Garanzia giovani, il piano per aiutare i Neet

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

garanzia giovani, il piano per combattere la disoccupazione giovanile

Mancano pochi mesi all’avvio del programma “Garanzia giovani”, il piano studiato dall’Unione europea per salvare il futuro a migliaia di ragazzi, combattere la disoccupazione giovanile e ridurre il fenomeno dei Neet. Complessivamente sono stati stanziati 6 miliardi di euro, e per il nostro Paese è previsto un fondo di 1-1,3 miliardi. La strategia si articolerà in sei punti chiave, finalizzati ad accompagnare il giovane in un percorso di formazione ed ingresso nel mondo del lavoro. Lo scorso 30 luglio, dopo il raggiungimento dell’accordo in sede europea, è stata insediata una “Struttura di missione” costituita dalla collaborazione del ministero del Lavoro, Regioni, Province, Isfol e Italia lavoro.

“GARANZIA GIOVANI” - Il piano, secondo le disposizioni del Consiglio europeo, deve garantire a tutti i giovani disoccupati o al termine di un percorso di studi, entro 4 mesi di attesa, un’occasione lavorativa, uno stage o tirocinio, apprendistato, il proseguimento del ciclo di studi o di formazione professionale, o l’avvio di un’attività di impresa. Destinatari di tale programma i ragazzi d’età inferiore ai 24 o ai 29 anni per i quali è stata prevista una spesa pro-capite tra i 450 e gli 800 euro (stima variabile a seconda che si considerino solo i Neet under 24, circa 1,2 milioni di persone, o anche quelli under 29 pari a 2,2 milioni di persone).

DOVE- Il piano sarà applicato in tutte le aree in cui l’indice di disoccupazione giovanile , vale a dire tra i 15 e i 29 anni, oltrepassa il 25%. In Italia si tratta di una caratteristica condivisa da tutte le regioni, fatta eccezione per il Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano. La Sicilia si aggiudica la pole-position con un tasso di disoccupazione pari ad oltre il 41%, seguita da Calabria, Campania e Sardegna.

I SEI PUNTI DELLA STRATEGIA - Il piano “Garanzia giovani” si articola in sei momenti e si basa sulla collaborazione con i centri per l’impiego. I ragazzi, rivolgendosi a quest’ultimi, riceveranno le informazioni utili relativamente al percorso da affrontare e, presi in carico, stipuleranno il “patto di servizio”. Il primo dei sei punti pianificati dall’Isfol prevede una fase di orientamento volta a fornire tutte le informazioni generali, a cui seguirà, invece, un momento formativo finalizzato all’acquisizione dei requisiti base o trasversali per svolgere un tirocinio-stage, e alla valutazione delle competenze già possedute. A questo punto si possono intraprendere tre diverse direzioni: quella del tirocinio, quella della mediazione per l’inserimento lavorativo tramite apprendistato o stage, e infine quella della consulenza per l’avviamento di un’attività imprenditoriale autonoma.

L’ANELLO DEBOLE - Tuttavia, il piano, così ben studiato, a pochi mesi dal suo lancio desta ancora qualche perplessità relativa in maniera particolare alle risorse necessarie per l’attuazione della strategia e alle carenze dei centri per l’impiego. “La Garanzia Giovani necessita di una rete efficace, ma le nostre strutture non sono sufficienti ed adeguate. I Centri per l’impiego sono 500, vi lavorano 7.000-8.000 operatori. Ma in Francia, Germania, Inghilterra sono 10 volte tanto, da 70 a 100 mila. E i rispettivi governi vi investono 5 miliardi l’anno. Noi 500 milioni. Un gap difficile da colmare in sei mesi”: queste le parole del sottosegretario al Lavoro, Carlo dell’Aringa.

Secondo te questo piano servirà davvero a combattere la disoccupazione giovanile?

Margherita Paolini

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