Anoressia e Bulimia: i nuovi mostri da sconfiggere

Cristina Montini
Di Cristina Montini


È bello essere spensierati, scherzare con gli amici, fare battute e prese in giro bonarie, ma a volte è necessario fermarsi un momento per riflettere: dietro alcune persone apparentemente spensierate si possono nascondere delle ombre scure che si insidiano e fanno soffrire. Una di queste ombre fredde e buie è l’anoressia.

DCA, UN LABIRINTO DI OMBRE AMPIO E COMPLICATO - In realtà l’anoressia, come del resto la bulimia, sono solo due tipologie di disturbi appartenenti ad una serie più ampia e complessa di malesseri che colpiscono giovani donne e, più spesso di quanto si pensi, anche uomini. Si dovrebbe, quindi, più correttamente parlare di disturbi del comportamento alimentare (Dca) che si manifestano attraverso una, purtroppo, larga varietà di sintomi: non si riduce tutto, semplicisticamente, alla perdita di peso perché si mangia poco e alla pratica di auto-provocarsi il vomito. Il problema è più ampio e articolato.

RIFUGIO O PRIGIONE? - I Dca, in genere, si manifestano in un difficile rapporto con il cibo e con il proprio corpo: dall’ossessiva paura di ingrassare, al rifiuto di mangiare, dal vomito ai sensi di colpa, dall’ansia e la depressione a una riduzione della densità minerale ossea o di leucociti nel sangue conseguente la scarsa e sbagliata nutrizione. Un mondo complesso e delicato in cui ci si rifugia per scappare da un disagio sociale o psicologico, ma che presto si rivela una prigione da cui è veramente difficile uscire.

CIRCA 200 MILA FARFALLE TROPPO DEBOLI - I numeri sono allarmanti. Recenti studi parlano di 150-200 mila ragazze colpite da Dca solo in Italia che, peraltro, costituisce la prima causa di morte per malattia tra le giovani donne di età compresa tra i 12 e i 25 anni. Numeri che fanno venire i brividi, ma che proprio per questo non si possono leggere oggi e dimenticare già domani. Il problema esiste, è reale, e qualcuno, guardando bene attorno a sé, purtroppo, potrà notare che c’è chi sta soffrendo.

AIUTARE E' DIFFICILE - Ma allora che possiamo fare? Non è facile dare una risposta a questa domanda, perché fare accettare una terapia a chi soffre di un disturbo del genere è difficile proprio per la natura stesa della malattia. Chi è bulimico, anoressico o presenta un rapporto problematico con il cibo e con il proprio corpo, il più delle volte non si rende conto della propria condizione, non riesce a vedere sé stesso con gli occhi di chi lo osserva e vorrebbe offrire il proprio aiuto, e di conseguenza rifiuta con distacco ogni possibile sostegno o cura.

OBBLIGARE PER FAR GUARIRE... - Il problema è stato affrontato nel corso di una Conferenza tenutasi il 12 marzo a Roma “Le cure coercitive nell’anoressia e nella bulimia nervosa”. In questa occasione i medici della Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare) hanno proposto, infatti, di rivedere le procedure per attivare il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) verso pazienti affetti da tali disturbi in modo da garantire cure salvavita e continuità terapeutica. "La terapia – come ha affermato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca – per essere accettata ha bisogno di un preciso percorso che cerchi di coinvolgere le ragazze e creare con loro la necessaria relazione, ma certamente nelle situazioni più gravi è a volte necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi. Questo è molto difficile da attuare stante le norme attuali che regolano il Tso".

CHIEDERE AIUTO - Si tratta di un problema troppo grande per poterne uscire da soli, ma per fortuna non si è mai da soli, anche se ci si sente abbandonati o se volontariamente si decide di isolarsi. La soluzione non è mai semplice, ma basta trovare il coraggio di allungare una mano e qualcuno ci sarà, pronto a stringerla per accompagnarci fuori a sorridere di nuovo al sole.

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