Romeo e Giulietta: il Conte Capuleti si confessa

foto di intervista a Luca Maggiore

Tutti conosciamo le sue terribili intenzioni: vuole obbligare Giulietta a sposare Paride ostacolando in tutto e per tutto il suo amore per il giovane Romeo. Il Conte Capuleti non può proprio accettare che sua figlia diventi la moglie di un Montecchi. Ma perchè non è mai riuscito a guardare al cuore dei due giovani di Verona andando oltre l'odio delle famiglie rivali? Skuola.net ha pensato bene di chiederglielo per voi intervistando Luca Maggiore, il Conte Capuleti nel musical Romeo e Giulietta, Ama e Cambia il mondo. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Luca, essendo tu un papà, quanto ti ci rivedi nel ruolo di Conte Capuleti?
Uno dei motivi per i quali ho anche scelto di interpretare questo ruolo è proprio perché, avendo avuto tra l’altro una bimba da poco pensavo che questa potesse essere una bella esperienza. E infatti ha contribuito molto, poiché da padre puoi fare un buon padre. A livello drammaturgico ti aiuta anche ad immedesimarti meglio: il momento della morte di Giulietta è un po’ drammatico ed è forse proprio quello in cui spezzo un po’. Non è facile affrontare la morte i un figlio e non è un evento che accade tutti i giorni. Devo dire, però, che mi ha aiutato in tutto il resto. Ogni attore quando si trova a dover affrontare un personaggio nuovo entra in una gabbia al cui interno c'è un piccolo spazio creativo da sfruttare. Fanno molto, ovviamente, l’intelligenza e il talento.

Com’è il pubblico del teatro, in generale?
In generale, devo dire che ho riscontrato sempre un grande entusiasmo, una grande compartecipazione. Il pubblico in generale, grazie a Dio, c’è ed è un pubblico da educare, ma che vuole essere educato. I tempi sono quelli che sono e non c'è più il teatro di una volta. È dura confezionare spettacoli in un momento storico come questo. Servono prima di tutto i soldi - e quelli mancano sempre - poi belle idee. Bisogna chiamare in causa persone talentuose e, fortunatamente, ce ne sono tante, ma spesso faticano a emergere. Ma l’arte necessita di linfa sempre nuova, coraggiosa, anche perché son del parere che i giovani abbiano tanto coraggio e tanta voglia di mettersi in gioco. Bisogna dar loro lo spazio.

Guarda Luca Maggiore che interpreta il Conte Capuleti

Che consiglio daresti ai ragazzi?
Quello di non ascoltare consigli. Io non sono uno che ne dispensa, più che altro posso marcare un dato di fatto, che è quello di intraprendere le vie del teatro, che è un mondo meraviglioso. Non è un successo facile, ma nasce da un gran lavoro. Se fai questo genere di spettacoli, o sei bravo e ti dai da fare seriamente o sul palco non ti ci mettono. Oltretutto, impari anche a non sbagliare poiché non te lo puoi permettere: sì, ci possono essere sbavature di tanto in tanto, ma gli errori, quelli grossi, non sono consentiti. Nella recitazione c’è tanto di costruttivo, tanto studio alle spalle e tanta esperienza. Questo è un mestiere che impari facendolo, che ti nutre di esperienza. Oltretutto, si impara a non cadere nel giudizio: quello più importante è sempre quello che nasce da te e a te è destinato, nel senso che impari a giudicare e devi imparare a farlo, poiché devi essere consapevole delle tue capacità. Il problema di molti giovani, oggi, è che non conoscono i loro limiti e credono di poter fare tutto. Ma se non hai consapevolezza dei tuoi talenti, dei tuoi limiti, non puoi andare avanti, poiché occorre costruire la propria carriera perfezionando i propri errori. Anche l’umiltà nasce da questo genere di esperienze.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Io nasco come cantautore e per il momento non ho avuto grosse opportunità. Per l’età e l’esperienza, c’è una consapevolezza diversa, un modo di fare anche questo mestiere molto più easy, più felice e gioioso. Ho abbandonato la rabbia dei vent'anni. Tra dieci mi piacerebbe continuare la mia passione, nonché quella del cantautore (stiamo preparando un album nuovo!), senza mai abbandonare il teatro per la quale è veramente nato un amore profondo.

Perché proprio il teatro?
Perché consolida la verità. Il teatro dà veramente modo di reagire a tutto quello che non va, perché puoi portare sul palco quella verità che altrimenti non si comprende a pieno. Viviamo in un’epoca frenetica e la gente ha ormai perso un po’ la voglia di fermarsi e pensare, osservare, capire: troppo sforzo! Il teatro, invece, ti porta un po’ per mano. Puoi far vedere la bellezza nascosta sotto troppi strati di niente. Il teatro ti insegna, soprattutto, a stare con gli altri, a non sentirti il centro di tutto. Impari ad esserci anche in maniera amorevole e costruttiva con gli altri.

Martina Napoli
Fotografia di Silvia Amoroso

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