Salasso università al Nord e facoltà scientifiche

Lorena Loiacono
Di Lorena Loiacono

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La fotografia delle università più “care” arriva da uno studio di Federconsumatori che, per il 2014, rileva comunque un aumento medio in tutta Italia dell’1,2% delle rette universitarie con picchi fino al 2,50%. E gli studenti insorgono: “il diritto allo studio? inaccessibile”

Tasse sempre più soffocanti, per gli studenti si rischia il collasso. A denunciare gli aumenti nelle rette universitarie e il report annuale, giunto alla quinta edizione, dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che ha svolto un’indagine sulle imposte che gli studenti universitari versano per frequentare le università pubbliche italiane.

SALASSO SETTENTRIONALE - I dati che ne emergono sono chiari: a confermarsi come i più cari, sono i contributi universitari per la prima fascia negli gli Atenei del Nord Italia, con importi medi superiori del +12,89% rispetto alle Università del Sud. La differenza tra Nord e Sud, quest’anno, si è assottigliata ma non è un bene: l’avvicinamento è dovuto infatti ad un innalzamento delle rette meridionali. La media registrata negli Atenei del Nord Italia supera del +12,23% la media nazionale.

AL CENTRO SI RISPARMIA - i contributi più bassi, considerando tutte le fasce di reddito tranne l’ultima, sono le Università del Centro Italia che fanno registrare uno scarto del -23,81% a confronto con le Università del Nord e del -12,53% rispetto a quelle del Sud.

UNIVERSITA’ PIU’ CARE – A chi spetta il triste primato dell’università più cara? A Parma. Che va così spodestando l’università di Milano che nel 2013 aveva lo scettro della meno economica, con una retta minima di 748,50 euro. Quest’anno invece Milano registra importi minimi di 713,00 euro per le facoltà umanistiche e di 790,00 per quelle Scientifiche mentre l’Università di Parma prevede contributi di 739,68 euro per le facoltà umanistiche e di 855,50 euro per le facoltà scientifiche.

ASPIRANTI SCIENZIATI IN BOLLETTA – Spesso le università applicano rette diverse a seconda degli indirizzi, aumentando le tasse per le facoltà scientifiche. Negli Atenei che applicano questa distinzione accade infatti che uno studente di Matematica, ad esempio, paga mediamente tra il 5,24% e il 6,75% in più rispetto ad un suo collega di Lettere e Filosofia, a seconda della fascia di reddito di appartenenza.

TASSE IN AUMENTO – Considerando gli importi relativi alla prima e alla seconda fascia di reddito, spiega Federconsumatori, si nota rispetto al 2013 un incremento medio rispettivamente del +2,51% e del +2,29%. A far lievitare la media, va detto, sono i singoli casi e non tutte le università a tappeto: gli aumenti dell’Università di Parma sono lievitati infatti del +29,11% per le facoltà umanistiche e del +29,84% per quelle scientifiche. Parma influenza notevolmente anche le macro-aree geografiche.

NORD, SUD, CENTRO…- Impennata vertiginosa, quindi, anche per gli atenei del Centro, sempre considerando la presenza dell’università di Parma che comunque va fuori regola. Considerando la prima fascia, gli Atenei del Nord registrano sul 2013 un aumento sulle tasse del +0,76% e quella del Sud un calo del -0,64% rispetto al 2013. La media delle Università del Centro, “falsata” dai dati di Parma – cresce del +8,41%. Un boom da brividi.

E IL DIRITTO ALLO STUDIO? SALTA PER 1 SU 4 – Costi proibitivi, dunque, per molti studenti alle prese con tasse in aumento di anno in anno. L’allarme arriva dalla Rete della conoscenza: “Questi costi ingiusti – denuncia Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti - sono la causa principale del mancato proseguimento degli studi da parte dei giovani diplomati italiani: 1 su 4 non può permettersi l’università. Il governo deve risponderne, perché in questi mesi sta promuovendo un Piano Scuola in cui manca del tutto il diritto allo studio, si incentiva un collegamento vizioso tra istituti e aziende e non si prevede nessun incentivo all’orientamento, specie quello universitario”.

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