Università: ecco l'assistente assente

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

assitente assente

A chi non è mai successo di ritrovarsi agli esami, anziché il professore, l'assistente? Spesso è più giovane della media dei professori ma non per questo ritrovarselo davanti è davvero una fortuna. Può essere infatti un'esperienza particolarmente difficile, come illustra la divertente web serie "Esami" che tira in ballo proprio il mondo dell'università.

L'ASSISTENTE ASSENTE

- La web serie "Esami" è l'idea di tre ragazzi, ex studenti universitari, Edoardo Ferrario, Matteo Keffer e Maurizio Montesi, che hanno scelto il web per raccontare la realtà dei ragazzi che frequentano le facoltà degli atenei in Italia. E infatti la serie divide le puntate per facoltà, individuando la situazione in cui si potrebbe trovare durante gli esami uno studente di Medicina, Ingegneria, Economia e via dicendo. Nel caso degli economisti, ecco l'assistente giovane e rampante che fa di tutto tranne che ciò che dovrebbe, davanti agli occhi rassegnati dell'esaminando.

ASSISTENTI E PROF

- Quando non è "assente", un assistente generalmente aiuta i professori a svolgere le proprie attività didattiche, segue i laureandi, tiene esami, e qualche volta sostituisce anche il prof a lezione. Anzi, ci sono casi in cui la faccia dell'assistente sia agli studenti ben più conosciuta di quella del professore di ruolo. Tuttavia, gli assistenti che di solito vediamo in facoltà sono in realtà dottorandi, borsisti o laureandi. Infatti, l'"assistente ordinario" è stato un ruolo ben definito fino agli anni 80, ma oggi è ad esaurimento perché è stato sostituito dall'odierno ricercatore, la cui carica è acquisibile solo tramite concorso.

QUANDO L'ASSENTEISTA E' IL PROF

- Non sono pochi i casi di docenti che scelgono ragazzi tra i propri laureandi o dottorandi per essere aiutati in piccole mansioni didattiche, ma teoricamente questi non potrebbero svolgere lezioni. In caso di necessità, sono i ricercatori a poter sostituire i professori, ma quello che questi ultimi dovrebbero ricordare è che non devono esagerare con le deleghe: la legge “Gelmini” del 30 dicembre 2010 n. 240 sulle norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, dice esplicitamente che i ricercatori sono "tenuti a riservare annualmente a compiti di didattica integrativa e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonché ad attività di verifica dell'apprendimento, fino ad un massimo di 350 ore in regime di tempo pieno e fino ad un massimo di 200 ore in regime di tempo definito”.

E tu con che tipo di assistente hai avuto a che fare?

Carla Ardizzone

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