Università: 10 volte in cui hai pensato mollo tutto

Andyb3105
Di Andyb3105

Universita: 10 volte in cui hai pensato mollo tutto

Sarà l'inverno, sarà l'estate, sarà la fame, sarà la pancia piena, sarà l'insonnia sarà l'aver dormito troppo: sarà quel che sarà, capita a tutti un momento in cui nella mente risuona a gran voce la frase “Fanc*** tutto, vado a vendere cocchi a Copacabana”. Possiamo dire che ci siano persone predisposte a questo per indole, che al momento in cui realizzano che dovranno svegliarsi alle 8 anziché alle 12 iniziano a ricalibrare le proprie intenzioni accademiche. Messe da parte le eccezioni, ci sono una serie di situazioni che inducono lo studente, sia una matricola, un laureando o un fuoricorso, a guardarsi alle spalle domandandosi per quale motivo mammà, che l'ha sempre amato, gli abbia consentito di lanciarsi in una così terribile impresa. Skuola.net vi dice quali sono i 10 momenti in cui hai pensato "adesso mollo tutto"

#10 La prima volta in cui ti sei interfacciato con il programma d'esame
Tendenzialmente riservato alle matricole (ma non necessariamente). I più diligenti incontrano questo scoglio al primo mese di lezione. Gli altri, finiscono il primo corso e decidono di acquistare i libri: “la sessione d'esame inizia tra quindici giorni, adesso sono all'università, questo tempo servirà tutto per studiare...” Guardi il programma: milleottocentosessantadue pagine di tomo scritto fitto fitto. Ah, no ma aspetta, c'è un capitolo da saltare. Ah, sono solo dieci pagine. Mannaggia. Sollevi il libro, ne studi la copertina, maledici uno per uno gli autori vari che hanno sottratto tempo alla loro vita per realizzare l'impresa di rovinare la tua, e poi l'idea si insinua per la prima volta nella tua mente... Chi... Me l'ha fatto... Fareeeee...are...are...

#9 La prima volta in cui non ti hanno ammesso a un preappello
Hai deciso di frequentare il corso perché voci di corridoio ti hanno rivelato che per i frequentanti esisterà un preappello o sconto di programma notevole, che va bene alzarsi alle sei del mattino e spendere in classe ore preziose che la vita non ti restituirà mai. Ti capita un giorno di essere sconquassato dalla giardia e, nonostante i migliori propositi, salti la lezione. Proprio quel giorno la cugina sfiga ha fatto sì che il professore scegliesse di cambiare il modo in cui verificare le presenze. Chissenefrega delle firme, adesso compitino a sorpresa. A cui tu non hai presenziato. E che causerà per te l'impossibilità di partecipare al preappello. Mentre il professore te lo comunica, nella tua mente ripercorri tutte le fatiche che hai fatto, e la fatica che dovrai fare all'esame... Il sussurro nella tua testa inizia ad essere deciso... Ma chi te l'ha fatto fare???

#8 Quando hai visto il tuo amico, che ha iniziato a lavorare a 16 anni, comprarsi la macchina nuova mentre tu devi ancora chiedere la paghetta ai tuoi
Che meraviglia uscire con gli amici di sempre!
Peccato che in piazza inizi a fare freddo, e di prendere qualcosa da bere non se ne parla, dato che hai esaurito la paghetta mensile e di chiedere altro denaro ai tuoi non se ne parla proprio. Mentre sei lì a congelare senti il rombo di un marmittone arrivare. Vedi un'auto che ti si parcheggia davanti, e da questa vedi scendere Gigi, il tuo amico di sempre che non ha mai avuto voglia di studiare e dunque, dopo aver speso le estati a lavorare al bar del paese da quando aveva 16 anni, e passarti sottobanco i tuoi primi cocktail, ha finalmente coronato il suo sogno e si è aperto un bar. E adesso si è pure comprato la macchina. E tu invece pensi ai CFU, ma chi cavolo te l'ha fatto fare...

#7 Quando ti sei accorto che le tue uniche interazioni sociali erano quelle via telematica con il professore per chiedere chiarimenti sul programma d'esame
Sono quindici giorni che non esci di casa. Ti sei scollegato dai social, guai a nominare WhatsApp. Esci dalla tua stanza solo per procacciarti cibo di notte. Hai un esame a breve, ogni momento non speso sui libri ti pare... innaturale. Un giorno malaugurato però ti rendi conto che per provvedere a qualche tua esigenza vitale devi uscire di casa. E in strada te ne accorgi: il rumore ti spaventa, tutta quella gente ti mette l'ansia -anche se per ora hai solo incontrato la signora Pina del piano di sotto e un tizio che passeggiava col cane-, e senti la strana esigenza di giustificarti con chiunque incroci il tuo sguardo, “ho l'esame”, dici loro. Rientri in casa alla velocità della luce, non sia mai che dieci minuti fuori ti facciano dimenticare tutto ciò che hai appreso. Accendi il pc, hai ricevuto una email dal professore: ti accorgi di un'altra cosa. Una fitta corrispondenza tra te e te stesso precede quel lapidario cenno di consenso, traducibile in un ”OK” di un esasperato professore: un susseguirsi di formalità e cordiali saluti per chiedere dove si trovasse l'aula, se il programma fosse rimasto invariato, se il libro su cui stavi studiando andasse bene, ti hanno fatto realizzare che l'unico tuo contatto umano fosse l'idea del professore dall'altra parte dello schermo. E questa alienazione ti fa domandare: ma perché mi sono dovuto rovinare la vita?

#6 Quando sei stato rimandato al prossimo appello
Forse non avevi studiato abbastanza, forse ti è andata male, forse è stata l'ansia. Essere bocciati a un esame però, e questo è sicuro, non fa piacere a nessuno. E quando succede, la domanda diventa dubbio esistenziale, mettendoci a confronto con tutte le nostre debolezze: e se non fossimo portati? E se non fossimo abbastanza bravi, o svegli, o intelligenti? Perché l'università, quando ci sono tante altre alternative?

#5 Quando hai sentito parlare di “arricchimento del curriculum”
E quindi siamo all'università. E ce la caviamo anche abbastanza bene: media discreta, esami in pari. Poi un giorno hai la malaugurata idea di andare ad uno di quegli incontri che prendono il nome di “orientamento post-lauream”. Ti sei trovato davanti un tizio sulla quaranta/cinquantina che ha esordito dicendo “ormai, quel pezzo di carta lì, non basta più.” Il crollo delle certezze, la rivoluzione copernicana. In altre parole il panico, ma era solo l'inizio. Le due ore seguenti trascorrono all'insegna di un elenco di capacità che il laureato deve avere: sapere trentasei lingue, avere esperienza ma essere giovane, essere flessibile, saper fare la spaccata ed essere disponibile sono solo alcune delle skills del laureato. Ah, che ovviamente deve essere uscito con 110e lode, questo è la base! La concorrenza è spietata! Bisogna arricchire il cv!

E tu che ingenuamente credevi bastasse il tuo foglietto per poter mettere le basi della tua vita...

#4 Quando il tuo relatore ti ha detto che non andava bene il tuo lavoro
Nonostante le avversità sei arrivato alla fine. Metti il punto all'ultima frase della tua tesi di laurea, l'ultimo punto del tuo percorso universitario. Alla fine è andata meno peggio di quanto pensassi... Le avversità però non sono ancora finite. E può capitare che il tuo lavoro sia un assembramento di bestemmie accademiche e che il tuo relatore si faccia stringere le coronarie per il sol fatto di intravederle. Così ti chiama a ricevimento e ti strappa la tesi davanti agli occhi -in via più o meno letterale-. Tu credevi di aver fatto un buon lavoro, e questo ti porta, ancora una volta a domandarti: perché, perché, perché non ho aperto quel bar al posto di Gigi?

#3 Quando hai visto che qualcosa nella tua vita cozzava col concetto di libertà
A quindici anni non te li saresti mai immaginati così, i tuoi venti-ventiquattro anni. Ti immaginavi a bordo di una decapottabile lungo la route 66, non a bordo di una sedia IKEA a studiare appunti universitari. E quindi, quando fino a notte tarda studi concetti che ti sembrano inutili inizi a pensare di aver fatto la scelta sbagliata, non per altro, ma solo perché prendendo questa direzione hai abbandonato definitivamente la libertà: vacanze saltate per le sessioni d'appello, sessioni estive che ti hanno fatto dimenticare cosa fosse l'estate e sessioni invernali che ti hanno rovinato il Natale che manco il Grinch... A che pro?

#2 Quando sei arrivato alla settimana prima dell'esame (di ogni esame)
Parliamo di ultimi 50 metri di maratona, ragazzo mio! Ci sei quasi, ma non ti sembra di essere abbastanza preparato: in questi momenti vorresti stare tranquillo, ma l'idea dell'esame non te lo concede. Studi ovunque, in ogni momento, in ogni circostanza, e ogni volta in cui ti concedi il lusso di parlare con qualcuno c'è un unico discorso che ti viene spontaneo: l'esame. E parlando dell'esame, di quanto di paia difficile, di quanto ti abbiano dipinto male i professori e di quanto poco tu ti senta preparato sebbene siano sei mesi che ci stai sopra giorno e notte, la reale domanda che sotto sotto ti poni è: ma chi me l'ha fatto fare?

#1 Quando chiunque incontri ti racconta di scenari apocalittici per i laureati, togliendoti ogni speranza nel futuro.
Okay, gli scogli da sormontare lungo il cammino universitario sono tanti, però bene o male te la cavi. Ormai stai imparando anche a gestire le tue crisi esistenziali, quindi sei praticamente inattaccabile... Non fosse per quel fastidioso dettaglio, di tutte quelle persone che non trovano sia abbastanza faticosa di per sé la vita da universitario, tra un libro e la ricerca dell'equilibrio mentale, e decidono che sì, è giusto che dicano la loro. E quindi eccoti travolto da statistiche, grafici colorati, signore dal parrucchiere e predicatori alla fermata del metrò che ti ricordano che tanto, anche se hai fatto l'università ti aspetta la stessa pappa degli altri. Gratificante, nevvero?

Scherzi a parte, la vita universitaria ci mette a confronto con tante fatiche e stress-test, ed è normale esitare ogni tanto. L'importante è rimanere focalizzati sulla persona che l'università ci aiuterà a diventare e non smettere mai di risponderci, quando ci viene da chiederci chi ce l'abbia fatto fare, “il nostro futuro”.

Andrea Buticchi

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