Università in crisi: nessuno vuole iscriversi

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

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La laurea non va più di moda tra i giovani, e sin dall’età adolescenziale iniziano a manifestarsi i primi segni di scoraggiamento di fronte al traguardo. L’ultimo rapporto Ocse Education at Galnce 2’13 ci parla infatti di una perdita di speranza nel conseguimento della laurea particolarmente accresciuta tra i 15enni del nostro Paese. Il risultato questo di una crisi del mondo universitario e lavorativo che ha come bersagli prediletti soprattutto i giovani. La laurea non è più, infatti, garanzia di successo nel mondo lavorativo e i sacrifici necessari al suo conseguimento sono davvero onerosi nella maggior parte delle università italiane.

PARABOLA UNIVERSITARIA - Le iscrizioni all’università sono in netto calo: solo nel 2011 gli ingressi negli atenei sono diminuiti del 48%. Effetti questi, non di una mancanza di volontà da parte dei giovani del nostro Paese, ma di una crisi implacabile che sembra non poter risparmiare proprio le future generazioni. Il boom universitario in Italia si è registrato intorno nei primi anni 2000, quando si è passati da un 39% di iscrizioni al 50% del 2002, fino al 56% del 2006. Da quel punto in poi è incominciata la parabola discendente.

UNIVERSITÀ COSTOSA - La nostra, d’altra parte, è una delle realtà universitarie più care al mondo. Infatti in Europa solo i Paesi Bassi registrano tasse universitarie superiori alle nostre. Nel resto del mondo, le università più esose come quella degli Usa, del Canada,del Regno Unito, dell’Australia e della Nuova Zelanda, si reggono soprattutto sul finanziamento privato, consentendo agli studenti di coprire le spese tramite la richiesta di prestiti d’onore. Ben diverso il panorama nostrano in cui meno di 2 studenti su 10 riescono ad ottenere borse di studio e agevolazioni al diritto allo studio. Realtà contraddittoria se si pensa, invece, che i benefici pubblici che promette un laureato sono 3,7 volte maggiori dei costi pubblici.

ADDIO LAUREA - Ad oggi nel nostro Paese ciò che guadagna un laureato nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni è superiore del solo 22% allo stipendio di un diplomato. Se la situazione dovesse rimanere la medesima e la disoccupazione aumentare tra le fila dei dottori di casa nostra, allora probabilmente molti saranno i giovani che diranno addio all’ambito pezzo di carta.

E tu se tornassi indietro ti iscriveresti nuovamente all’università?

Margherita Paolini

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