Approvata al Senato la riforma universitaria

Cristina Montini
Di Cristina Montini

riforma universitaria

Approvata al Senato la riforma Gelmini sull’università. “Si tratta di un evento epocale che rivoluziona i nostri atenei e che permette all’Italia di tornare a sperare”, così ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione soddisfatta per l’esito raggiunto. Dopo la riforma delle scuole superiori, quindi, anche per le università è il momento di cambiare. “Spazio ai giovani docenti, via i prof ultrasessantacinquenni: l'Università deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, sì alla meritocrazia”, questi, afferma la Gelmini, i principi della riforma dell’università.

RIFORMA UNIVERSITÀ - Il ddl Gelmini sull’università presentato al senato giovedì scorso era accompagnato da 438 emendamenti il cui esame è terminato proprio ieri, giovedì 29 con l’approvazione della riforma. Ora la legge passerà alla Camera continuando il suo iter per arrivare all’approvazione definitiva, come spera il ministro dell’istruzione, già tra novembre e dicembre. L’intenzione del Ministro dell’Istruzione è quello di “programmare un'offerta formativa diversa che non punti sulla quantità, come si è fatto fino ad oggi con il finanziamento a pioggia di corsi didattici inutili, ma sulla qualità”. Ma vediamo, per punti, quali sono i cambiamenti più rilevanti della riforma in questione.

Basta con gli sprechi
Coerentemente con la politica di razionalizzazione delle risorse che ha accomunato le precedenti riforme dell’istruzione del Ministro Gelmini, anche per la riforma universitaria l’imperativo è efficienza e riduzione degli sprechi. Sarà, quindi, incentivata la fusione tra piccoli atenei e la riduzione sia delle facoltà (ogni università potrà contarne al massimo 12) che dei corsi di laurea. Per scoraggiare la moltiplicazione delle cattedre, si prevede un premio per le università che riusciranno a spendere meno del 90% del loro bilancio per gli stipendi. E solo attraverso l’assenso di un’apposita Agenzia di valutazione, lo Stato procederà a trasferire alle università una quota pari al 7% dei fondi a loro destinati.

Meritocrazia
Come già accennato nel corso della presentazione del Piano Nazionale Qualità e Merito, la Gelmini pone l’attenzione sulla meritocrazia. Sia studenti che professori verranno valutati e premiati in base alle loro capacità. Per quanto riguarda i docenti, per evitare i tanto diffusi fenomeni di assenteismo, nel disegno di legge si propone che i docenti certifichino la loro presenza alle lezioni, almeno 350 ore, ma non è chiaro secondo quali modalità. Poco chiara anche la valutazione dei migliori insegnanti che potranno usufruire di scatti di stipendio.

Per quel che concerne gli studenti, solo coloro che raggiungeranno degli “altissimi profitti”, indipendentemente dal reddito, potranno usufruire di un “Fondo nazionale per il merito”, a patto, ovviamente, che vengano stanziati i finanziamenti necessari per attivarlo.

Codice etico
Tutte le università dovranno attenersi ad un codice etico che servirà, tra l’altro, sia per evitare eventuali conflitti di interesse e nepotismo, sia per incoraggiare una gestione più chiara e trasparente delle risorse. Nei confronti delle università che non si attengano a questo principio di trasparenza, il Ministero potrebbe addirittura decidere di ridurre i finanziamenti.

Docenti e ricercatori
Per i ricercatori viene introdotto il sistema tenure-track, ovvero contratti a tempo determinato dai 3 ai 5 anni, seguiti da contratti triennali al termine dei quali i ricercatori dovranno conseguire l’abilitazione di professori associati se vorranno continuare ad insegnare nell’università, altrimenti saranno costretti a lasciare la carriera universitaria. L’abilitazione, che avrà carattere nazionale, si otterrà solo dopo aver prodotto pubblicazioni scientifiche, aver maturato esperienze internazionali e didattiche (si vorrebbe introdurre anche il superamento di un test di inglese) e successivamente alla valutazione da parte di una apposita commissione scientifica, l'Anvur. A questo punto verrà stilata una lista che le singole università consulteranno per la scelta di professori abilitati. Si avrà la possibilità di entrare di ruolo fino a 30 anni e lo stipendio passerà da 1.300 a 2.000 euro. Si andrà in pensione a 70 anni (68 per i professori associati).

Gestione degli atenei
Il Rettore potrà restare in carica per al massimo 2 mandati consecutivi (complessivamente 8 anni) ed essere rimosso dall’incarico se sfiduciato dal Senato accademico. Il Senato accademico avrà solamente funzioni e poteri connessi alla didattica e alla ricerca, mentre tutto ciò che è relativo alla gestione dell’ateneo spetterà al Consiglio di amministrazione.

NO AI TAGLI - La reazione dei professori universitari è stata tutt’altro che positiva. Uno dei punti che si disapprova è la riduzione degli investimenti, puntando il dito contro quelli che vengono visti più come tagli alle risorse che una loro “ridistribuzione”. Ma anche le nuove regole per i docenti e i ricercatori non soddisfano. A porre dubbi e malcontento è, in particolare, il limite di età a 70 anni. Va bene dare spazio ai giovani, ma considerare scarpe vecchie professori che hanno per anni lavorato a progetti importanti e contribuito con la loro ricerca alla scienza e alla cultura, forse è un po’ troppo.

LARGO AI GIOVANI, MA NON SOLO - Anche con i capelli bianchi e il bastone un professore può fornire il suo contributo importante alla società grazie al bagaglio di esperienza e conoscenze maturate. Si potrebbe considerare, quindi, la possibilità di introdurre un procedimento di valutazione che verifichi effettivamente se un docente, indipendentemente dall’età, possa essere considerato un punto di riferimento nella ricerca e permettergli di continuare la sua attività. Oggi, d’altro canto, non è raro imbattersi in professori, seppur ancora ben lontani dall’età pensionabile e per di più avvolti in un’aura di prestigio che, tuttavia, non mostrino reali doti di produttività scientifica o, per lo meno, impegno e passione nell’insegnamento.

LAUREA, NON PIÙ UN PEZZO DI CARTA - Ha espresso grande soddisfazione il Ministro Gelmini per il successo riscontrato al Senato e ha dichiarato “L’approvazione di questo provvedimento costituisce la base per il rilancio del sistema universitario italiano” precisando, inoltre, che con la nuova legge di riforma “l’università sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale”.

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Cristina Montini

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