Studenti a Renzi: #stopaltest, tutto da cambiare

francesca_fortini
Di francesca_fortini

Test ingresso Medicina, lettera aperta a Matteo Renzi dai giovani medici

Sono passati già tre giorni dall’8 Aprile, data del tanto temuto quanto contestato test d’ingresso a Medicina e Chirurgia, ma gli studenti non smettono di far sentire la loro voce di protesta: nel loro mirino le numerose irregolarità riscontrate, un numero chiuso troppo ristretto e l’anticipazione del test ad aprile. Così 9mila ragazzi, conosciutisi online grazie all’iscrizione al gruppo su Facebook “Test d’ammissione medicina 2014-2015”, indirizzano una lettera al nuovo premier Matteo Renzi, chiedendo nuove logiche nel sistema di ammissione, con un aumento dei posti disponibili e lo sbarramento al primo anno. Intanto, su Twitter, continua la singolare protesta dei selfie #stopaltest, contro il numero chiuso.

APRILE? NO GRAZIE – La decisione del Ministero dell’Istruzione di spostare il test ai primi di Aprile ancora non va giù agli aspiranti medici. La lettera a Renzi, infatti, si apre sottolineando questa, per i più, ingiustizia, in particolar modo in quanto “si è scelto di porlo due mesi prima dell’esame di stato e soprattutto di mettere gli studenti di fronte a un bivio: il test di medicina o un buon voto di maturità”. Ma non è solo questa scelta al centro del malcontento: le numerose irregolarità riscontrate durante lo svolgimento della prova e ancor di più la fuorviante formulazione delle domande hanno fatto sì che “la soddisfazione e la certezza di un’adeguata preparazione di molti lasciassero il posto allo smarrimento di chi si vedeva poste domande poco chiare, fuori dagli standard comuni agli anni scorsi”, come testimoniano le parole dei 9mila firmatari.

PIU’ POSTI, PIU’ RIGIDITA’ – La prima richiesta formulata dagli aspiranti dottori che quest’anno hanno dato il tutto per tutto davanti al test di Medicina è quella di “un aumento dei posti disponibili al corso di Medicina e Chirurgia da 10.551 a 20.000, bilanciati dall’introduzione di un sistema di verifica che impedisce all’alunno di proseguire all’anno successivo nel caso in cui non siano stati svolti almeno i 2/3 degli esami con una media di 20/30”. Il cosiddetto metodo alla francese, quindi, che vedrebbe proseguire negli studi solo quelli veramente motivati e capaci.

NO AL NUMERO CHIUSO – L’avversione al numero chiuso, però, persiste, tanto da spingere a richiedere un “cambiamento del sistema di ammissione. Piuttosto che il classico test, che da diversi anni causa ormai puntuali lamentele, le università italiane offriranno la possibilità dell'immatricolazione a numero aperto, a patto che siano soddisfatti requisiti di frequenza e consegna degli esami, pena l’espulsione dal corso”. Anche economicamente, secondo i 9mila, questa potrebbe rappresentare la strategia migliore per gli Atenei, che vedrebbero aumentare le loro entrate dal pagamento delle iscrizioni al primo anno. Per di più, “il primo anno comprende studi solamente teorici, quali la biologia, la chimica e la fisica, che non richiedono l’impiego di grosse strutture quali ospedali”.

#STOPALTEST - Non solo lettere aperte e gruppi su Facebook contro il numero chiuso: su Twitter, infatti, impazza l'hashtag #stopaltest e gli aspiranti medici, veterinari e architetti di tutta Italia si fotografano, nella nuova moda del selfie, per metterci la faccia.



QUASI MEDICI - Ad infoltire le già numerose attività di protesta una nuova, simpatica e graffiante iniziativa, quella di un'associazione culturale nata a Bologna, ORA, organizzazione responsabilità artistiche. Un gruppo di giovani artisti provenienti da tutta Italia lancia una serie di sketch di denuncia sociale, per sensibilizzare e far conoscere all'Italia le modalità di accesso programmato, dal titolo "Quasi medici". "Il fine principale è quello di raccontare l'ansia e la frustrazione che i giovani vivono nei confronti del loro futuro", spiega uno dei ragazzi dell'associazione, "abbiamo dedicato particolare attenzione al test di medicina e chirurgia, massimo rappresentante di un sistema non costituzionale e non meritocratico, carnefice ormai di una generazione di ragazzi che anno dopo anno vengono abbagliati da questo circolo vizioso e illusorio".

Francesca Fortini

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