Blue Whale: i consigli della polizia per non cadere nel gioco

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In collaborazione con Leggo

blu whale

Dopo il servizio di domenica scorsa sul macabro gioco “Blue Whale”, Le Iene ne trasmettono un altro.
Stavolta si tratta di un colloquio con Elisabetta Mancini, primo dirigente della Polizia di Stato (della direzione anticrimine), che ha dato delle indicazioni precise, riguardanti la prevenzione di questo fenomeno. Lo riporta l'articolo di Leggo.it.

I consigli della polizia

Rivolgendosi ai genitori, consiglia di controllare le attività dei sui social network, e se si hanno riscontri positivi (adesione a gruppi riguardanti la blue whale, oppure l’hashtag “f57”) la prima cosa da fare è parlarne ai ragazzi. Se si notano comportamenti strani, o segni di autolesionismo, e quindi se sussiste un vero allarme, consiglia di rivolgersi alla Polizia di Stato.

Facebook si impegna per la prevenzione

Anche Facebook (con la collaborazione del Telefono Azzurro), si sta impegnando per la prevenzione. Infatti dal 2014 sono disponibili degli strumenti automatici di aiuto per gli utenti con difficoltà emotive. Questi strumenti si attivano nel caso in cui vengano digitate parole a rischio nel motore di ricerca o quando sussistono segnalazioni del profilo per fenomeni di autolesionismo. A questo punto vengono attivate delle finestre di dialogo che assisteranno l’utente indirizzandolo verso chat onlus che si occupano di prevenzione dei suicidi.

Informazione o allarmismo?

Altre fonti come Il corriere della sera, propongono una visione forse più realistica del fenomeno.
Affermando che sì, la prevenzione è importante, ma è altrettanto importante non creare allarmismi. Infatti, i casi riconducibili alla Blue Whale sarebbero 130, ma tutti da confermare. Inoltre dietro a questo gioco mortale potrebbe esserci anche una storia di marketing virale. Ma si tratta, anche in questo caso, di ipotesi.

Susanna Galli