, si sa, i tempi di valorizzazione professionale, ahimè, sono un po’ lunghetti! Anche in questo caso quindi l’occupazione sale e tocca il 76%, accompaganta dalla stabilità che raggiunge il 53% (il 33% conta su un tempo indeterminato, il resto si mette in proprio). E il guadagno sale, anche se meno della media, a 1.161 euro mensili netti. Ma il titolo resta un ottimo strumento per il lavoro. E dove vanno i dottori biologi? La maggior parte entra nel settore dei servizi (il 26% nella sanità, il 23% nell’istruzione e ricerca, il 12% nelle consulenze, il 10% nel commercio); un altro 8% è nell’industria chimica e energia.

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