Droga, botte ai maschi e karate: nuovi bulli al femminile.

Bob, al secolo Roberto, imposta una vocetta da castrato. Dovrebbe fare cinema, uno pensa, mentre, con mosse effemminate, infila le dita come artigli nella folta capigliatura del compagno Momo, al secolo Domenico, e comincia a strapparglieli per finta, levando nel cortile della scuola acuti striduli: «brutta tr..etta, nun ce deviprova’ più, hai capito, se ce riprovi io ti faccio a pezzi!». Momo simula una reazione: distribuisce equamente, sculettando, quattro ”pizze”, al secolo schiaffoni, su entrambe le gote di Bob,però senza toccarle. E mentre Fede, Federico, battendo le mani, provvede al sonoro degli schiaffi in sincrono perfetto, anche Momo imposta la vocetta da castrato.
BOTTE IN ROSA- «Astrappona de mer.., che me fai te? Io te corco de botte quando voglio ». Risa sguaiate da parte dei maschi. Le ragazze no, non ridono. Non piace alle ragazze la sceneggiata in un liceo romano, a ricreazione. Si mima la rissa dell’altro ieri tra Simo-Simona e Vale-Valeria, claque scalmanata e parità finale, lividi e escoriazioni varie per la prima, sangue dal naso per la seconda, insulti conclusivi con minacce, ed alla prossima. Accade spesso. Accade in quasi tutte le scuole, sin dalla seconda elementare, sei anni, secondo una ricerca dell’università di Trento. Accade tutti i giorni. Accade al nord, al centro, al sud, dove gli uffici dei giudici minorili sono sepolti di fascicoli con imputate di sesso femminile.
Accade nelle classi sociali più alte e in quelle basse. E’ il nuovo trend: la bulla che mena, e picchia duro. Che organizza baby gang come un boss rifinito della mala, e le guida all’assalto della vittima predestinata.
Ruba, rapina, minaccia, gira filmati scioccanti con il cellulare per You Tube, provoca e molesta sessualmente, pratica il vandalismo, la mercificazione del suo corpo, l’estorsione.
E mette in atto la più recente involuzione sociale relativa alla condizione della donna: l’imitazione del maschio. Ovvero la rivoluzione sessuale capovolta. Il maschio, per esorcizzare la paura, ne sorride. La femmina la prende molto male.
COME MASCHI - La mimica di Bob e Momo è d’interpretazione maschilista, ringhia Ludo-Ludovica, dark, trucco pesante, sguardo accigliato, passo dinoccolato, anfibi neri, minigonna. «Che c’entra la vocetta isterica, che c’entra sculettare? Se ce le diamo è una cosa seria, come per i maschi». Mica scherzavano, Vale e Simo, l’altro giorno, l’hanno visto tutti. «Si sono fatte male». Il motivo non risulta registrato dalle cronache, che sui dettagli sono elettive. «Più che motivo, diciamo pretesto», «di risse tra ragazze qui ce ne sono due a settimana, ma spesso un motivo vero non esiste». «lo fanno per sfogare i nervi, per esibizionismo, per assomigliare a noi, perché hanno il ciclo, perchè gli gira storto», enumerano gli attori della compagnia improvvisata, insistendo nell’interpretazione
maschilista. Nessuno di loro, per esempio, vorrebbe mai affrontare la “cinese”, capobulla, che picchia più forte dei ragazzi, e all’occorrenza assesta ginocchiate ai maschi, dove le ginocchiate fanno male. Dicono che si sballi e che spacci da paura. Fulmina e intimidisce maschi e femmine, bidelli e professori con un solo sguardo, un lanciafiamme dalla fessura orientale dello sguardo, che ricorda quello della marzialissima e pugnace Zhang Ziyi, non a caso nuova eroina delle femmine, nel film «La Tigre ed il Dragone».
«Meglio tenersi a distanza», ride Bob. Loro, di solito, quando le bulle si affrontano, fanno quello che un tempo facevano le majorettes: accerchiano le lottatrici, fanno il tifo, «dai di destro», «piegati», «scansa», «le dita dentro gli occhi».

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BULLE - Basta un’occhiata ai video sulla Rete. Da qualche tempo, su Internet, ne troverete a centinaia: lotte tra ragazze in palestra, a scuola, in casa, al campeggio, nel giardino, pubblico rumoroso attorno, e tutto si filma coi cellulari, manco a dirlo. Pugni e schiaffi, calci e morsi, capelli strappati e braccia storte, testate e ginocchiate, insulti e turpiloquio, a volte canticchiando un po’ ringhiosamente le canzonette di Cristina D’Avena, colonna sonora dei cartoni che guardavano fino all’altro giorno. Il nuovo bullismo. La sua evoluzione più recente. Ma non cercatela sul vocabolario, la parola “bulla”: ci troverete solo la definizione di un mollusco della famiglia degli opistobranchi, e quella di un astuccio contenenti amuleti nell’antica Roma. La troverete, invece, da almeno dieci anni, nei rapporti, negli studi, nelle ricerche degli addetti ai lavori sugli adolescenti.
La troverete soprattutto nell’esperienza quotidiana di tutti i luoghi frequentati dagli adolescenti: le scuole, ma anche, e sempre di più, le strade, i locali, le piazze, i bus. Arancia Meccanica al femminile. Come in una nemesi generazionale fuorviante. Come a emanciparsi dalla violenza subita per secoli, riproducendola. Da vittime a carnefici.

GLI ESPERTI - Nessuna femminista approverebbe. «E’ un fenomeno molto recente: prima le bulle si limitavano alla maldicenza, all’esclusione, alla canzonatura», considera amaramente Ada Fonzi, psicologa, una delle più autorevoli studiose dell’adolescenza, che il bullismo in gonnella lo ha scoperto per prima, e rivelato. «Le ragazze interpretando la minor differenza di genere sessuale in modo fuorviante.
E’ come una malintesa conquista della parità. Invece di conservare e di valorizzare la propria identità, scimmiottano i peggiori atteggiamenti dei maschi». Il virus che infetta, dunque, è sempre quello: l’omologazione. E le palestre si affollano di fanciulle: aumentano tra il trenta e il cinquanta per cento le iscrizioni femminili ai corsi di corpo libero, karate, kick boxing, full contact, boxe thailandese. «Il 12 per cento delle ragazzine, nei nostri focus, dicono che essere muscolose è più importante che essere belle», racconta Maurizio Tucci, della Società Italiana di Pediatria. «In realtà le ragazze pensano che l’aggressività sia un modello vincente». La violenza è un modello contagioso. E così, nella relazione della Spi, il settanta per cento delle ragazzine tra i 12 e i 15 anni non lo negano: il bullismo è sia maschile che femminile.
Lo psicologo inglese Oliver James assicura che entro il 2016 il sesso femminile colmerà il divario: il grado di violenza sarà il medesimo. Sa quel che dice, dalle sue parti tre ragazzine hanno recentemente violentato un coetaneo. Due ricerche americane di altrettanti autorevoli istituti americani affermano, invece, che negli Stati

Uniti la parità è raggiunta. E l’America, in Italia, arriva presto.

MARIDA LOMBARDO PIJOLA – L'articolo che avete appena letto è stato scritto da Marida Lombardo Pijola per il Messaggero. Si tratta di una giornalista a cui noi di Skuola.net siamo molto legati perché è molto vicina al mondo dei giovani. Autrice del best-seller "Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano Principessa - Storie di bulli, lolite e altri bimbi", libro choc che ha rivelato il mondo segreto dei preadolescenti, oggi è una delle esperte dei fenomeni di società e costume nel mondo degli adolescenti. I suoi articoli ci accompagneranno in questa estate 2008.

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