Giovani contro Mary: no questo tipo di pubblicità

gli studenti sono contrari a pubblicità come quelle di Mary in attesa di 110 che sfruttano fenomeni di cronaca delicati come quello delle baby squillo

La bufala di Mary è stata svelata. Non esiste nessuna studentessa universitaria disposta a vendere i suoi scatti hot per comprarsi uno scooter nuovo. Insomma, era tutta una montatura per fare pubblicità ad un concorso fotografico. Un’iniziativa mediatica che però non è piaciuta ai più giovani. Infatti, Skuola.net ha chiesto loro se, in tempi di baby squillo, fosse giusto sfruttare questo tipo di fenomeno per attirare l’attenzione e, com’era facile immaginare, il loro parere al riguardo è negativo: per il 60% non è corretto farsi pubblicità sulla pelle degli altri.

LA BUFALA DI MARY: CHI L’HA MESSA IN PIEDI? - Ma facciamo un passo indietro e spieghiamo bene come stanno le cose. La scorsa settimana tutti abbiamo sentito parlare di questa Mary in attesa di 110. Lunedì sera è arrivata la verità: la ragazza in realtà non è una studentessa, ma la LAB Production, un’agenzia di marketing e comunicazione che ha messo in piedi la bufala mediatica per promuovere un concorso pubblicitario campano. Una bufala che in poche ore aveva fatto il giro dei mezzi di comunicazione: tv, giornali e siti d’informazione non parlavano d’altro. Merito della creatività dell’agenzia a cui è venuta in mente la trovata geniale? Sicuramente, ma forse hanno giocato anche altri fattori.

MARY È LUCA ABETE - Infatti, se si fa un giro sul sito dell'agenzia, non può sfuggire che la LAB Production da ben tre anni "offre servizi per il programma Striscia la Notizia a supporto dell’inviato Luca Abete" che, ricordiamo, essere anche testimonial del concorso fotografico sponsorizzato. Insomma, ad un lettore attento non può quindi sfuggire che chi ha creato la notizia è la stessa persona che l'ha diffusa. Ma lasciamo giudicare a chi è del mestiere se questo costituisce o meno un piccolo conflitto d'interessi.

ALLA BASE DEL SUCCESSO, L’AMBIGUITÀ - In queste ore ha iniziato a girare un video della LAB Production in cui viene difesa l’iniziativa pubblicitaria. Il messaggio è chiarissimo: nessuno ha mai parlato di scatti sexy in cambio di denaro, sono i giornalisti ad aver dedotto maliziosamente le loro conclusioni. E forse è vero. In fondo, se qualcuno scrive che offre “proprie” foto perché ha bisogno di uno scooter nuovo e il suo messaggio appare proprio sopra una scollatura generosa e tenuto in mano da lunghe unghie laccate di rosso, non vuol dire niente. Anche se, quando il nostro giornalista ha contattato la fantomatica Mary, tutto si è fatto più esplicito: “Sembra che tu venda foto di te stessa” le abbiamo detto prima che lei confermasse con un “Appunto, non credo si debba aggiungere altro”.

GIOVANI CONTRO - Insomma, è chiaro che anche l’ambiguità facesse parte del gioco messo in piedi dall’agenzia di comunicazione. Ambiguità sulla quale i mezzi di informazione sono caduti facilmente, probabilmente perché ancora in tensione per la faccenda delle baby squillo, anch’essa abilmente sfruttata dalla campagna pubblicitaria. E che anche per questo ha funzionato così bene. Ma non tutti hanno apprezzato questo gioco, specie i più giovani. Noi di Skuola.net abbiamo chiesto loro cosa ne pensassero e la risposta è stata tutt’altro che positiva: 3 studenti su 5 trovano davvero ingiusto sfruttare casi di cronaca così delicati per farsi pubblicità. Pochi coloro che pensano che la storia di Mary sia geniale, solo il 7,5% dei casi. Più alta è la percentuale di chi invece non è ancora riuscito a farsi un’opinione al riguardo, circa il 33% dei ragazzi.

Studenti contro Mary
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E tu cosa ne pensi? Trovi che questo tipo di pubblicità siano corrette?

Serena Rosticci

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