Venite, adoremus

maurizio collantoni
Di maurizio collantoni


No, non siamo ancora a Natale, ma ho voluto appositamente scegliere per questo articolo un titolo preso dal linguaggio liturgico e non a caso è stata selezionata una proposizione in latino. Adesso vi starete chiedendo: "Ma perché hai scelto proprio questa?" Beh, è la prima che mi è venuta in mente e poi è comprensibilissima anche a chi è ignorante riguardo il latino, quindi possiamo dire che ho preso due piccioni con una fava. Tornando alle cose "serie", fedelissimi lettori (ho sempre sognato usare questa frase da rubrica di psicologia su qualche rivista tipo "Donna moderna" o da oroscopo di Paolo Fox) lo spunto per questo articolo mi è venuto dall'aver udito una notizia trapelata alcuni giorni fa dalla Santa sede, e guarda caso è stata proferita dal cardinal...dite un nome a caso...indovinato!... dal cardinal Ruini, e chi se no si sarebbe fregiato del titolo di portavoce del Vaticano, se non lui?! Comunque, a parte satira gratuita e banale, la notizia riguarda la volontà da parte di alcune alte sfere ecclesiastiche di reintrodurre la messa in lingua latina. Prima di cominciare una lunga tiritera, vi devo chiedere di promettere che in futuro potreste esser disposti a metter una buona parola affinché io non sia scomunicato... fffffffatto? ecco, ora avete un art attack... ma che dico?! Quello è un altro programma... basta, cominciamo.

Latino: lingua ufficiale della Chiesa, utilizzata dagli ecclesiastici nei loro incontri internazionali (proprio come se noi usassimo l'inglese per comunicare con un olandese venuto in vacanza qua), ma oramai lingua morta, e a chi afferma il contrario mi sento di rispondere con una battuta di C. Guzzanti: "...va beh... se nun è morta... sta 'n coma". Personalmente credo che abbiano tutto il diritto di esprimere il bisogno di un ritorno alle radici, alle origini di quella che era la liturgia cristiana, ma onestamente con i vari problemi etici che oggigiorno si vanno sempre più profilando di fronte agli occhi del mondo, la Chiesa dovrebbe rivedere le proprie posizioni più obsolete e rappresentare un punto d'appoggio per i fedeli di tutto il mondo, piuttosto che preoccuparsi se dire o no la messa in latino. In fin dei conti credo che la parola del Signore sia comprensibile a tutti prima nel cuore, che nelle orecchie, e quindi meglio dedicarsi alle azioni, ai valori tangibili; ma a prescindere da ciò, credo che chiunque vada in chiesa si senta più partecipe capendo ciò che si dice, potendo anche dare un'interpretazione personale ai brani ascoltati durante la celebrazione;mentre così facendo, non solo si fa un passo indietro, ma è come se si rendessero le Sacre scritture elitarie, accessibili solo a quei pochi che oggi sanno il latino... e come non pensare poi ai bambini che si stanno avvicinando all'andare in chiesa, temo che non capire nulla li distolga dal seguire ciò che sta accadendo e inoltre quei giovani che si recano a messa solo per le festività più importanti, sentendo solo parole incomprensibili, non credo saranno invogliati ad una maggiore frequentazione.
Non nego che sarebbe estremamente interessante assistere ad una messa in latino (parlo per me, che frequento un liceo classico), ma "una tantum"... Per concludere in modo ancora più noioso e paternale di quanto non abbia condotto il mio ragionamento finora: eminenze, mandiamo ai giovani un messaggio verbale in una lingua che possano capire.

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