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Università, 3+2: più laureati, meno stipendio!

Dal rapporto della Fondazione Agnelli emerge che sono in aumento i laureati, ma dopo il lavoro è lo stesso dei diplomati. E tu che prospettive lavorative hai?

Di: Serena R. - 24 gennaio 2012 0 commenti
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laurea come diploma

Questo pomeriggio, il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, e il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, presenteranno il rapporto che analizza gli effetti della riforma universitaria del 1999 che portò all’ormai famoso “3 + 2”.

I PRO – Ormai, la maggior parte degli studenti universitari conosce solo il sistema del “3 + 2”. Si tratta della suddivisione di quella che, una volta, era la laurea quinquennale o quadriennale. Invece, col sistema attuale, prima bisogna conseguire la laurea triennale poi, se si decide di continuare, c’è quella magistrale di soli due anni. Nel nostro paese fino al 2000, erano solo il 9% le persone tra i 25 e i 64 anni di età che conseguivano un titolo di studio universitario e la metà degli iscritti abbandonava gli studi. Ora, a dieci anni dalla riforma, gli abbandoni sono calati dal 20 al 17% e sono solo il 13% gli immatricolati inattivi. Inoltre, nel 2009, il 75% dei laureati erano i primi a portare un titolo di studio universitario in famiglia. In sostanza, sembrerebbe che ci siano meno abbandoni e più lauree conseguite.

I CONTRO – Ma non è tutto ora quel che luccica. Infatti, dopo uno spettacolare picco iniziale, recentemente c’è stata una riduzione delle immatricolazioni che sembrerebbe simboleggiare una disillusione dei ragazzi nei confronti della laurea. Questo perché, nonostante i laureati riescano comunque a trovare un impiego, i lavori che gli vengono offerti sono molto simili a quelli dei diplomati e anche il guadagno è superiore solo del 9% per i giovani sotto i 35 anni.

DI CHI E’ LA COLPA? – Dal rapporto della Fondazione Agnelli è emerso che le imprese non favoriscono la formazione interna e, per questo prediligono i laureati magistrali a quelli triennali. Ma anche le università ci hanno messo del loro. Infatti, nel rapporto è possibile leggere che il profilo delle competenze dei nuovi laureati non risulta adatto alle esigenze del mercato. Quindi, senza dubbio, anche se laurearsi non è mai inutile, occorre un maggiore impegno sia da parte delle imprese, sia da parte delle università.

E tu quali prospettive pensi di avere dopo la laurea?

Serena Rosticci
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