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Voti: quando i prof danno i numeri

Ma quanto valgono i voti assegnati a scuola? Ecco quello che emerge dalle vostre discussioni sul forum

di: Cristina.M - 02 novembre 2009 29 commenti
E io lo dico a Skuola.net
Interrogazioni, compiti in classe, pagelle, scrutini… a scuola tutto sembra ruotare attorno ai voti. Ma alla fine, tutti questi numeretti sono davvero così importanti? A chiederselo sono gli stessi studenti che ogni giorno vedono misurare la loro bravura e il loro impegno su una scala da 0 a 10.
6 COME 6 - Essere o non essere sufficiente? Questo è il problema che affligge molti studenti alle prese con medie da calcolare e materie da recuperare. A scuola il 6 può essere visto da alcuni come il limbo da superare per conquistare la tranquillità durante l’anno scolastico, da altri come quel margine al di là del quale tutto il resto è “un di più” ben accetto, o anche come il confine tra chi va bene e chi va male, il traguardo da raggiungere oppure il limite al di sotto del quale non ci si può permettere di scendere oltre. E quindi, come per tutte le cose, è questione di punti di vista.

QUANTO VALE UN VOTO? - “Ma i voti sono poi così importanti?” E’ questa la domanda che Giu92d ha posto alla communitydi Skuola.net. A proposito del voto di maturità, Giu92d ha affermato “penso che 100 significhi essere il massimo, dare il massimo, e sicuramente il massimo, la perfezione, non la raggiunge nessuno! […] Io penso che il voto non sia importante proprio perché è soggettivo; da prof a prof la valutazione cambia per cui non si potrà mai stabilire quanto un ragazzo vale”. Dunque, i voti sono qualcosa di estremamente relativo e, proprio per questo motivo, non sarebbero in grado di esprimere in modo completo e inequivocabile il valore o il talento di una persona e, come dice anche IPPLALA “il voto non ti definisce e non definisce chi sei”.

UN VOTO NON E’ PER SEMPRE - D’altronde si tratta di un “giudizio” che delle persone in carne ed ossa (i professori) danno ad altre persone (gli studenti) e i giudizi, si sa, esprimono una opinione, un parere, che potrebbe essere, in base alle circostanze, modificato. Ed è proprio questo un punto fondamentale: prendere un brutto voto non significa che si è condannati a rimanere degli irrecuperabili “asinelli”, ma deve essere visto piuttosto come lo stimolo per darsi da fare, per impegnarsi di più e dimostrare ciò di cui si è capaci. Allo stesso modo un voto molto alto non ci proteggerà dalla inevitabile insufficienza nel caso in cui non ci si presenti preparati ad una interrogazione; è necessario, infatti, perseverare nello studio per continuare a dimostrare di esser bravi.

IL MISTERO DELLO STUDENTE CHE NON STUDIA - Eppure non sempre il molto studio equivale ad un bel voto. Spesso accadono eventi inspiegabili allo studente comune di fronte ai quali si rimane perplessi e confusi. Qualer è uno dei tanti a cui è capitato, durante la sua carriera scolastica, di assistere a questo incomprensibile mistero; dopo aver asserito con fermezza “ I voti sono la cosa più ingiusta e iniqua che esista continua dicendo: “Sento amici che non fanno niente e hanno 10, e addirittura si prendono gioco di me dicendo che io non so studiare e per questo ho un 6 stentato […] Possibile mai che io invece in classe mia se ho 6 e mezzo grido grazie al Signore e a tutti i santi?” In realtà un tentativo per chiarire l’arcano si può fare.
FATTORE X - Sono, infatti, molti i fattori che influenzano la nostra preparazione e, di conseguenza, i voti che ci vengono assegnati: il grado di preparazione di base avuto quando eravamo ancora molto piccoli può condizionare la nostra “velocità” nel comprendere concetti complessi; il metodo di studio che adottiamo potrebbe non essere adatto; l’interesse personale che serbiamo verso una determinata materia può influire sull’attenzione con cui studiamo; la sicurezza con cui siamo in grado di esporre la lezione durante le interrogazioni può colpire positivamente il professore; e a volte anche il “feeling” che si instaura con il professore può giocare un ruolo rilevante (ovviamente non ci dovrebbe essere antipatia da parte dello studente verso un professore e, tanto meno, per motivi di professionalità, dovrebbe esistere da parte di un insegnante verso un suo allievo… ma non si sa mai, si è esseri umani!).

NON SI STUDIA PER IL VOTO - Tuttavia, per quanto si possa non essere d’accordo con il sistema di giudizio adottato a scuola, non lo si può nemmeno rifiutare totalmente. Visto nella sua funzione di stimolo o di premio, il voto è di certo un elemento che “invita” gli studenti a studiare. Di certo l’obiettivo finale e reale a cui si dovrebbe puntare dovrebbe, appunto, essere quello di arrivare ad un buon livello di cultura, ma il voto si pone comunque come una meta concreta che ci aiuta a rapportarci con le nostre lacune, i nostri limiti, ma anche le nostre capacità. E poi, come dice Paraskeuazo “Nella vita si è continuamente valutati, anche solo da uno sguardo”… iniziamo ad abituarci e ad acquisire sicurezza e convinzione in quello che facciamo e in quello che siamo anche indipendentemente da ciò che gli altri pensano di noi.

Voi avete mai pensato ad una scuola senza i voti? Credete che gli studenti studierebbero lo stesso anche senza la paura di prendere una insufficienza? Diteci la vostra lasciando un commento qui sotto o postando sul nostro Forum.

Cristina Montini
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