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Gelmini: torna il voto in condotta?

In un'intervista al Messaggero, il Ministro della Pubblica Istruzione dichiara le sue idee in merito alla scuola del futuro. Ritorno del voto di condotta e premio del merito degli insegnanti.

Daniele | Segui su Google+ - 17 luglio 2008 19 commenti
E io lo dico a Skuola.net
Prima il grembiule, ora il voto in condotta. Il ministro Gelmini sta pensando di rispolverare vecchi strumenti per riportare sobrietà e disciplina nella scuola e solo aver ventilato la possibilità di questi "ritorni" è stato sufficiente ad accendere vivaci dibattiti. Dopo le polemiche sollevate dalla proposta di mettere tutti in divisa per azzerare le differenze, ora è la volta del "sette" in pagella.

RITORNA LA CONDOTTA - L'idea è stata lanciata dal ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca in un'intervista. "E' incomprensibile - ha detto dalle pagine del Messaggero - che non si valuti in alcun modo il comportamento dei ragazzi poiché anche la condotta ha la sua valenza e il rispetto delle regole deve avere la giusta considerazione. Stiamo ragionando sull'ipotesi di legare la promozione anche alla valutazione della condotta".

PRESIDI CONCORDI - "La svalutazione del comportamento degli studenti ha portato risultati negativi sia nella crescita della disciplina degli alunni che nella loro educazione. Ritornare semplicemente al passato è difficile - ha osservato Giorgio Rembado, presidente della Anp - occorre quindi una riflessione e una discussione seria sulla questione, che porti a individuare le modalità più adeguate per ridare peso a questa valutazione aggiuntiva".

GENITORI DIVISI - Di parere assolutamente contrario il Coordinamento genitori democratici secondo il quale il ritorno del 7 in condotta "é improponibile" perché "non è con gli schemi sanzionatori che si risolvono i problemi della scuola". "Si tratta - spiega - di un'idea abbastanza retrò che provocherebbe soltanto spaccature e conflitti. Esiste già una rete che sancisce i diritti e i doveri degli studenti. Non occorrono nuove sanzioni". Concorda con la Gelmini, invece, un'altra associazione di genitori, il Moige che esprime "apprezzamento" per il ripristino di quegli strumenti e di quelle norme "che non solo consentono una valutazione più ampia della crescita e della maturazione dei ragazzi, ma soprattutto mirano a restituire alla scuola l'autorità che merita attraverso l'ordine, la legalità e il rigore".
GLI INSEGNANTI - Ma nell'intervista si è anche parlato di insegnanti. Secondo la ricerca di Bankitalia i docenti sono anziani, demotivati e questo si traduce in un danno per gli studenti. La Gelmini ha dichiarato: "Il tema degli insegnanti è centrale per il rilancio della scuola. Non penso che sia tanto un problema di anzianità, quanto di motivazioni: si è persa la percezione del ruolo dell’insegnante, della centralità della funzione educativa nella società. Abbiamo docenti sottopagati e poco considerati. Dobbiamo rivedere il sistema di reclutamento, pretendere una formazione permanente e valorizzare il merito".

PROF SOTTO ESAME - "La disponibilità a garantire la continuità, dicevo prima, la formazione permanente e poi il grado di apprendimento dei ragazzi. Non a caso intendo puntare molto sull’Invalsi, l’organo di valutazione delle scuole. Oggi in Italia si investe troppo poco nella valutazione, la vediamo come un meccanismo per punire e invece serve a premiare. Ho in mente un progetto importante che presenterò nell’arco di qualche settimana: punta al rilancio dell’Invalsi e mette al centro la valutazione"

UNIVERSITA' E NUMERO CHIUSO - Avrà un valore il curriculum scolastico e il voto di maturità nell’accesso alle facoltà a numero chiuso? Risponde la Gelmini: "Ci stiamo confrontando. Forse non attribuiremo alla carriera scolastica 25 punti, come era stato proposto dal precedente ministro, ma si sta considerando un punteggio più basso".

3+2 ADDIO? - All’università il modello del tre più due, dicono in molti, ha portato a una svalutazione della laurea. Si può cambiare? Il Ministro pensa di sì: "Molti sostengono che non è modificabile, ho fatto un approfondimento normativo e non è così. Certo, il ritorno a un’organizzazione diversa non è facile. Ma anche questo è un argomento di riflessione dal momento che l’attuale organizzazione è valutata dai più negativamente. Bene ha fatto Mussi a razionalizzare i corsi di laurea che devono servire agli studenti e non agli insegnanti. Anche all’università dobbiamo cercare di liberare risorse per la premialità. Abbiamo offerto un elemento che va visto in termini di sperimentazione: la possibilità di trasformare le università in fondazioni".
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