Don't forget it

Cristina Montini
Di Cristina Montini


Si celebra oggi il “Giorno della Memoria”: un giorno per lasciare da parte i nostri piccoli pensieri e riflettere sul fatto che mentre siamo tutti presi a scegliere quale cellulare acquistare o come passare il fine settimana, nel mondo ci sono invece popoli che non hanno la possibilità di compiere nessuna scelta, non essendo liberi neanche di vivere in condizioni di pace.

CAMPI NAZISTI – Il 27 gennaio è il giorno in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz e liberarono coloro che erano rinchiusi nell'omonimo campo di concentramento. Si tratta di una data simbolica, stabilita con lo scopo di continuare a tenere vivo il ricordo su uno (ma non l'unico purtroppo) degli episodi più gravi della storia. Durante Seconda Guerra Mondiale, infatti, il regime nazista si adoperò per una vergognosa operazione di discriminazione verso gli ebrei che portò alla loro persecuzione, alle deportazioni nei campi di concentramento fino ad arrivare alla “Soluzione finale”, ovvero lo sterminio di massa. Alla fine furono 6 milioni i soli ebrei uccisi, senza contare zingari, omosessuali e altri oppositori politici.

CAMPI DI LAVORO IN SIBERIA – Nel corso della storia, però, ci sono altri esempi di persecuzioni nei confronti di coloro che sono semplicemente “diversi” o “scomodi” dal punto di vista politico. E' il caso dei campi di lavoro in Siberia che, tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta furono teatro di consistenti deportazioni. Si trattava perlopiù di dissidenti politici che venivano sottoposti a lavori forzati talmente duri da portare gli esiliati allo stremo delle loro forze fino ad arrivare, spesso, alla morte. In questo caso si stima che oltre 20 milioni di persone persero la vita.

E OGGI NON È ANCORA FINITA – Episodi non meno gravi, nella storia, se ne possono trovare veramente molti, ma quello che forse è ancora più grave di ciò che è già successo, è quello che continua ad accadere. Forse su questi esempi storici non si è ancora riflettuto abbastanza, perché persecuzioni, deportazioni e genocidi continuano tutt'ora a verificarsi. Molte volte non sono “casi da telegiornale”, non se ne sente parlare spesso, ma non per questo sono meno gravi.
Basta pensare al genocidio che si è consumato in Ruanda nel 1994 ad opera degli estremisti di etnia hutu a danno di un'altra etnia, i tutsi, e nel quale morirono oltre 800.000 persone. Oppure si può fare un breve giro su siti di vari organizzazioni umanitarie come, ad esempio, unimondo.org , per rendersi conto che nel mondo esistono decine e decine di scontri tra civili e svariati tentativi di sottomissione di una popolazione ad un'altra. Una continua lotta dominata dalla legge del più forte che colpisce inesorabilmente “persone”, esseri umani.

COSA FARE – Occasioni come queste servono a pensare... Certo non saremo chiamati noi a porre fine a questi orribili crimini, ma qualcosa possiamo pur farlo. Ogni volta che non riusciamo ad acquistare le scarpe che vorremmo, che non abbiamo il cellulare all'ultima moda, oppure che siamo rifiutati dalla persona che ci piace, non lasciamo invadere la nostra vita di tristezza o insoddisfazione: ci sono ragazzi come noi che non hanno nemmeno il diritto di essere in vita, questo solo perché sono nati dalla parte sbagliata del mondo o sono del colore sbagliato. Ma non solo, proviamo a riflettere su quanto siamo realmente tolleranti o semplicemente aperti verso culture e modi di pensare diversi dal nostro. Oppure pensiamo a quanto fortunati siamo a poterci permettere di "sprecare" il tempo a pensare ai nostri piccoli problemi quotidiani.

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7 dicembre 2016 ore 16:30

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