E' giusto fermare il calcio?


Dopo i gravissimi fatti di Catania, a seguito dei quali ha perso la vita un agente di polizia, rimasto ucciso in un'imboscata organizzata da un gruppo di facinorosi che definire tifosi è senz'altro inappropriato.
Morire per una partita di calcio, non è la prima volta che accade da queste parti...Finalmente, il fatto ha scosso le coscienze e ha portato le autorità competenti a prendere delle decisioni senza precedenti. Per la prima volta si è deciso di fermare il pallone, dalla seria A fino alle categorie giovanili: non si gioca! Questo per dare una forte scossa ad uno sport le cui partite, in certi casi, finiscono con feriti e contusi tra gli spettatori.
Oggi, dopo tre giorni, sembra chiaro l'orientamento: due settimane di stop e due settimane a porte chiuse. Ieri è stata una giornata convulsa di consultazioni, una linea del mondo sportivo che avrebbe preferito ripartire già domenica, ma sempre a porte chiuse, il Governo che con le sue massime cariche vuole la linea dura: si gioca solo con gli stadi in regola. Infatti, nonostante le severissime regole del decreto Pisanu, molti stadi italiani non sono ancora a norma di legge.
In attesa del vertice di oggi a Palazzo Chigi, nel quale verrà detta l’ultima parola, prevale l’orientamento di fermarsi due settimane, anche se Petrucci e Pancalli esploreranno col Governo ipotesi meno drastiche: ci sono state pressioni dalle società per problemi di Champions League e da parte delle televisioni per i diritti. La decisione finale sarà comunque condivisa da tutti.
C’erano pure posizioni governative estreme che chiedevano uno stop lunghissimo ai campionati, mentre la Lega — con il suo presidente Matarrese — chiedeva che non ci fossero stadi chiusi senza ragione.
Il Commissario straordinario della FIGC, Pancalli, preannuncia la probabile durata dello stop: "Il blocco rimane fino a quando non saranno presi interventi drastici per cui avrò la serenità per rivedere la mia decisione. Decisione che ho preso io e farò i conti con la mia coscienza".
C'è poi il problema di Euro 2012 e delle conseguenze sulla nostra credibilità internazionale. Qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi di ritiro della candidatura italiana a Euro 2012, ma Petrucci sottolinea: "Non è il caso di fare della demagogia".
Dopo Calciopoli, ecco un'altra tegola sul nostro calcio.
Ce la farà ad uscirne? Lo stop ai campionati può essere un segno forte ai fini del cambiamento? Dite la vostra.

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7 dicembre 2016 ore 16:30

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