Raikkonen e Ferrari campioni del mondo con giallo


Interlagos - Dio esiste: ho le prove. Questa frase di pieraccioniana memoria deve essere risuonata nei cuori dei ferraristi di tutto il mondo, a partire dal presidente Luca Cordero di Montezemolo, apparso quasi incredulo e commosso nel suo intervento telefonico di ieri sera al TG1.

Tutto questo accadeva alle 20 ora italiana, quando tutta la nazione era in festa. Poi verso le 23 un brivido: ai controlli post-gara le BMW e le Williams hanno nei serbatoi benzine troppo fredde. Un errore abbastanza grossolano, qualche grado in più del limite consentito, ma che avrebbe potuto consegnare il titolo ad Hamilton se i piloti di queste squadre fossero stati squalificati. Comincia così una lunga attesa di fronte all'ufficio dei commissari di gara, ai quali spettava di decidere degli esiti del mondiale. Una ridda di voci si susseguiva, collegamenti su collegamenti alla televisione. Alla fine, verso le 2:20, la classifica viene ufficializzata: nessuna penalità e Raikkonen può tirare un sospiro di sollievo. La McLaren ovviamente ha presentato ricorso, perciò la questione verrà riesaminata tra qualche giorno dal Consiglio Mondiale FIA. Dubito che si possano assumere il rischio di privare Maranello di un titolo conquistato proprio quando sembrava impossibile.

Sì perché su Raikkonen campione del mondo pochi avrebbero scommesso, a partire dal sottoscritto, visto lo svantaggio di ben sette punti che si presentava alla vigilia della gara. All'inglese Hamilton, leader del mondiale per un'intera stagione, bastava infatti un quinto posto.
Risultato che appariva ampiamente alla portata del fenomeno, trasformatosi rapidamente da simpatico ragazzino a superprotetto dalla Federazione internazionale, dopo essere passato indenne attraverso lo scandalo della spy-story (senza peraltro collaborare con le autorità, al contrario di Alonso), essere stato rimesso in pista dai commissari al Nurburing ed infine impunito anche ieri quando aveva chiaramente ostacolato il finlandese Raikkonen nel suo ultimo giro di qualifica. I tifosi di Alonso, il bi-campione del mondo uscente che ha subito il favoritismo della McLaren nei confronti di Hamilton, hanno contato circa 10 episodi in cui la Federazione era intervenuta a favore di Hamilton.

Insomma nessuno si aspettava che l'inglese avrebbe perso, anche se nel Gran Premio di Cina Hamilton aveva sprecato il primo match ball finendo fuori pista nella corsia box a causa dell'eccessivo consumo delle gomme. Se si fosse accontentato di perdere qualche punto anticipando il cambio, oggi sarebbe campione, ed invece tutto è stato rimandato in Brasile, dove Hamilton doveva difendere 7 punti di vantaggio su Raikkonen e 4 su Alonso.

Dove accade ciò che non ti aspetti: per vincere il mondiale il ferrarista Raikkonen avrebbe dovuto trionfare in gara, il suo compagno Massa giungere secondo ed Hamilton almeno sesto. Ipossibile..., soprattutto perché a causa del fattaccio di ieri Raikkonen partiva terzo, dietro a Massa ed Hamilton.

Ed invece, pronti via ed è subito un uno-due Ferrari, con Massa primo ed il finlandese secondo, seguito da Alonso che nel frattempo aveva "fregato" l'inglese, che nel tentativo di rifarsi andava fuori pista rientrando al settimo posto.

Ma tanto riuscirà a recuperare, mi dicevo fra me e me. Non passano dieci minuti ed un problema elettronico al cambio lo blocca a velocità da scuola guida, mentre tutti lo "sverniciano" e lui cerca di resettare la centralina della sua macchina come un comune mortale alle prese con Windows (a proposito, tale dispositivo è prodotto in collaborazione con la Microsoft, che quindi non si smentisce mai...).

Di lì segue una gara nella quale le uniche emozioni sono state rappresentate dallo scambio di posizioni Raikkonen-Massa e dalla errata strategia di gara McLaren, che ha ben pensato di far fermare il suo fenomenino tre volte in luogo delle due programmate. Il risultato? Il miracolo Ferrari (così titolava il TG1) si era compiuto: Raikkonen primo, Hamilton settimo tra l'incredulità generale, della Ferrari, della McLaren, dei cronisti e dei tifosi.

Nessuno si aspettava questo esito così positivo per i colori italiani, ma proprio per questo è ancor più bello. Dopo la spy-story, che ha fatto balzare la F1 agli onori della cronaca non solo sportiva, appariva molto ingiusto che la squadra ritenuta colpevole di gravi episodi di spionaggio coperti con reiterata menzogna, riuscisse a far vincere il titolo ad uno dei suoi piloti. Ma come in una sorta di film, il lieto fine si è materializzato in un modo inatteso. Proprio per questo qualche fonte giornalistica ha ipotizzato che si trattasse di un risultato combinato a tavolino per aumentare l'audience.


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Ma poco importa, la Ferrari ha vinto. E lo ha fatto all'italiana: non arrendendosi davanti alle difficoltà e agli errori commessi nel corso della stagione, ma anzi trovando da essi un nuovo spunto per riuscire a raggiungere l'obiettivo. Dobbiamo essenrne orgogliosi, anche perché siamo di fronte al bis della vittoria Ducati nella Moto GP. In entrambi i casi due piccole realtà italiane che hanno sbaragliato la concorrenza di colossi dell'industria automobilistica e motociclistica.
In più in questo caso si è aggiunta la soddisfazione di battere Ron Dennis, un uomo che ha dichiarato di godere ogni volta che la Ferrari viene sconfitta.

Soprattutto da questa vicenda sportiva possiamo trovare una morale che ci da coraggio nelle nostre vite di ogni giorno: anche nelle difficoltà, non mollare mai. Se hai un sogno, non smettere mai di sognare che diventi realtà, anche se le cose sembrano complicarsi talmente tanto da renderlo impossibile.

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