Vacanze e studio, cosa ne pensate?

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Nella web-tv con Daniele e Francy1982 abbiamo visto come affrontare lo studio nei pochi giorni che rimangono tra un cenone e l’altro e su YouTube in tantissimi si sono soffermati per dire la loro sulla faccenda dei compiti per le vacanze: se c’è a chi non va proprio giù l’idea di dover studiare in questi giorni, c’è anche chi, seppur controvoglia, cerca di giustificare il volere di insegnanti esigenti.

TESTIMONI DI VACANZE FATICOSE - Sul web molti sono coloro che si sfogano elencando il totale dei compiti assegnati con dovizia di particolari, dalla somma totale di pagine da studiare al numero complessivo di esercizi da svolgere. Ecco alcune tra le più infelici testimonianze: “Io per le vacanze devo leggermi un libro intero di inglese e gli esercizi che ci sono su questo libro […], storia quasi un’intera unità, di matematica esercizi (senza spiegazione) sui monomi, poi tedesco una unità, scienze della materia con un bordello di esercizi e molti altri compiti e sono solo in 1° superiore... io dico va bene dare i compiti per tenerci in allenamento, ma questa è esagerazione! Oppure ecco un’altra dichiarazione: “Una versione di greco (20 righe) più verbo ‘fero’ da coniugare in tutte le forme e in tutte le diatesi; 65 domande di latino su un testo di classico; 3 pagine intere di traduzione di latino classico da imparare (più 2 pagine extra che mi ero prefissata di fare durante le vacanze e che quindi si aggiungono ai compiti che non avevo previsto); 20 esercizi di matematica; mezzo quadrimestre di storia per la verifica fissata l'8 Gennaio”.

COMPITI SÌ, MA CON MODERAZIONE - Dalla parte dei compiti segnati sul registro di classe, invece, c’è chi considera questo metodo un buon modo per evitare di dimenticare ciò che si è studiato fino a quel momento e sostiene che così si evita “di fare di nuovo un ripasso […] in modo che i prof possano andare avanti con i programmi e non restare indietro come spesso accade... Anche a me non piace il fatto di fare i compiti durante le vacanze, ma è così”; qualcun altro invece, seppur affermi che i compiti abbiano il pregio di scongiurare il pericolo di diventare ignoranti, ci tiene ad aggiungere “però c’è un limite umano”. E poi c’è chi suggerisce un compromesso “Secondo me si dovrebbero assegnare i compiti per il giorno dopo come se non ci fossero le vacanze, in più si può dare un libro da leggere... sarebbe così a discrezione dell'alunno ripassare o no” Oppure qualcun altro propone: “Io consiglio di farsi ogni mattina un po' di compiti e di dedicare il pomeriggio a quello che volete”.


PER PROTESTA NON LI FACCIO - E poi ci sono gli irriducibili, pronti a spezzarsi, ma di certo non a piegarsi sui libri per completare i compiti assegnati, come chi difende la “sacralità del riposo”: “Si chiamano vacanze appunto per quello… non ne faccio mai anche se ce li danno, a costo di prendere note e un 2, va contro il mio orgoglio”. Oppure c’è chi argomenta: “Dare un sacco di compiti per le vacanze non serve a un tubo. Anzi, peggiora la situazione, perché alla fine gli studenti, in quanto obbligati, non li fanno proprio. Piuttosto, bisogna EDUCARE i ragazzi a mantenere in allenamento la mente (anche leggendo un libro a scelta), non obbligarli. Che poi, se ti dimentichi le cose, significa che non hai capito nulla di quello che hai imparato o che hai imparato a memoria, e di certo la soluzione non è caricare di compiti”. Ma c’è anche chi, per la prima volta, si rassegna e confessa: “Di solito per protesta non li faccio MAI!!! Ma visto che quest’anno sono al terzo liceo li dovrò fare... pur soffrendo ma li dovrò fare”.

Queste sono solo alcune delle vostre testimonianze. Avete altro da aggiungere? Fatelo aggiungendo il vostro commento.

Cristina Montini

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